Sono nella mia stanza a riordinare libri e oggetti vari ammucchiati sulla libreria. Sono truccata e pronta per uscire, aspetto che Emme mi chiami.
Ma ti sei accorta che nel soggiorno c’è tutto il settimo anno?
Oddio, dico a Fran, mi hai fatto paura! Tutto il settimo anno? Tuo fratello aveva detto che aveva invitato qualcuno…e ho sentito il campanello suonare solo quattro o cinque volte…E come ci sta nel soggiorno tutto il settimo anno? Impossibile!
Affacciati alla finestra.
Esco dalla stanza, percorro il pianerottolo ed entro in quella dove dormiamo. Sollevo la tenda, spingo la finestra in fuori e vedo un numero infinito di biciclette, dentro e fuori il giardino, sui cavalletti o schiantate per terra.
Hai visto che roba?
Ho visto, ho visto.
Guardo ancora, la casa d’angolo, la finestra sotto il tetto: c’è la tenda un poco scostata e dietro la tenda qualcuno incollato al vetro. La distanza è tale che non posso identificare se sia maschio o femmina, posso stimarne l’altezza però, che non corrisponde a quella di un adulto e coincide più o meno con quella di Lo.
Poco dopo, quando scendo, do un’occhiata rapida al soggiorno. Almeno in dieci sono sul divano, tre o quattro sulla poltrona e poi sul pavimento: un mare di teste e di gambe incrociate.
Stanno guardando un film.
Lo si materializza dal gruppo. Mi saltella intorno come una molla.
Stai uscendo?
Non fate casino, eh.
No, no. Ciao, ciao.
Latifa non l’hai invitata?
Chi? Latifa? Certo che no, tanto ha il divieto di uscire quando ci sono i ragazzi. Non può nemmeno andare in bicicletta. Che brutto: vivere in Olanda e non poter andare in bicicletta. Ma… ciao ciao.
Questo pezzo l’ho scritto un venerdì pomeriggio quasi sera di un paio di settimane fa, poi mi sono dimenticata di postarlo. Me ne sono ricordata stamattina quando camminavo lungo la strada e Lo mi ha salutato mentre pedalava insieme a un gruppo di suoi compagni e poco dopo ho visto Latifa, che teneva un fratello più piccolo per mano, in attesa del pulmino che é il trasporto che le é permesso per percorrere i quattrocento metri che la separano dalla scuola.
Categorie: Questioni di famiglia
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