I romanzi sono come i matrimoni. E’ così triste finirli. Quando ho finito il mio primo libro mi è parso di essermi innamorato della mia protagonista e che fosse morta. Bisogna capire che scrivendo un romanzo nascono strani e invisibili amici e poi si devono uccidere, anche se sono stati vivi soltanto nella nostra immaginazione, e dopo averli uccisi si deve andare dal droghiere o parlare alla gente nei ricevimenti e simili. I personaggi dei racconti sono diversi. Diventano vivi negli angoli degli occhi. Non si deve vivere con loro. David Foster Wallace
Pensavo qualcosa del genere stamattina mentre sceglievo i fiori. Il venerdì e il sabato, alla rotatoria, c’è un fioraio. Pensavo ‘sta cosa e volevo appuntarmela, ma poi l’ho cercata e l’ho trovata subito. Anche altri hanno scritto pensieri simili, alla fine sembra che tutto sia stato già scritto, già pensato, è solo questione di individuare la forma che ti si adatta meglio, oppure elaborartela a modo tuo.
Ho impiegato un po’ a scegliere i fiori. Alla fine ho preso sette crisantemi viola scuro, dello stesso colore del tulipano nero per intenderci, e un mazzo di rose rosa Almòdovar, mi piaceva il contrasto strampalato: solenne e kitsch, ma poi li ho sistemati in due vasi separati. 
Quando tornavo mi è venuto in mente che potrei aprire un file dove raccogliere le frasi scritte da qualcuno che ha finito o sta per finire un romanzo oppure uno dove segnarmi descrizioni minime e/o dialoghi con le persone che incontro nel corso della giornata e che non conosco. Ieri notte, per esempio, c’era uno fuori di testa. Ero sempre alla rotatoria, stavo per attraversare quando ho visto questo tipo sui trenta, più o meno, che correva zoppicando. Correva come se stesse per arrivare un autobus, solo che andava nella direzione opposta alla fermata e l’autobus comunque non stava arrivando. Siccome procedeva nel senso contrario al mio, ho deciso di continuare. Invece improvvisamente ha cambiato idea, è tornato indietro e in una manciata di secondi era sulle strisce pedonali di fronte a me. Ha tirato fuori una bottiglia dallo zaino e si è fatto un lungo sorso. Poi ha cominciato ad attraversare. Allora sono tornata indietro. Prima col mio passo normale, poi ho accelerato. Avevamo la stessa andatura, cioè, credo che lui fosse più veloce, ma perdeva terreno quando scartava verso destra e verso sinistra. Era come avere dietro uno con una gamba di legno. Naturalmente non c’era nessun pericolo, bastava che m’infilassi nel giardino di una casa e in pochi secondi avrei raggiunto la porta, la finestra e la luce. Mi spaventava un po’ perché aveva un comportamento imprevedibile. Sono arrivata a CameliaHof, che ha un forma di un imbuto, ho percorso una decina di metri e mi sono fermata. Anche lui si è fermato ma per farsi un altro sorso e dopo ha proseguito con la sua andatura barcollante.
Oppure potrei trascrivere dettagli di queste passeggiate notturne. Due notti fa, per esempio, c’era una luna rotonda e una striscia che usciva da una nuvola a pochi centimetri da questa. Sembrava una roba da alieni. Ma sarebbe laboriosa da descrivere per bene. Però se lo scopo é di ricordarla per me, potrei sintetizzare: luna rotonda con striscia luminosa al fianco. Ma alla fine non faccio nulla di tutto questo: il pensiero gira sempre lì, sulla storia che sto scrivendo.
foto presa da qui
Categorie: dello scrivere
[ 0 commento(i) ]
Leave a Reply