Coffee morning, open house. Nella scuola americana dei figli i primi giorni sono pieni di incontri. E poi: lettere, manuali, faq. Sono tre sere che ci passo un’oretta sopra a questa roba e quest’anno, per non cadere dalle nuvole, me lo sono appuntate sul calendario e le più importanti persino sull’agenda. Ti spiegano tutto, ti guidano in tutto. Poi vai a questi incontri, e se hai dato un’occhiata ai manuali, alle lettere e alle faq, concludi che potevi anche non andare. Però la scuola ci tiene alla tua partecipazione, e per lo meno al principio mi sforzo di esserci, inoltre serve per la socializzazione. Ma che noia questa socializzazione. E saltano fuori delle domande pazzesche, delle richieste assurde, e un po’, ma giusto un po’, mi diverto a scrutare le espressioni degli insegnanti, per vedere se ce la fanno a restare impassibili. Al coffee di stamattina era un francese che li sfiancava. I francesi, di solito, non ci sono all’americana, in ogni parte del mondo hanno le loro scuole, i francesi,ma questo qui forse è sposato con un’americana e c’era purtroppo. E perché non c’era la moglie? Forse perché era un marito al seguito. Comunque dopo la sua seconda domanda mi è partita la noia, e per diluirla mi facevo le domande. Domande che non c’entravano nulla con quello che veniva detto, ma che avevano la stessa inutilità di quelle poste da questo francese con i capelli neri sparati verso l’alto non dal gel, ma da cosa? Il suo quaderno zeppo di appunti, ma perché gli appunti? C’avevano già scritto tutto nelle lettere. E dopo le domande, guardavo e annotavo mentalmente: l’insegnante di filosofia, con gli occhi azzurri piccoli e distanti e dalla corporatura robusta, che se non parla sembra un contadino russo – perché poi un contadino russo? – ma che se parla pensi che sia sprecato per fare il professore di filosofia, ma forse no, non è sprecato, quelle che portavano i sandali d’argento e lo smalto bianco, quelle che portavano i sandali d’argento e lo smalto rosso. Da come erano vestite potevi indovinare il colore dello smalto? I visi sperduti di quelle appena arrivate. E i biscotti e affini che saranno preparati per gli studenti del dodicesimo anno che poi andranno via, ah è meglio che non ci penso. Una signora coreana-americana mi ha mostrato le scatole di quelli che prepareranno domani: avevano un aspetto decisamente chimico più che dolce, del resto queste sono le usanze e chi non si adatta tanto peggio per lui.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 4 commento(i) ]
il 27-08-2008 alle 16:30
come spiegarti la tristezza che mi fa, questo “quadro”.
il 27-08-2008 alle 20:52
mi spiace. Se avessi aspettato un’oretta, la noia mi sarebbe passata e con lo stesso soggetto avrei potuto scrivere qualcosa di quasi comico. A ripensarci adesso, per esempio, che mi sono dimenticata le domande sceme, il francese era un tipo curioso.
il 29-08-2008 alle 10:16
essì, lo so.
il 29-08-2008 alle 12:36
Da una parte è sicuramento noioso assistere a riunioni del genere, anche se si possono incontrare personaggi veramente “sui generis”, vedi il Francese. E’ anche vero che nelle scuole italiane di informazioni se ne danno poche e poco chiare, a quanto mi pare di capire da quello che mi raccontano gli amici che hanno figli in età scolare. Ma il vero dramma sono proprio i genitori italiani di oggi, qui in Italia, ovviamente, che se chiamati per riunioni o colloqui per problemi che riguardano i loro figli, nemmeno si presentano…che tristezza.