Poi dici perché non sono orgogliosa di essere italiana di Melusina dalla Germania
“Una telefonatina al consulente bancario chiarisce il misfatto: il computer ha valutato il finanziamento come troppo rischioso sulla base del fatto che i nostri passaporti sono italiani. Alla faccia della EU.”…
“Per tentare di consolarci un po’ ho proposto di preparare un piatto thai a casa e siamo andati al supermercato per acquistare il necessario. In fila alla cassa davanti a noi c’era una famiglia di italiani, immigrati di parecchi anni fa, forse una trentina: padre alto un metro e mezzo e largo altrettanto, madre alta un metro e sessanta e più larga, figlia di 20 anni ossigenata per mimetizzarsi e figlio di meno di trenta a volergli fare un regalo, sulla buona strada per raggiungere la mole dei genitori e con una di quelle vocette acutissime che ti prendono a sberle il sistema nervoso ogni due parole.Discutevano a voce alta un po’ in tedesco e un po’ in italiano, anzi dialetto non saprei di dove, con aria tipicamente insofferente. Non so se avete presente l’espressione di quel comico di Zelig, Checco Zalone: ecco, così.
A un certo punto la madre ha realizzato che per qualche motivo che a noi rimarrà ignoto, i pomodorini pachino non le servivano più e li ha con grazia da wrestling gettati tra le file di chewing gum esposti lì vicino. Peccato che la figlia sotto gli occhi di tutti se ne fosse già pappata la metà, lasciando i ramoscelli vuoti a testimonianza.
Al che il padre, dimostrando interesse al fatto, ha cominciato a prendere a morsi un cachi maturo preso dal carrello, squadrando la cassiera biondina che passava i prodotti sul nastro. Era tanto preso dai pensieri metafisici da lei ispirati che non si è neanche mosso quando la cassiera ha finito il conto ed enunciato il totale. Uno spintone da dietro della moglie e qualche frase a decisamente troppi Hertz del figlio lo hanno riportato malamente alla realtà. Mandando gentilmente a quel paese (forse il loro natale) tutti e due e pure la figlia, visto che c’era, ha estratto il portafogli dai pantaloni senza neanche troppo foga e inzuppando le banconote di succo di cachi ha pagato la cassiera nel frattempo sbiancata.
È inutile dire che io e HQ fino a che non siamo arrivati a casa non ci siamo scambiati neanche una sillaba in italiano.
E poi ancora mi chiedo perchè non ci hanno dato il finanziamento”.
io sono stato emigrante in Germania e so cosa significa di Antonio
Quando ero in Germania venivo chiamato disprezzatamente Itaker, ero emarginato, sfruttato. Vivevo in una baracca metallica estremamente fredda insieme ad altri poveracci come me.
I tedeschi, o meglio, la parte piu’ razzista ed ignorante di loro, credeva che mangiassi solo spaghetti, che girassi sempre armato di coltello, che suonassi il mandolino, che fossi sporco ed ignorante. Dopo aver lavorato in cantiere 12 ore al giorno sporco effettivamente lo ero ma non ignorante, ne’ armato, ne’ con il mandolino, etc. La domenica in discoteca sono stato picchiato qualche volta perche’ non volevano che ballassi con ragazze tedesche. Senza farla troppo lunga, a tutti coloro che ora incitano all’odio, che se la prendono con questi poveri disgraziati io auguro di passare qualche anno nelle loro condizioni cosi’ poi vedono cosa significa. La cosa che poi mi da piu’ fastidio e vedere questi miei confratelli razzisti parlare sempre di Dio e Patria. Ma Dio non invitava alla bonta’, all’accoglienza, all’amore? E questa Terra che noi sprechiamo, derubiamo , feriamo a morte, non e’ forse la patria di tutti noi ?
2 giugno, festa della Repubblica di Mammamsterdam dall’Olanda
“Però voglio parlare della festa di ieri. Tra i vari italiani che si incontrano a queste ricorrenze, e ho conosciuto persone con cui sono ancora in amicizia proprio lì, a me piacciono in modo particolare i vecchi emigranti.
Alcuni di loro sono stati decorati ieri per l’impegno profuso nel volontariato, a sostegno dei connazionali, chre magari non parlavano olandese e avevano bisogno di un appiglio per sbrigare le mille incombenze burocratiche che una vita lavorativa si porta dietro. Assicurazioni, pensioni, assunzioni, licenziamenti, permessi di soggiorno e di lavoro. Ma non solo quello, anche la parrocchia, le feste”…
“Ma a me piacciono i vecchi emigranti. Tutti questi signori anziani, con addosso i segni di una vita di fatica, con i loro due pezzi e le loro cravatte indossati per l’occasione, troppo calde per quella prima vera giornata di estate afosa che è saltata fuori ieri, di sorpresa (oggi e grigio di nuovo). tutti uomini.
Forse una cosa tipica anche questa: conosco alcune donne decorate in questa occasione, ma non sono della razza dei vecchi migranti. Quella in cui le donne seguivano i mariti, tiravano su i figli come meglio potevano in un contesto estraneo, magari arrivavano a trovarsi qualche lavoretto anche loro, ma un vero ruolo nel sociale, di rado.
E allora dedico questo post a tutti i migranti, vecchi e nuovi, ma soprattutto a quelli di un paio di generazioni fa, che in tanti modi ci hanno preparato la strada. Non ci dimentichiamo del loro lavoro invisibile, dequalificato e duro”.
Ho provato a scrivere qualcosa, ma non ci riesco, forse perché non é necessario, questi tre pezzi così come li ho messi é come se si parlassero da soli.
Categorie: Fatti italiani
[ 3 commento(i) ]
il 05-06-2008 alle 20:06
Ciao Alessandra,
(Ci siamo conosciute ai 30 anni della libreria Bonardi), grazie. Hai ragione, quello che raccontiamo si commenta da solo. Eppure il passaporto italiano ce lo stringiamo con le unghie e con i denti. Quando siamo all’estero e incontriamo i connazionali che ci fanno vergognare, ebbene, un po’ ci vergogniamo che siano italiani anche loro. e se torno in italia e sento commenti razzisti contro gli immigranti, mi incazzo. Una volta erano i polacchi, poi gli albanesi, adesso i rumeni e i cinesi.
Però ptoptio stamattina mi sono letta prima lo statuto Albertono e poi l’inizio della costituzione: e mi dico, nonostante tutto, che sono orgogliosa di essere italiana, per quello che vale.
Ciao,
Barbara
il 05-06-2008 alle 23:19
Ciao Barbara
Io non mi sento orgogliosa di essere italiana ma mi sento fortunata di essere nata in un Paese in cui non sono stata costretta a lavorare da bambina e dove ho potuto studiare gratuitamente. E se a un certo punto sono andata via non era perché non avessi da mangiare.
Tutte considerazioni scontate, é vero, però
forse sarebbe bene tornarci a pensare, soprattutto in questo periodo di generalizzazioni.
(Poi ogni Paese ha i suoi maleducati).
il 07-06-2008 alle 18:24
Belle testimonianze. Quella di Antonio è poi esemplificativa di ciò che siamo stati:un popolo di emigranti che ha sofferto, lavorato e sudato per sopravvivere e garantire ai propri figli un futuro migliore.
Ora abbiamo “gli emigranti” in Italia, ed invece di ricordarci del nostro passato facciamo finta di niente e ci comportiamo in modo arrogante e pieno di pregiudizi, quelli che una volta (in parte anche ora!) caratterizzavano il nostro popolo. Sono stata in italia per 3 settimane ed ho respirato un clima assurdo con episodi assurdi, incluso i vicini di casa che insultano la badante del vicino di sotto per un posto macchina! Episodi tra l’altro sottovalutati dai più.
Quanto è triste notare che intere generazioni siano cresciute a “pane ed ignoranza”.
Per il passaporto sono daccordo con te:avere quello di altri paesi sarebbe peggio!!!