Con simpatia, Adamo Risvolti     02-06-2008  

Scrivere racconti è un sollievo, diceva seduto a un tavolino di un bar un uomo con una barbetta da Mefisto, mentre continuava a cambiar posizione tenendosi la pancia con la stessa cautela di una donna incinta.
L’uomo si chiamava Adamo Risvolti ed esercitava la professione di psicologo alla ASL e riceveva anche clienti privati in una stanza appositamente attrezzata del suo appartamento.
Era in compagnia di un ragazzo, un tal Marco Signa , dallo sguardo un po’ esaltato, che si lisciava con il pollice e l’indice un naso lungo che non c’entrava nulla con la faccia a cui stava attaccato e che, con quel suo continuo lisciarsi e stringersi lievemente le narici, ricordava quei prestigiatori che fanno cadere le monete dal naso dei bambini. Il ragazzo portava una camicia nera, molto stropicciata, e pareva proprio che l’indossasse da parecchi giorni e che non l’avesse tolta nemmeno per dormire.
Il materiale non mi manca. Donne che stanno per passare la soglia che conduce alla vecchiaia, adolescenti e giovani come te, e uomini, uomini fatti, con una posizione, un conto in banca, uomini dagli sguardi alti e alteri, uomini che a incrociarli per la via non lo immagineresti mai quello che nascondono nel cuore, se io non te lo raccontassi. Questi uomini, dopo due o tre sedute, si adagiano sulla poltrona e piangono un diluvio irrefrenabile. Miserie, incertezze, dolori, soprusi! E sono tutti mattoncini, questi, che si vanno a depositare qui. E l’uomo, Adamo Risvolti, si puntò l’indice al petto come se quell’indice fosse la canna di una rivoltella.
E prima che diventino insopportabili io li devo tirar fuori, questi pesi. E li filtro, con questo. E l’uomo, Adamo Risvolti, si puntò l’indice alla tempia, anche se era il cervello che intendeva.
E infine li riverso sulla carta. E ciò mi costa dolore, fatica, lacrime. Lacrime che non piango perché io non sono in grado di piangere, non perché sia forte, eh, non piango per mia incapacità, perché mio padre non piangeva, perché piangere non è da maschi, e allora sono i miei personaggi a piangere per me.
Perché tutto è autobiografia, soffiò il ragazzo, Marco Signa, quasi in estasi.
Beckett. Esatto, ho messo questa citazione sul mio blog due giorni fa. Vedo che mi segui con attenzione.
Però Beckett in questo caso non c’entra, continuò il ragazzo, Marco Signa. Perché lei scrive dei fatti degli altri, giusto?
L’uomo, Adamo Risvolti, fece un gesto come per schermirsi, e avvicinò la tazzina bianca alle labbra. Dammi del tu, disse.
L’uomo, Adamo Risvolti, bevve un sorso di caffè, con evidente piacere, poi proseguì: comunque ti sbagli perché anche nelle storie che mi raccontano gli altri, io ci metto del mio. Sono mie le dita sulla tastiera, appartiene a me l’idea di come narrare i fatti: prima uno, poi il secondo e per ultimo il terzo.
E ci infilerai anche qualche tua esperienza, qualche aneddoto.
Esatto, rispose l’uomo, Adamo Risvolti. Hai capito perfettamente, sei un ragazzo sveglio.
Scostò la giacca che non si era tolto, benché nel locale facesse caldo, e consultò l’orologio che portava al polso.
Devi andare? Scusami se ti ho trattenuto troppo, ma non capita spesso di chiacchierare con un blogger famoso come te, disse il ragazzo, Marco Signa.
Le labbra dell’uomo, Adamo Risvolti, si contrassero brevemente, e il ragazzo – che era effettivamente un ragazzo sveglio e assorbiva parole, gesti e sospiri del suo interlocutore con la stessa prontezza di una spugna marina – aggiunse: quando sono emozionato non riesco a tradurre i pensieri con le parole appropriate.
L’uomo, Adamo Risvolti, fece un altro cenno con la mano, come per dire che non importava.
Pensavo a questo orologio, era l’orologio di mio padre, me l’ha dato prima di morire. Io che odiavo gli orologi, che arrivavo sempre in ritardo, avevo diciannove anni quando lo ricevetti, ancora non mi ero iscritto all’università, ero uno indeciso, io. Volevo andare in India, in Africa, non ricordo i cento luoghi che progettavo di visitare. Mio padre, con quel filo di voce che gli rimaneva, mi disse: “Adamo, questo prendilo tu, ti aiuterà”. E il giorno dopo, mio padre era morto durante la notte, ho allacciato l’orologio al polso e…
E non l’hai più tolto!
Esatto, cioè lo toglievo per fare la doccia, o d’estate per il bagno al mare, e sono diventato puntuale. La puntualità è un valore importante come l’onestà. E ad agosto mi iscrissi alla facoltà di psicologia, e lasciai perdere l’India, l’Africa. Di colpo ne avevo perduto l’interesse.
E senti: posso farti un’ultima domanda? Chiese il ragazzo, Marco Signa, trattenendosi il naso più a lungo.
Prego, disse l’uomo, Adamo Risvolti, accompagnando l’invito con un gesto molto ampio del braccio come se di fronte a lui ci fosse una platea di una prima molto attesa.
Come si diventa un blogger famoso?
L’uomo, Adamo Risvolti, sbiancò nel viso, ma il locale era in penombra e il ragazzo, Marco Signa, non notò il cambiamento di colore.
Bisogna saper scrivere, credo, ed essere simpatici, e disponibili anche. Se mi avessi chiesto come si diventa scrittore, ti avrei risposto che non esiste una ricetta precisa, ma sarei stato a parlarti per ore.
E non hai tempo…
Già. C’è l’orologio di mio padre che mi ordina di andare, nel suo modo discreto.
Che si compone di ticchettii…
Comunque, ho un piccolo regalo per te. Un mio libro, ti ho fatto pure la dedica, ma leggila dopo che me ne sono andato.
Ah, grazie. Lo leggerò volentieri, e poi farò una recensione, anche se non sono bravo con le recensioni, io.
Poi il ragazzo, Marco Signa, prese in mano il libro e sussurrò più a se stesso che all’uomo Adamo Risvolti: Editore Tutù.com…Però io non capisco una cosa, disse alzando la voce. Non capisco che differenza ci sia tra pubblicare con Tutù dove non c’è un editore che ti seleziona e un editor che ti corregge e lasciare, invece, i racconti e i romanzi sulla rete?
Come che differenza c’è?! Sbuffò l’uomo, Adamo Risvolti. C’è la carta! La carta che puoi annusare, sgualcire, accarezzare, la carta che racchiude le tue storie!
Si è scrittori se esiste il libro. Giusto! E tu hai pubblicato tanti libri e…
Di nuovo l’uomo, Adamo Risvolti, si protese con un gesto della mano per interrompere le parole che sarebbero seguite, ma si bloccò a metà e fece cenno al cameriere di avvicinarsi.
Lo voglio offrire io questo caffè! Proruppe il ragazzo, Marco Signa. E’ il minimo che posso fare per sdebitarmi dell’ora che mi hai dedicato.
E dopo una pausa, che parve imbarazzare entrambi, il ragazzo, Marco Signa, chiese: me lo metterai un link al blog?
Un link? Disse l’uomo, Adamo Risvolti, guardandolo di sbieco.
E siccome il ragazzo, Marco Signa, non rispondeva e forse era arrossito, l’uomo, Adamo Risvolti, che di professione faceva lo psicologo, rispose con un sorriso: si può fare ma a una condizione…
Che condizione?
Che mi lasci almeno due commenti al giorno! Scherzo, scherzo, eh!. Ciao Sergio, è stato un piacere.


Questa storia è un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’inventiva dell’autrice e vengono usati in maniera fittizia. Qualsiasi somiglianza con persone reali e vive, fatti o luoghi è assolutamente casuale.

Categorie: Storie per blog

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Con simpatia, Adamo Risvolti”

  1. Vera dice:

    non è autobiografico, solo fantasia ? ;-)

  2. Alessandra dice:

    Tutto é autobiografia :-)

  3. M. dice:

    forte. (ed ecco gia’ il terzo commento. Vabbe’ sono due togliendo il tuo)

  4. Alessandra dice:

    ah, ah. I miei commenti valgono doppio!;-)

  5. OrsaLè dice:

    come “valgono doppio”?!
    :)

  6. Alessandra dice:

    Quadruplo, allora! ;-)

  7. OrsaLè dice:

    ..urka! :|

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