Ieri ero lì che riscrivevo delle pagine e mi sono bloccata, a un certo punto, su una frase che non funzionava. La frase riguardava due capelli spessi e chiari che un tale Tonino Pinna nota su un lavandino del bagno del luogo dove lavora. S’incanta su di loro, sui due capelli intendo, e pensa che sono identici alle setole di un maiale e poi fa ( più o meno) una riflessione del genere: “il maiale perde le setole in autunno non in estate, deve essere un maiale anomalo, questo”.
Ora, uno può scrivere quello che vuole, però per quanto possibile dovrebbe sapere se quello che sta scrivendo corrisponde o meno alla realtà.
Così ho cominciato a cercare informazioni sul maiale e sulla eventuale perdita di setole, ma non ho trovato nulla, intanto mi veniva in mente la faccia di una donna che era rossa come se si fosse scottata al sole ma che invece era naturale perché l’aveva anche in inverno di questo colore. Questa donna si chiamava Lucia, ed era sempre vestita di nero per la morte di qualche parente, addirittura portava il lutto anche per quelli emigrati e morti in Australia, che non li vedeva da almeno quindici anni e da cui riceveva delle lettere solo per i funerali e i matrimoni, e mi sono ricordata dei suoi occhi disperati, un giorno in cui era festa, quando scoprì che due dei suoi cinque maiali erano morti.
Entrarono tutti nella stalla, in fila, a guardarli, e dopo andarono stringerle la mano. I maiali sembravano addormentati, con gli occhi chiusi e le zampe composte, senza segni di sofferenza, tranne per la pancia che avevano gonfia come se avessero ingoiato una barra di metallo. Quelli superstiti erano agitatatissimi e strillavano con versi acuti che strappavano il cuore, e pure loro avevano quello barra nella pancia. Dal recinto mancavano alcune stecche, in effetti. E io non riuscii a trattenermi dal farlo notare, anche se lo sapevo che non bisognava, però la feci sottovoce, la mia osservazione. A un certo punto arrivò il marito di questa Lucia, e uscimmo tutti dalla stalla, e lui sparò ai maiali rimasti.
Oggi accompagno Lo a lezione d’italiano. Prima leggevo, ora, mentre l’aspetto, passeggio con il cane, ogni volta un po’ di più. Ci sono due possibili strade: una porta su un percorso di recinti di maiali (all’aperto) e di fattorie, l’altra conduce a un castello che finora ho guardato da lontano. Però questi maiali qui non mi servono a niente, ché sono diversi dai nostri: sono neri, giganteschi e senza setole, per lo meno così mi è parso dal punto in cui sono riuscita ad avvicinarmi, ché al cane fanno paura. E invece sono tranquilli, talmente tranquilli che le capre ci dormono sopra.
Categorie: dello scrivere, La scelta
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