Kafka andava alle presentazioni     06-05-2008  

“Bernhard Kellermann ha letto in pubblico. “Alcune mie cose inedite”: così incominciò. Pare una cara persona, capelli ritti quasi grigi, tutto raso con fatica, naso appuntito, la carne delle guance si muove spesso su e giù come un’onda sopra gli zigomi. E’ uno scrittore mediocre con buone pagine (un uomo esce nel corridoio, tossisce e guarda in giro che non ci sia qualcuno), anche un uomo onesto che vuole leggere ciò che ha promesso, ma il pubblico spaventato dalla prima storia intorno a un istituto neuroterapico, non lo lasciò fare; annoiati dal modo di leggere, i presenti, nonostante la misera tensione del racconto, se ne andavano uno dopo l’altro, con uno zelo come se la lettura avesse luogo nella sala accanto. Quando, dopo il primo terzo della storia, prese un sorso d’acqua minerale, una quantità di gente andò via. Egli rimase perplesso. “Siamo subito alla fine” mentì addirittura”…“dopo di che lesse una fiaba che aveva dei passi i quali avrebbero autorizzato chiunque a partire dal punto estremo della sala e a scappar via attraversandola e passando sopra a tutto l’uditorio”

“La strada dell’abbandono di W. Fred. Come si scrivono libri di questo genere? Un uomo che in piccolo riesce a fare cose di valore, stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male, anche se non dimentica di ammirare l’energia impiegata nel maltrattare il proprio ingegno.”

Ieri, quando ho letto questi brani, sono scoppiata a ridere. Per queste due frasi: “E’ uno scrittore mediocre con buone pagine” e “stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male”. Però la prima, riconsiderata nel sole del mattino, è terribile.

Diari, 1910

Categorie: Libri

[ 0 commento(i) ]

Leave a Reply