Nel gruppo ma fuori dal coro     31-03-2008  

Nel volo di ritorno, un terzo dell’aereo era occupato da tipi tra i trenta e i trentacinque in stato di eccitazione da gita di prima media e che intonavano cori a qualsiasi essere di sesso femminile che passava per andare al bagno, hanno organizzato un coretto persino all’ingresso del gatto, forse scambiato erroneamente per una gatta, e alla fine, ringalluzziti dal fatto che nessuno gli dicesse nulla, hanno cominciato a tormentare anche le assistenti di volo. Usavano la parola comunista come insulto, si chiamavano con i fischi, urlavano e ridevano e hanno consumato un paio di bottigliette di vino a testa.
L’aereo era il loro, insomma.
Volavano ad Amsterdam con un obiettivo duplice e strampalato: farsi tutto il quartiere a luci rosse e il museo Van Gogh.
Fran, Lo e io, seduti nei posti di coda, osservavamo lo spettacolo e traevamo conclusioni a seconda della nostre inclinazioni, e quindi: Lo commentava l’abbigliamento e il taglio di capelli, capelli che in un paio di casi erano drammaticamente assenti. Fran isolava e analizzava le frasi particolarmente esilaranti. Io, che non ho capacità recensorie e sono poco tollerante con chi non sa stare al suo posto, pescavo dal mio repertorio di parolacce, le componevo insieme e le bisbigliavo alle orecchie dei figli.
A un certo punto, quando non ne potevo proprio più delle urla, dei fischi, degli schiamazzi, delle donne che passavano per il corridoio e non reagivano, ho attaccato a parlare con un tipo che stava in piedi, tra i due bagni, da quando era terminato il decollo: ma come fanno a non accorgersi di quanto siano ridicoli e penosi e insopportabili? E lui assentiva con la testa e poi mi chiedeva del gatto, se era maschio o femmina, come si chiamava, eccetera, io gli rispondevo velocemente e subito riprendevo a esporgli la mia indignazione.
Ci tenevo ad avere un suo parere: in fondo aveva la stessa età dei disturbatori, era vestito pure uguale. Ma niente da fare: non sono riuscita a cavargli un’opinione, solo alla fine un paio di deboli sì.
All’atterraggio ho capito perché: era del gruppo.

Categorie: Fatti italiani

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “Nel gruppo ma fuori dal coro”

  1. Vera dice:

    sempre più tremende queste orde di turisti, ansiosi di … che cosa ? baldoria ?

  2. Alessandra dice:

    di uscire dalla compressione.

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