Per fortuna che c’è la famiglia     12-03-2008  

Stasera mi gira un po’ la testa, dico a cena. Se chiudo gli occhi vedo parole tutte uguali, fiumi di virgole, frasi evidenziate in giallo e celeste, il celeste è un colore che non mi dispiace, ma quando la revisione sarà finita penso che lo odierò perché è il colore dell’eliminazione.
Tanto poi passa e dirai che ti dispiace che sia passata, dice Emme.
Ancora quella roba su emigranti? Ma perché scrivi sempre su loro? Domanda Fran.
Non ne scrivo sempre, ho scritto solo un romanzo.
Che parla di emigranti poveri, e di sicuro non sarà una storia allegra, dice Lo.
E di che dovrei scrivere? Dei noiosi emigranti di W.?

Se qualcuno avesse fatto partire un cronometro dopo la mia frase, questo non sarebbe arrivato a due.
Un secondo.
Un secondo è il tempo di una parola, è un metro per un campione centometrista, è un salto, un secondo è un tempo individuale, non di gruppo.
A meno che il gruppo non sia una famiglia, in questo caso la regola non vale.
Ci è voluto un secondo perché si formasse un coro compatto che obiettava:
Guarda che ci sei anche tu tra i noiosi emigranti di W.

Categorie: Prima che la storia finisca, Questioni di famiglia

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Per fortuna che c’è la famiglia”

  1. davide l. malesi dice:

    Fosse anche vero, ti basta non scrivere dei fatti tuoi, e sei a posto ;)

  2. Alessandra dice:

    e questa è stata più o meno la mia risposta, peccato che non l’abbiano sentita, impegnati come erano a ridere per la battutona ;-)

  3. matteo dice:

    Come si dice: ridersi addosso!!
    Ciao

  4. M. dice:

    senti, ti volevo chiedere; ho sentito che stai scrivendo o hai scritto un qualcosa, ecco mi interesserebbe conoscere tutti i particolari, che dici?

  5. Alessandra dice:

    scherza, scherza, ma arriverà un giorno :-)

  6. Effe dice:

    ennò, lei no
    Emigrante sì, ma quasi di lusso

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