Stasera mi gira un po’ la testa, dico a cena. Se chiudo gli occhi vedo parole tutte uguali, fiumi di virgole, frasi evidenziate in giallo e celeste, il celeste è un colore che non mi dispiace, ma quando la revisione sarà finita penso che lo odierò perché è il colore dell’eliminazione.
Tanto poi passa e dirai che ti dispiace che sia passata, dice Emme.
Ancora quella roba su emigranti? Ma perché scrivi sempre su loro? Domanda Fran.
Non ne scrivo sempre, ho scritto solo un romanzo.
Che parla di emigranti poveri, e di sicuro non sarà una storia allegra, dice Lo.
E di che dovrei scrivere? Dei noiosi emigranti di W.?
Se qualcuno avesse fatto partire un cronometro dopo la mia frase, questo non sarebbe arrivato a due.
Un secondo.
Un secondo è il tempo di una parola, è un metro per un campione centometrista, è un salto, un secondo è un tempo individuale, non di gruppo.
A meno che il gruppo non sia una famiglia, in questo caso la regola non vale.
Ci è voluto un secondo perché si formasse un coro compatto che obiettava:
Guarda che ci sei anche tu tra i noiosi emigranti di W.
Categorie: Prima che la storia finisca, Questioni di famiglia
[ 6 commento(i) ]
il 12-03-2008 alle 14:44
Fosse anche vero, ti basta non scrivere dei fatti tuoi, e sei a posto
il 12-03-2008 alle 15:06
e questa è stata più o meno la mia risposta, peccato che non l’abbiano sentita, impegnati come erano a ridere per la battutona
il 12-03-2008 alle 15:58
Come si dice: ridersi addosso!!
Ciao
il 13-03-2008 alle 0:26
senti, ti volevo chiedere; ho sentito che stai scrivendo o hai scritto un qualcosa, ecco mi interesserebbe conoscere tutti i particolari, che dici?
il 13-03-2008 alle 10:19
scherza, scherza, ma arriverà un giorno
il 13-03-2008 alle 11:50
ennò, lei no
Emigrante sì, ma quasi di lusso