Sulla strada dritta come un filo che taglia il paese di W., un uomo oltre i settanta, con i capelli bianchi, arrampicato su una scala, pota una magnolia. A un metro di distanza dall’uomo sulla scala, una donna, certamente la moglie, gli indica quali rami recidere.
Urla un no quando l’uomo si avvicina a quello sbagliato, sussurra presumibilmente un sì, procedi pure, quando le forbici sfiorano quello giusto.
Poi l’uomo scende dalla scala e sparisce dietro la siepe di bosso che nasconde parzialmente il piccolo giardino alla vista della strada. Da qui la donna continua a impartire le istruzioni e l’uomo a potare perché oltre la siepe compaiono e giungono, a tratti, le forbici e i no.
Intanto sulla pista ciclabile scorrono i ciclisti.
A un certo punto, un ragazzino su una bicicletta gialla un po’ scassata, che ha ereditato dal fratello e che desidera cambiare, rallenta, lancia un’occhiata alle sue spalle e sale sul marciapiede, aspettando che il flusso passi.
Deve attraversare la strada a doppio senso divisa da una striscia di terra per imboccare una piccola via, dal nome suggestivo, che prosegue a imbuto e lo porta a casa.
L’uomo compare all’improvviso e con la mano sinistra gli afferra il manubrio. Con la destra, con cui stringe ancora il paio di forbici, indica la pista e il marciapiede e urla un no.
Il ragazzino risponde e il vecchio seguita a parlare, concitato.
Il ragazzino risponde ancora sempre con lo stesso tono e arretra leggermente con la bicicletta in modo da sottrarsi alla presa della mano.
Io sono sull’altro lato e resisto. A un certo punto bisogna resistere.
Infine compare anche la donna, dice qualcosa al ragazzino, brandendo l’indice per ammonirlo.
Anche a lei il ragazzino obietta.
Poi l’uomo lascia (o gli sfugge) il manubrio, e il ragazzino, dopo aver controllato che la strada sia libera, attraversa.
Che ti dicevano?
Che siamo in Olanda non nel resto del mondo e non si va in bici sul marciapiede.
E che rispondevi?
Che non andavo in bici sul marciapiede, ma che mi ero fermato perché dovevo attraversare e non potevo stare sulla ciclabile altrimenti mi travolgevano.
E lui?
Mi ha urlato che non devo sostare sul pezzo di marciapiede davanti al suo ingresso.
E dopo?
Dopo ho dato un’occhiata alla strada per vedere se fosse libera, ma non lo era, e quindi sono stato costretto a restare lì. Ci voleva un attimo per sgusciare via. Poi si è aggiunta anche la vecchia e ha ripetuto le stesse cose del vecchio. A quel punto lui si è distratto e ha allentato la presa, la strada era vuota e mi sono finalmente liberato. Certi vecchi sono uguali dappertutto.
Categorie: Questioni di famiglia
[ 8 commento(i) ]
il 07-03-2008 alle 12:31
resistere?
lei mi sta diventando molto, troppo olandese
il 07-03-2008 alle 12:42
ma no. Quando hanno dodici anni devono difendersi da soli. Altrimenti vengono su fessacchiotti
il 07-03-2008 alle 13:59
Io ero, sono stato, sono quel ragazzino. Però ho paura di essere venuto su fessacchiotto. Un bacio, Leo
il 07-03-2008 alle 16:09
non sono mica sicura che un fessacchiotto ammetta di essere tale. E’ più probabile che appartieni alla categoria di quelli che dicono
di esserlo
il 08-03-2008 alle 9:49
ma così(a parer mio) è una resistenza a metà; nel senso che per essere tale non andava chiesto al ragazzino conto dell’accadimento.
(non so come son capitato qui ma è un bel posto)
il 08-03-2008 alle 11:47
Non so.Forse. Però per me sarebbe stato innaturale. Avrei chiesto che è successo anche al mio vicino.
il 09-03-2008 alle 1:01
Insomma, io non lo so se avrei resistito! E bravo Lo, per niente fessacchiotto
il 09-03-2008 alle 23:42
è pur vero che il luogo influisce e qui tendo a essere molto più tranquilla…