Avevo deciso di trasferirmi dalla stanza del primo piano alla serra che è il posto migliore della casa, in effetti era previsto che ci sarei stata sin da quando siamo venuti ad abitare qui, ma poi avevo preferito la stanza perché ho bisogno di occupare uno spazio che abbia un contorno e la serra con i suoi vetri trasparenti non lo ha, però sta arrivando primavera, il giardino si fa bello e nella serra ci sono immersa, ma non è questa la ragione per cui avevo quasi deciso il cambiamento, é stato perché questa storia del confine che mi chiude mi è parsa all’improvviso una fissazione e mi sono detta: mi sposto, poi sarò già abituata per la fine di marzo quando ci sarà il cane, é meglio se stiamo qui, almeno fino a che sarà un cucciolo ché c’è il pavimento di cemento. Stavo proprio per spostarmi, si trattava di prendere il portatile, le sigarette e qualcos’altro e scendere le scale, poi invece mi sono seduta a riflettere, la riflessione era che potevo rimandare lo spostamento a domani o tra un mese quando ci sarebbe stato il cane, insomma avevo di nuovo cambiato idea, quando

quando abbasso gli occhi e lo vedo: il topo più minuscolo del mondo, di circa un centimetro, un centimetro e mezzo esclusa la coda che proprio per la piccolezza del corpo pareva lunghissima e sottilissima, ed é morto. Così mi sono ricordata che stanotte il gatto era scappato e che era rientrato all’alba da una finestra che gli avevo lasciata aperta. Il gatto non viene mai sulle mie gambe, preferisce le gambe degli altri, però le sue prede me le deposita sempre nella mia stanza. “Non ti riservo le mie attenzioni però ti faccio i regali”. Credo che abbia un pensiero del genere.
Comunque dopo l’avvistamento, scatto in piedi. E resto immobile per un po’, cercando di non guardare l’essere morto. In questo sforzo di non guardare, fisso un altro punto: la sedia dove stavo poco prima. C’è una poltiglia indefinita lì sopra. Se dovessi definirla direi che è un hamburger poco cotto. Abbandono la stanza talmente veloce che neanche mi ricordo di esserne uscita. I jeans mi pesano addosso, mi ci sento tutto sopra. Alla fine me li tolgo. Sulla tasca posteriore destra c’è un’inquietante chiazza tra il rosso e il ruggine.
E così mi sono finalmente trasferita, almeno fino alle tre quando i ragazzi torneranno dalla scuola.

Categorie: Pare che sia andata

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “Per fortuna che quando mi siedo a riflettere sto sempre sul bordo.”

  1. lasirenetta dice:

    ma.. ho capito male o il caro quadrupede baffuto ti ha depositato un regalino nella tasca dei jeans? oppure il regalino era vivo prima che tu, tutta intenta a riflettere, posassi il tuo delizioso didietro sulla sedia? e poi chi ti dice che nella serra non ci troverai altri graziosi doni?? vabbè, vabbè , la smetto con le domande però… solo un’altra: ma ce l’hai ancora la fobia per gli animali a metà? … prometto, taccio per tutta la prossima settimana, ok? [hihi]
    splash!

  2. Alessandra dice:

    la roba che aveva sfiorato il mio sedere pare fosse un un gruppo di organi interni secondo un operaio (il primo uomo che ha bussato alla mia porta), un fegato di un grosso pesce secondo Lo che nel frattempo era tornato da scuola e non si è voluto perdere l’operazione di recupero. I topi, anzi i topini erano due. Due topini sotto la scrivania e la parte più prelibata sulla sedia.
    Poi, certo, ho ancora la fobia degli animali a metà, ma ancor di più per quelli mezzi morti e al secondo posto c’è quella per i piccioni. Al primo posto un piccione mezzo morto :-)

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