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Negli ultimi due giorni a Roma mi sono trasferita da un’amica al Prenestino e abbiamo chiacchierato in un modo diverso di come facciamo abitualmente quando c’incontriamo nella sua pausa pranzo. Poi ho scoperto che un venerdì al mese va a ballare.
Ti sei fatta iirretire anche tu dalla mazurca, dal valzer e dagli affini? Io, costretta, ci ho provato, ma ho dovuto smettere: mi dava il mal di testa.
Sei matta? Ha risposto lei, ci siamo organizzati con una mailing list e abbiamo una discoteca a disposizione che mette la musica che decidiamo noi.
Avrei voluto chiederle che tipo di musica scegliessero, ma erano le tre di notte, dal balconcino della cucina dove ero uscita a fumare si vedevano i binari della stazione, le luci gialle e un serpente di nebbia, mi sono incantata e ho smesso di domandare.
L’altra sera dai miei vicini franco-piemontesi me ne sono ricordata.
Andiamo in discoteca! Ho detto allora.
Camille, suo marito ed Emme mi hanno guardato come se avessi proposto: ubriachiamoci e facciamo una gara di nuoto nel canale a mezzanotte.
Dopo un po’ siccome nessuno diceva niente, cioè ognuno pensava a qualcosa di allettante in sostituzione della mia proposta che non aveva allettato nessuno, Camille ha confessato: non siamo mai stati in discoteca.
Emme ha chiesto: nemmeno a diciotto anni? Nemmeno d’estate?
No, ha risposto Camille.
E si sarebbe conclusa lì, perché Camille risparmia le parole, ma dato che io non mi limito con le domande, ho detto: e che facevate, scusa?
Andavamo in montagna, ha risposto il marito di Camille.
Così Camille ha raccontato una storia, cioè a me è parsa una storia ma in realtà è un episodio accaduto molti anni fa, ci ha messo dentro un mucchio di particolari e sembrava proprio di guardarla attraverso un vetro, ora la riassumo qui e un giorno magari la trasformo in un racconto:
Camille viveva ancora in Francia, ma era estate e avevano deciso di farsi un tratto del Bianco, lei, il suo futuro marito e un’altra coppia. Ma la salita si fa troppo ripida e Camille rinuncia.
Vai a quel rifugio, le dice il mio futuro vicino, dovrebbe partire un gruppo che scende, noi saliamo ancora un po’ e domani mattina ti raggiungiamo a valle. Nel rifugio, invece, non c’è nessun gruppo in partenza, anzi il gestore sta per chiudere e Camille che ha solo un sacco a pelo, lo zaino l’ha lasciato in macchina, non sa dove passare la notte. Fortunatamente ci sono degli scout che la ospitano in una tenda e la prima notte passa. La mattina successiva gli scout smontano l’accampamento, il futuro marito non arriva e Camille, che già un po’ lo conosce, anzi conosce la sua passione per la montagna, decide di accettare un passaggio in elicottero che la porterà a un rifugio più a valle. Lascia un messaggio al gestore del rifugio A per il futuro marito, messaggio che non sarà mai riferito. Anche nel rifugio B non si può dormire e il cielo comincia a farsi scuro. Camille trova un bunker con un po’ di spazzatura, una rete arrugginita e un paio di topi che glielo cedono volentieri. La notte la passa sveglia a vigilare i topi, che squittiscono nel buio, e il temporale che si abbatte sul vecchio bunker. Alla fine arriva il sole e un altro giorno lunghissimo in cui Camille si annoia da morire. I tre ricompaiono il pomeriggio, felici. Hanno scalato la vetta e durante la discesa si sono fermati a fare un bagno in un lago. Camille è arrabbiata, sta per dirgli i mille pensieri che ha pensato in quelle ore lentissime in cui non ha quasi dormito, non ha quasi mangiato, in cui non ha fatto nulla, ma poi lui tira fuori dallo zaino un rullino e le dice: c’era un fiore raro lassù, l’ho lasciato dove stava, però te ne ho portato il ricordo. Così Camille dimentica i mille pensieri e gli dice solo: potevi almeno informarti se poi l’avevo trovato il gruppo, lui vorrebbe raccontarle di quanto fosse verde il lago dove hanno fatto il bagno, di quando fosse ghiacciata l’acqua ma meravigliosa, di quanto si siano divertiti a salire, ma poi decide che è meglio aspettare un po’.

E io me la sono proprio vista davanti la faccia del vicino con gli occhi che ridono e decide di tacere.

Categorie: Chiacchiere

[ 4 commento(i) ]

4 Responses to “L’Olanda sarebbe perfetta se ci fossero le montagne. Ci sono persino i faggi”

  1. davide l. malesi dice:

    La storia di Camille è bella, dovresti farci su un racconto.

  2. davide l. malesi dice:

    (ero così preso a leggerla che mi ero scordato che tu stessa avevi già formulato questo proposito, nel post!)

  3. Alessandra dice:

    deve passare solo del tempo, in modo che mi dimentichi la storia come mi è stata raccontata a voce. Da questo post su Tonino sono passati tre anni prima che mi decidessi a trasformarlo in altro.

  4. davide l. malesi dice:

    Eh, io invece subisco il fascino delle storie che ho sentito “raccontate a voce”, e cerco di riportarle tal quali ;)

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