assassins-creed.jpgIn un certo programma televisivo, che non lo scrivo come si chiama, ché mi infastidirebbe come se scrivessi anima vibrante o piacere puro, vedo un tipo che pare proprio l’insegnante d’italiano che contattai l’anno scorso quando Fran doveva cominciare l’IB.
La somiglianza è sorprendente: stessi capelli ricci un po’ lunghi, - e se non sei distratto ti accorgi che la loro scompostezza tanto casuale non è, ma che gli serve per camuffare un principio di calvizie - pupille inquiete che sembrano manovrate da un filo, sguardo che si sforza di essere buono, e ancora: identica montatura d’occhiali e probabilmente stessa altezza e stessa curvatura di pancia.
L’unica differenza è che quello della tivù cerca di fare lo spiritoso.
Ad alta voce dico: ma sono incredibilmente simili, due gocce d’acqua! Ehi, Fran, vieni a vedere!
Comunque non è lui.
Lui, l’insegnante, l’ho incontrato un paio di giorni fa, nei pressi della scuola. Percorreva il viottolo che conduce all’ingresso, io procedevo in senso contrario.
A un certo punto ci saremmo dovuti intersecare se non avessi scartato verso sinistra e lui verso destra.
Manteniamo le distanze, anzi se è possibile le aumentiamo.
Il fatto è che lui mi odia un po’ e a me fa paura un po’. Mi odia perché ho scelto un altro al suo posto. Gli ho preferito uno che era meno noioso, anzi che non lo era affatto, e che chiedeva una somma che era quasi la metà di quella che voleva lui.
Una mattina di fine agosto è passato a riprendersi l’elenco dei libri che mi aveva lasciato, ed era furioso. Lui che aveva sempre un modo di parlare placidamente annoiato e statico eccetto le pupille, e privo di toni, anche quando aveva messo su un sorriso compiaciuto e mi aveva risposto: se trova un secondo studente non si aspetti di pagare la metà, ché i compiti li devo correggere doppi. Cerchi un altro insegnante, se ci riesce, e vedrà che pagherà la stessa cifra.
Quella mattina la furia gli aveva modificato l’aspetto, persino gli occhiali parevano diversi.
Quando gli ho teso le fotocopie stava per dirmi qualcosa.
Poi deve aver contato fino a cinque e mi ha bisbigliato scendendo al tu: non mi piace come ti sei comportata.
Per certe cose che sapevo di lui ho immaginato, a volte immagino troppo, che se stava per iniziare un thriller quella sarebbe stata la prima scena.

Categorie: Pare che sia andata

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “E nessuno avrebbe scoperto l’assassino”

  1. Effe dice:

    se l’autrice muore alla prima scena, al massimo si tratterà di un capolavoro (molto) incompiuto

  2. Leo dice:

    povera Alessandra, se già ti sentivi in qualche modo inquieta, sentirsi bisbigliare quella frase, perdipiù virata al tu… la sensazione che qualcuno ci voglia male è terribile perchè in qualche modo è innaturale, come il vuoto :-)

  3. Alessandra dice:

    Effe: ma nei thriller non si assiste al delitto? e poi bisogna rintracciare gli indizi? nel caso io l’indizio l’ho lasciato qua.

    Leo: tutta colpa della porta a vetri trasparente, con un bel portoncino con lo spioncino mi sarei evitata questa scena. Ma qui porte del genere non esistono.

  4. Leo dice:

    ..le porte con lo spioncino in Olanda non esistono perchè non devono mai nascondersi o negarsi?

  5. Alessandra dice:

    Non devono nascondersi. Tutto deve visibile per dimostrare che non si commettono peccati. Retaggio del calvinismo.

  6. Leo dice:

    mpf. mi chiedo (dandomi fulmineamente una risposta) se sia preferibile il retaggio olandese calvinista o quello nostro cattolico.. baci

  7. Alessandra dice:

    i retaggi li detesto.
    Però, visto quello che sta accadendo, se proprio sono costretta: meglio i calvinisti.

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