No Tag     09-05-2008  

Il primo numero della rivista gratuita No Tag/Sottovoce sarà distribuito all’ingresso della Fiera del libro di Torino a partire da domani.
Ci sono racconti, recensioni e anche un’anticipazione del mio romanzo “Prima che la storia finisca” in uscita prossimamente per Eumeswil Edizioni.
Dopo venti giorni circa sarà possibile trovare la rivista nelle librerie, stazioni, enoteche, ristoranti e pub.

Categorie: Prima che la storia finisca, Segnalazioni

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(oppure un titolo alternativo potrebbe essere: dalla rete a un letto, da un letto a dei libri per tornare alla rete e a un tema su due libri per colpa di un letto)
Ieri, dal sito delle agenzie immobiliari, guardavo dentro le case dei vicini che sono andati via.
Per esempio, in quella dove abitavano Paola-Paola e Radio Madrid. E ho avuto la conferma che non facevano bambini per motivi religiosi, difatti sulla parete a cui é accostato il loro letto non c’è un quadro della madonna o di un’altra immagine sacra, ma ci sono le foto di lei e dei suoi figli.  E poi ci sono giocattoli sparsi in giro, oggetti sui mobili, accappatoi nei bagni, e guardare queste cose fa un po’ impressione. Non hanno portato via nulla come se fossero fuggiti precipitosamente.
Mentre m’impicciavo dei letti degli altri, si è rotto il mio: il gatto, quattro chili di gatto per l’esattezza, ci è saltato sopra, ho sentito un crac e il mio letto si è trasformato in uno scivolo a pendenza lieve.
Emme non c’era e così ho consultato Fran che ha guardato e riguardato il supporto di metallo che si era staccato e poi ha sentenziato con un’aria di chi se ne intende: è rotto in modo irrecuperabile.
Eh, questo l’avevo capito anch’io, gli ho risposto, ma bisogna trovare una soluzione.
Allora si è messo ad analizzare il letto, sotto e sopra, e alla fine dell’esame ha decretato: perché non ceda ulteriormente, devi dormire per orizzontale.
Ah, no, é impossibile. Se mi sveglio durante la notte poi non mi ritrovo.
E allora devi dormire sul bordo. Oppure dobbiamo trovare un sostituto del pezzo di metallo. Dei mattoni?
No, graffierebbero il parquet.
Dei libri!
Giusto!
E, con fatica, Fran è riuscito a creare una colonna di libri in modo che il letto tornasse parallelo al pavimento, ma siccome la famiglia è un dare-avere, poco fa mi è arrivata una mail che comincia così: Non finirò il tema entro l’ora ma se te lo invio con spaziatura doppia me lo puoi correggere per quando torno a casa? mi faresti un favorone…
Eh, lo so che non si dovrebbe, ma non ce l’ho fatta a rispondergli di no.

Categorie: Questioni di famiglia

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Kafka andava alle presentazioni     06-05-2008  

“Bernhard Kellermann ha letto in pubblico. “Alcune mie cose inedite”: così incominciò. Pare una cara persona, capelli ritti quasi grigi, tutto raso con fatica, naso appuntito, la carne delle guance si muove spesso su e giù come un’onda sopra gli zigomi. E’ uno scrittore mediocre con buone pagine (un uomo esce nel corridoio, tossisce e guarda in giro che non ci sia qualcuno), anche un uomo onesto che vuole leggere ciò che ha promesso, ma il pubblico spaventato dalla prima storia intorno a un istituto neuroterapico, non lo lasciò fare; annoiati dal modo di leggere, i presenti, nonostante la misera tensione del racconto, se ne andavano uno dopo l’altro, con uno zelo come se la lettura avesse luogo nella sala accanto. Quando, dopo il primo terzo della storia, prese un sorso d’acqua minerale, una quantità di gente andò via. Egli rimase perplesso. “Siamo subito alla fine” mentì addirittura”…“dopo di che lesse una fiaba che aveva dei passi i quali avrebbero autorizzato chiunque a partire dal punto estremo della sala e a scappar via attraversandola e passando sopra a tutto l’uditorio”

“La strada dell’abbandono di W. Fred. Come si scrivono libri di questo genere? Un uomo che in piccolo riesce a fare cose di valore, stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male, anche se non dimentica di ammirare l’energia impiegata nel maltrattare il proprio ingegno.”

Ieri, quando ho letto questi brani, sono scoppiata a ridere. Per queste due frasi: “E’ uno scrittore mediocre con buone pagine” e “stiracchia qui il suo talento nelle proporzioni di un romanzo, in un modo così meschino che uno si sente venir male”. Però la prima, riconsiderata nel sole del mattino, è terribile.

Diari, 1910

Categorie: Libri

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Anche questa volta passo     04-05-2008  

C’ho il solito problema: devo eliminare le erbacce, ma non riesco a distinguerle dalle piante che danno fiori. Ne individuo una che penso sia cattiva e zappo e scavo, prima con un piccolo rastrello e poi a mani nude, e quando finalmente la estraggo, scopro che c’è un bulbo all’origine di tutto. Se c’è il bulbo, da quanto ho capito, a un certo punto nasce il fiore.
Le radici delle erbacce sono palle di fili intrecciati che sembrano alieni o sono lunghe all’infinito, e si mangiano la terra, il prato, strozzano i gambi dei fiori, impedendogli di crescere come dovrebbero. E m’inquieta saperle lì sotto, a espandersi.
Non c’è soluzione, mi ha detto.
Se non le sai riconoscere, l’unica possibilità che hai per uscirne fuori è sradicarle tutte, senza salvarne nessuna. Quando non c’è più nulla, pianti altra roba tutta uguale. Con questo sistema, una volta che ne nasce una diversa, la noti immediatamente e la stermini.

Categorie: Roba d'Olanda

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Ma i gusti, si sa, non si discutono     29-04-2008  

Oh, oh. Sono finita tra le scorie. Ma ho scritto di peggio, per esempio: questo, dove non accade praticamente nulla e in cui ci sono parecchie cose terrificanti come il nome e il cognome della vecchia zingara con un occhio solo. Alba Ciechetta, ma come mi ha venuto in mente?

Categorie: Segnalazioni, dello scrivere

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Forse è la primavera     28-04-2008  

Sabato sera avevo un appuntamento alle undici, ma verso le nove mi è venuta una botta di noia pazzesca, e non sapevo proprio cosa fare, così ho pensato di vestirmi e truccarmi in anticipo ma in quindici minuti l’operazione di allestimento si è conclusa e ho avuto il riflesso condizionato di quando soffro di queste botte di noia, di solito mi capitano all’aeroporto e reagisco entrando nella profumeria e spruzzandomi profumi e spalmandomi creme fino a che la noia mi passa, e così ho fatto anche sabato, mi sono cosparsa di essenze, profumi dolci e aspri, ma nulla da fare: la noia ancora non se ne andava. Allora mi sono guardata intorno in cerca di un’idea e ho visto il cane che dormiva. Ecco che faccio, mi sono detta, lo porto a fare una passeggiata. E così sono andata lì, gli ho agitato il guinzaglio davanti al muso, gli ho ripetuto tre o quattro volte: andiamo! Alla fine ha emesso un sospiro, si è alzato e si è diretto verso la porta.

Stava iniziando il crepuscolo e subito mi sono ben disposta. Invece al cane del crepuscolo non importava nulla, quello che gli interessava era solo tornare a dormire e faceva un passo ogni tre minuti. E va bene, mi sono detta, vado a casa e innaffio il prato anche se già l’ha innaffiato l’irrigatore, ma un po’ d’acqua in più non può che fargli bene, ed ero a pochi metri dal cancello quando ho incrociato un abitante di CameliaHof che si è fermato per accarezzare il cane, il cane si è risvegliato e si è messo a saltellare e ad agitare la coda, però io non c’avevo voglia di rispondere alle solite domande, come si chiama il cane, quanti mesi ha, sempre per la faccenda della noia, e così tiravo impercettibilmente il guinzaglio, il tipo deve aver intuito che avevo fretta e non lo ha accarezzato più.
Bye, gli ho detto, e lui, invece di rispondere al saluto, mi ha detto con un sorriso che mi è parso trattenesse una risata: c’è uno strano profumo nell’aria stasera. Forse è la primavera.
Può essere, gli ho risposto io e di colpo mi è passata la noia e mi è venuta un’idea di come impiegare quell’ora prima dell’appuntamento e mentre aprivo la porta d’ingresso pensavo che basta una battuta per salvare il mondo, e va be’, il mondo ero io, comunque ormai mi era tornato il buonumore e ho fatto un sacco di cose in quei sessanta minuti, alla fine sono uscita e a un certo punto della serata qualcuno ha fatto una battuta su un certo argomento e certe persone e mi sono ricordata della faccenda delle battute che potrebbero salvare il mondo, non il mondo inteso come “io” perché ormai mi era tornata l’allegria, ma il mondo che comprende tutti, e ho pensato che questo genere di battute, come quella che avevo appena sentito, l’affossava invece, perché era stata detta con il sottinteso: non ci capisco niente, non m’interessa capire e quelli che ci capiscono su questa cosa sono degli idioti perché si potrebbe vivere anche senza.
Era, insomma, una battuta contro la conoscenza, e mi sono rattristata un po’, ma solo un poco, perché poi mi sono accorta che non aveva riso nessuno e nemmeno sorriso.

Categorie: Pensierini

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Lunedì: terzo giorno di febbre, tonsille gonfie e infette, metto Lo in macchina e lo porto dal dottore.
Lui, il dottore, sbatte le sue ciglia invisibili sui suoi occhioni azzurro cielo, una due tre volte, pesta un po’ sulla tastiera del pc, senza mostrarmi, però, le solite orripilanti immagini da google: la sala d’aspetto é affollata.
Uno sguardo alla gola di Lo da parte della praticante, uno sguardo alla gola di Lo da parte del dottore, il dottore interroga la praticante, lei dà la risposta giusta, lui sorride soddisfatto e con un balzo mi raggiunge: il caso è risolto, sembra che stia per dire, invece dice: c’è un’infezione in atto, ma non è molto estesa, di febbre ne ha poca,
Ma gli ho dato il paracetamolo due ore fa! obietto io al nulla.
deve bere acqua, molta acqua, e già da stasera prevedo che starà meglio e la febbre scomparirà.
E il dottore si mette in tasca venticinque euro.
Quella sera, mentre Lo inghiotte il paracetamolo, immagino di seguire il dottore e scoprire dove abita.
Martedì: la febbre è diminuita, ma la gola non si può guardare, telefono a GuarisciBen, a Roma, per avere un po’ di conforto, ha un’infezione batterica, mi dice lui, deve prendere un antibiotico. Non mi va di farlo arrabbiare e non gli racconto della cura dell’acqua.
Per farmi passare il nervoso, immagino di entrare nella casa del dottore, di notte, e di rubargli tutte le mazze da golf, al dottore piace giocare a golf, c’ha lo studio tappezzato di foto che lo ritraggono mentre sorride smagliante all’obiettivo e si accinge a tirare un colpo.
Mercoledì: riporto Lo dal dottore, l’infezione è diminuita, la febbre non ce l’ha più, ma gli si sono gonfiate le ghiandole sotto il collo e non mangia praticamente nulla,inoltre è depresso per gli allenamenti che sta saltando. E se poi non mi prendono in squadra? Mi ripete continuamente.
La praticante tira fuori degli attrezzi nuovi di zecca da una valigetta nuova di zecca, gli controlla la gola, le orecchie. Tutto a posto, dice.
Ed eccolo, il dottore, con il passo dell’uomo in forma, che va a verificare se è stata brava o meno.
No, questa volta la ragazza non ha dato la risposta esatta. L’infezione continua, dice. E’ batterica e si è spostata. Qui ci vogliono gli antibiotici. E si infila in tasca altri venticinque euro.
Io non dico nulla perché sono impegnata a identificare la mazza da golf più costosa che a breve impugnerò per distruggere la sua macchinetta sportiva che sta parcheggiata davanti alla porta d’ingresso.
Il primo colpo è quello che dà più gusto come il primo sorso di birra.
Eh, se non avessi l’immaginazione mica avrei potuto viverci qui.

Categorie: sanità dutch

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E’ vietato pedalare nel parco     22-04-2008  

Il ragazzo stava seduto sulla panchina, con uno zainetto al fianco, la ragazza in piedi, camminava avanti e indietro davanti a lui e non diceva nulla.
Ho preso in braccio il cane che mi aveva trascinato lì perché s’intuiva che stava per scoppiare qualcosa di spiacevole, qualcosa per cui avrei voluto essere altrove: lui aveva un’aria troppo dimessa e lei era troppo furiosa.
Alla fine è partita. Schiaffi, con tutte e due le mani, sul viso e sulla testa.
Lui non si è mosso, nemmeno ha tentato di ripararsi. Sembrava tutto finito invece è arrivato l’ultimo colpo, violento, con lo schiocco che ha coperto i richiami dei merli.
Poi lei ha raccolto il suo zaino e la bicicletta, che erano sul prato, e se ne è andata via camminando.
Alla fine del sentiero, o al principio ma era una fine in questo caso, e all’altezza di un cartello è montata sulla bici e ha iniziato a pedalare.

Categorie: Roba d'Olanda

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Sono anche qui     21-04-2008  

Ho aperto questa cosa qui, veramente ce l’avevo già da un po’ , diciamo che da qualche giorno l’ho fatta diventare pubblica.

Categorie: Segnalazioni

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Meglio non pensare troppo     18-04-2008  

Ieri accompagnavo Fran alla stazione - partono tutti tranne me, accidenti, anche Lo ha cominciato - e lui era impicciato con la valigia lo zaino il portatile e il biglietto, io con il cane e il guinzaglio del cane che era fuori di sé per la confusione e per le ragazze che si fermavano a parlagli, baciarlo, accarezzarlo, eccetera, e inciampavo e recuperavo e riperdevo l’equilibrio, e a un certo punto Fran mi ha preso il guinzaglio e mi ha detto con lo sguardo: ci penso io, e mi sono commossa, ma che gentile ho pensato, sembra che si occupi solo di sé e dei suoi interessi, ma è solo un’impressione di superficie, e stavo per pensare ancora, quando l’ho visto chiacchierare con una ragazza bionda, che si era fermata per fare i complimenti al cane, e allora mi sono accesa una sigaretta, e gli ho detto: se non ti sbrighi perdi l’aereo.

Categorie: Questioni di famiglia

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