Oggi faccio blob     23-10-2007  

Da Cabaret Bisanzio
“…In generale poi la satira è crudele non può preoccuparsi delle fragilità di chicchessia. La critica letteraria deve occuparsi di libri e di tendenze letterarie, prescindendo dai problemi personali di chiunque.
Se dai un libro alle stampe devi accettare le critiche, le ipotesi, le provocazioni (più o meno fondate), le illazioni: e se non hai le spalle abbastanza larghe per sostenere il peso degli attacchi che puoi tirarti addosso, hai due alternative: ti ritiri a vita privata, oppure smetti di leggere giornali, blog, televideo o sms sul telefonino e vai per la tua strada ignorando tutto il resto.
Scrivere un testo per la pubblicazione è quello che i Romani antichi chiamavano gestus publicus, per il quale si può esser chiamati a rispondere pubblicamente. In senso più lato, scrivere per la pubblicazione è un atto di arroganza estrema perché presuppone la convinzione che quello che si scrive possa interessare ad altri. Di una tale presunzione, bisogna sorreggere il peso fino in fondo…
” di Seia

“…Non posso sopportare che si dica che questa scrittrice sia Virginia Woolf reincarnata, come non posso sopportare che il vostro supporto la faccia sentire in grado di dirsi erede di Burroughs, come quell’altro è erede di Pasolini, e il prossimo, immagino, sarà erede di, boh, chi? Con Babsi s’è già dato fondo alla maggior parte dei nomi forti e facili, chissà, forse il prossimo Bimbo Babbuzzo sarà il nuovo Flaubert? O forse Flaubert non ha abbastanza appeal: Hesse? Vonnegut?
Secondo: se qualcuno alza la mano e prende parola contro gli accorati appelli alla rinascita della letteratura, si vede rispondere con l’artiglieria. E spostare il campo di discussione, sul vittimismo, sulla politica, su coseacaso.
Questa artiglieria, queste accuse canagliesche, questi Ti tolgo dal blogroll, sono bullismo. Ed è un vero spettacolo vedere i bulli che accusano le loro vittime di insensibilità, di malignità, di aggressività! NOI, vigliacchi, feriamo la povera, debole Babsi: l’abbiamo presa in giro, OMG! nooo, pensa, c’è chi le ha addirittura detto che ha un brutto taglio di capelli! lei che non ha mai chiesto visibilità!Lei non ha chiesto visibilità??
Signora Lipperini, ma mi prende per una deficiente?
Non vuole esporsi una persona che si fa fare un book da un fotografo professionista, si fa ritrarre su Vanity Fair per un’intervista dedicata al suo libro, puntando quindi moltissimo, scelta SUA, sul “visuale”, e NOI però non possiamo commentare la cosa sennò siamo volgari??…
”di Irene

ULTIMORA: Mastella ha tolto De Magistris dal blogroll di TG5

E c’è chi sostiene che dei commenti si può fare a meno.

Categorie: Segnalazioni

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Mentre aspetto     22-10-2007  

Nell’ultima luce prima della notte passeggio davanti casa, frantumo foglie color ruggine, fumo una sigaretta e aspetto. Aspetto Emme che cerca il cellulare, che la fa a fare questa ricerca? Se lo dimentica sempre spento,e quando è acceso ha la vibrazione e non si accorge mai se qualcuno lo chiama, così nessuno gli telefona più, solo un suo amico dal carattere ostinato. Termino le foglie da calpestare e comincio a innervosirmi, io non sopporto le attese, e detesto arrivare in ritardo, ho queste due fissazioni da miss perfetta, non ho altre manie che tendono alla perfezione per fortuna, solo queste due, comunque sto lì in cerca di qualcosa da guardare e lo vedo: un cane un po’ grasso, di colore giallo, ma forse è un’esagerazione dell’ultima luce, che cammina veloce e trafelato, scartando un po’ a destra, i cani sono di destra? arriva fino alle saracinesche di un gruppo di garage, come se avesse una meta, ma poi frena di colpo, pare si sia ricordato qualcosa, fa una curva ampia e ripassa a velocità più sostenuta, al collo ha appesa una medaglia e una cinghia scura a forma di ics gli avvolge il corpo, e tu chi sei?gli chiedo. Si gira e mi guarda, rallenta un po’, non dar retta agli sconosciuti, gli sussurra una voce interna e allora riparte accelerando l’andatura, spaventato per quello che gli potrebbe capitare, deviando ancora un po’ a destra, destino dei cani abbandonati o di quelli che hanno paura, lui appartiene alla seconda categoria, perché da quello che ho potuto vedere, in questo paese li amano gli animali, e poi ha la medaglia, vieni qui, gli dico, gli faccio anche un verso strano che spero possa attirarlo, ma lui non si fida, e torna ad accelerare il ritmo della sua andatura e lo scarto verso destra diventa sempre più preoccupante, sempre un cane ubriaco, o sperduto, ma gli ubriachi, certi ubriachi quelli che bevono e ribevono non sono sperduti forse? Mi raccontava una ragazza ungherese, un po’ di giorni fa, dicono che l’ungherese sia la lingua europea più difficile da imparare, però ha un suono così affascinante, io quando la sento parlare quella tipa lì con una sua amica, la starei ad ascoltare senza annoiarmi mai, be’, mi raccontava questa ragazza, sull’autobus c’era uno, un ragazzo, ma proprio un ragazzo, e se una ragazza di ventidue anni definisce uno un ragazzo, tu pensi che sia un ragazzino, così le ho chiesto: un minorenne? No, non un minorenne, aveva la barba già bella dura, ma allora perché non ha detto: un mio coetaneo? forse per non confondersi con lui, ecco, sì, deve essere per questo motivo qua. Be’, continua la ragazza ungherese, questo ragazzo qui barcollava parecchio alla fine è caduto giù per terra ed è rimasto con la faccia giù, sul pavimento dell’autobus, e non erano nemmeno le cinque del pomeriggio ed era mercoledì. Come se fosse stato sabato sarebbe stato diverso, sì, lo sarebbe stato diverso ai suoi occhi, agli occhi della ragazza ungherese intendo, agli occhi degli altri passeggeri, se fosse stato sabato e quasi mezzanotte, ci avrebbero potuto ridere sopra a uno che stramazza giù per terra e rimane lì a dormire, comunque il cane è sempre più frastornato, bisogna interrompere il suo circuito, confortarlo con del cibo, attrarlo con questa scusa nel mio giardino e chiudere il cancello di legno, il cancello è basso e non raggiunge il metro, ma il cane, questo cane, non potrebbe mai saltarlo, è un botolo, un botolo di colore giallo spento, incredibilmente brutto e incredibilmente commovente nella sua ricerca disperata, quello che commuove diventa quasi bello, quello che irrita è come se perdesse lo smalto, ecco, si accendono i lampioni, il crepuscolo lancia l’ultimo bagliore, pare una candela che sta per consumarsi, anzi mille candele distanti tra loro che si spengono tutte insieme, la notte precipita giù, il colore del cane riacquista dignità, il suo corpo un po’ di snellezza, un fischio taglia l’aria e lui s’immobilizza fulminato, poi si dilegua al galoppo, dritto come una pallottola. Ma le pallottole arrivano dritte? Non hanno mai incertezze? E’ a quel punto che Emme esce con il suo cellulare spento.

Categorie: in un altro luogo

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La mia Olanda     19-10-2007  

De ochtend dat het konijn verliefd werd op de klokkentoren.
E’ il titolo di un racconto che ho scritto io.
Be’, non proprio. Io non ci riuscirei mai a scriverlo e soprattutto a pronunciarlo correttamente, nemmeno se mi esercitassi per cent’anni. Ho la dislessia per le lingue. Incapacità che si presenta con una caratteristica bizzarra: è legata al mio interlocutore. Se chi ho davanti m’incuriosisce molto o se mi ha fatto arrabbiare allora mi dimentico di lei e le frasi corrono veloci. Ma ciò si verifica solo con l’inglese. Con l’olandese non c’è proprio nulla da fare. Ci hanno provato in tanti in questi anni, dalla commessa del supermercato al medico della mutua, ma sono proprio senza speranza: le parole non mi escono come dovrebbero.
Comunque domani sera ,ad Amsterdam, c’è questa festa.
Un’intervista a Marina Warners si può leggere qui.
Nei commenti un certo Dege scrive: ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è un solo corso per librai intelligenti. ah, quanti “smerciatori di libri” dovrebbero andare a lezione da Marina d’Olanda, la Sylvia Beach dei nostri tempi.

Categorie: Libri, Roba d'Olanda

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Il genio era assente invece     18-10-2007  

Non sarei dovuta uscire perché non sto ancora bene, ma ero troppo curiosa di come fosse il posto dove vive lei. E sono rimasta delusa. Rania fa parte del gruppo di expat in continuo movimento, dunque non ha mobili suoi, e la sua casa è un miscuglio di ikea e divani e lampadari un po’ sontuosi di vent’anni fa.
Tutte le tende delle finestre erano tirate, altrimenti sarebbe costretta a indossare il velo. E c’erano accesi due tivù e un computer. Siccome è da poco finito il Ramadan aveva preparato una varietà incredibile di dolci, peccato che a me non piacciono, ma avevano un bell’aspetto e un gusto presumibilmente molto dolce. E però sono rimasta incantata dalla teiera che corrispondeva perfettamente alla mia immaginazione della lampada di Aladino. E anche dal sapore del tè a cui aveva aggiunto delle foglie di menta fresca. E pensare che a me il tè fa schifo.
Vado a cercare i fazzoletti.

Categorie: Roba d'Olanda

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E i blog che ci stanno a fare?     16-10-2007  

Mi è arrivata una lettera, in inglese, di una tipa che abita a un paio di chilometri da me e che organizza corsi di scrittura per expat. Lo scopo del corso è imparare a scrivere libri sulla propria vita da emigrante.
Deprimente.
Qualche giorno fa, qualcuno mi chiedeva: hai letto XXX di YYY? Con un tono che sottintendeva che dovevo per forza averlo letto.
No. Rispondevo io, in stile cowboy che lucida la pistola
No?? Ora l’ho prestato, ma appena me lo restituiscono te lo faccio leggere.
Non leggo quasi mai i libri che mi prestano, pensavo. Ma rispondevo: ah, grazie. E riponevo la pistola nella fondina.
E’ la storia di una expat. Be’, non esattamente una storia. E’ un libro in cui YYY riporta le sue esperienze di vita all’estero. Non puoi non leggerlo!

Che stia per nascere l’ennesimo tormentone letterario?

Categorie: Contro il potere che

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E invece ci sono     15-10-2007  

Da qualche anno ho sviluppato la sindrome di ammalarsi in Olanda , e così venerdì quando mi si è gonfiata una ghiandola sotto il mento ero terrorizzata.
Perchè ho paura che non mi curino con le medicine adeguate come spesso si è verificato.
E perchè non riesco a togliermi dalla orecchie una frase che disse una volta una tipa: scusate se non mi trattengo, ma ho promesso al mio vicino che sarei passata a trovarlo, tre giorni fa gli hanno detto che ha due settimane di vita e ha bisogno di parlare. Poi quel vicino è partito per la Svizzera, malgrado i medici glielo avessero sconsigliato, ha fatto delle cure, ed è riuscito a vivere per altri due mesi.
Perciò ho passato il pomeriggio di venerdì a guardarmi allo specchio da tutte le angolazioni possibili. E il giorno di sabato costantemente fuori per non pensarci. Quando mi sono arrivati raffreddore e febbre, il gonfiore è sparito, e ho tirato un sospiro di sollievo.
Ho pure avuto un’esperienza ai confini della realtà, ieri verso le sette di sera, quando Emme, Lo e Chris sono usciti per andare a cena da alcuni amici.
La casa è diventata improvvisamente silenziosa, ma di un silenzio diverso da quello che c’è adesso, la luce era quella ambigua del crepuscolo, il rubinetto del lavandino lasciava cadere qualche goccia, ma senza un ritmo che potessi prevedere, c’era un filo di foglie rossicce davanti alla portafinestra - di cui s’era appropriato uno di quei ragni grassi gialli e marroni con l’intento di farci la sua ragnatela - che ondeggiava in modo innaturale, c’è stato il verso della civetta, insolito a quell’ora, e il silenzio umano era veramente sorprendente, come se tutti gli abitanti di Camelia fossero altrove, io non dovrei essere qui, ho pensato, tutto procede come se io non ci fossi, ci sono stati altri dettagli bizzarri, devo aver dormito un po’, alla fine mi ha svegliato Fran che era tornato da una gita con la scuola: e tu che ci fai qui? Non dovevi essere fuori?

Categorie: in un altro luogo

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Rania     11-10-2007  

Rania ride della nostra sorpresa quando ci elenca tutte le cose che non può fare.
E c’è sempre qualcuna che le domanda: ma non ti pesa?
No, affatto, risponde lei.
E secondo me questa è la domanda con cui si diverte più.
Rania è di Riyadh, ha ventitre anni, un corpo da fotomodella, un po’ troppo magro magari, è molto curiosa e allegra anche, non le manca nulla insomma. E però se ne sta chiusa sotto i suoi veli che le coprono i jeans, i capelli, il collo, che la nascondono.
Stamattina ha sollevato molto scalpore il fatto che durante una festa non possa bere alcolici.
Nemmeno un bicchiere di vino bianco? Ha chiesto a un certo punto una.
Ma certo che no! ha risposto lei.
A me quello che ha scioccato veramente - che lo sapevo che c’erano queste proibizioni, ma poi quando le vedi ti fanno un altro effetto - è stato che ha dovuto prendere un taxi per raggiungere il posto dove ci siamo incontrate che era a due o trecento metri da casa sua. Perché non può guidare la macchina e nemmeno la bicicletta, non può prendere neanche l’autobus da sola.
Qualche giorno fa ho preso il tram, però. Ero con le mie amiche ma sono dovuta scappare: il guidatore del tram m’importunava.
Non ci posso credere, ha risposto l’olandese del gruppo.
Penso che fosse ubriaco, ha precisato lei.
Ubriaco? Pazzesco! Dovevi chiamare la polizia! Immediatamente.
Invece sono scappata e il tram non lo prendo più.

Io stavo per dirle che in un ospedale di Amsterdam è disponibile una pillola, da prendere la prima notte di nozze, che sostituisce l’operazione per la ricostruzione della verginità e che la richiesta da parte delle ragazze turche e marocchine è stata notevole, ma poi non le ho detto nulla.

Categorie: Con quella faccia un po così

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Undici     10-10-2007  

Da quasi un mese sono sul capitolo undici. Ho scritto sono, avrei potuto scrivere almeno un’altra decina di verbi per esprimere il mio rapporto con queste pagine. Se mi mettessi a fare uno di quei ragionamenti surreali su cui ogni tanto m’incanto, dove gli oggetti diventano soggetti dotati di potere, di pensiero e di altro, direi che il capitolo undici si vendica di me perché l’avevo chiamato erroneamente dieci. Ieri ne sono venuta più o meno a capo, anche se l’attacco non mi convince affatto, anzi è orrendo, ma per quanto mi scervelli non riesco a immaginarne uno diverso. E’ un capitolo fondamentale nella storia e vorrei che fosse perfetto e invece, tra tutti, è il peggiore. Quando non riesco a trovare una soluzione, salgo sulla bici e arrivo fino alle fattorie, oppure, come ho fatto ieri, vado a vedere come se la sono cavata altri prima di me:

E così era venuta la gran giornata del ritorno a Roma, ma quanto diversa da come l’avevo immaginata nei miei sogni di liberazione, durante i nove mesi che avevo passato a Sant’Eufemia.

Arrivò a casa completamente intirizzito, era tutto buio all’intorno, le candele nelle lanterne s’erano consumate: guidato dagli aiutanti che conoscevano già il luogo, attraversò a tastoni una delle aule.

Il signor Hilditich li ha visti in giro, è gente un po’ suonata, secondo lui. Li ha notati per strada, a rompere le scatole con i loro dépliant e il loro fanatismo religioso.

Quel pomeriggio, arrivati quasi in cima al monte, mio padre si fermò a riempire la pipa e a prender fiato, e guardò giù dalla vallata.

Eravamo stati nel letto così, chiacchierando e sonnecchiando a brevi intervalli e ogni tanto Quiqueg allungava con affetto le sue brune gambe tatuate sulle mie e poi le ritraeva;

No, non io disse Silver. Flint era il comandante; io ero quartiermastro, per via della mia gamba di legno. La stessa bordata che mi portò via la gamba, lasciò il vecchio Pew senza la luce degli occhi.

Nulla di folgorante, mi pare, a parte il penultimo attacco che in un paio di righe dice un sacco di cose. Ma nulla di vergognoso come il mio. Certo, avrei potuto cercare inizi di undici capitoli di romanzi che considero spazzatura, ma perché dovrei tirarmi su con la spazzatura dal momento che esiste ben altro? preferisco continuare a stare giù piuttosto ( a proposito mi viene in mente una frase che ogni tanto leggo sulla rete e che è assai divertente: si pubblica tanta spazzatura, non vedo perché non dovrebbero pubblicare me, la mia roba, ecc.).

C’è chi poi l’ha soppresso il capitolo undici come Richard Yates che ha diviso il suo Revolutionary Road in tre parti. Se non l’avesse fatta, questa divisione, avrei letto:
E così ci pianti, disse Jack Ordway, mescolando il caffè nella tazzina. Tagli la corda, te la batti. Bel colpo, Franklin.
A proposito di questo romanzo: sono circa a metà, lo sto leggendo lentamente perché la sera non riesco a concentrarmi, ma è un gran romanzo, davvero. Uno di quelli che non sapresti dire perché ma ti prende e non ti molla più. Solo una cosa curiosa. L’incipit, che non è male, non c’entra molto, per come è scritto, con il resto del libro.

Categorie: Prima che la storia finisca

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Natura morta     08-10-2007  

I topi giocattolo che vendono da queste parti per i gatti sono identici a quelli veri. Sono grigi, grigio topo per l’appunto, di circa cinque centimetri di lunghezza esclusa la coda, nulla a che vedere con quelli italiani, dunque. Però sono voracissimi se s’intrufolano in casa.
La roba che avevo poco fa sotto la scrivania poteva essere un topo giocattolo, però ho intuito subito che quella immobilità non era da oggetto ma da essere che non si muove più. Poi quando mi sono avvicinata ho visto anche un paio di zampette e un mucchietto di piume color ruggine. Quel che restava di un uccellino.
Mi sono ricordata di un tipo che conoscevo che era, è, incisore, e che a un certo punto aveva fatto una mostra e aveva avuto un gran successo, soprattutto una sua incisione di un uccellino morto. Prima l’aveva riprodotto a matita su un foglio, e tutti la volevano comprare quell’incisione lì perché sembrava proprio vera, e lui era contento. Non aveva avuto una vita facile, questo tipo qui, era stato in prigione come dissidente politico in Turchia, poi si era rifugiato in Jugoslavia prima che si dividesse, infine era arrivato a Roma e aveva seguitato ad avere una vita dura, insegnava disegno e cresceva sua figlia. La piccola dormiva e lui spiegava il chiaroscuro a un paio di allievi, con l’ansia che si svegliasse, poi la portava al parco, correva a casa e preparava il brodo vegetale, citofonava un altro allievo per una lezione, tariffa ridotta perché c’era la bambina, è stata dura, diceva quando ormai andava a scuola, anche se è sempre stata un tipo tranquillo, lì, sul seggiolone a guardarmi mischiare i colori.
Dopo aver inciso l’uccellino, il tipo era felice non soltanto perché era piaciuto molto e finalmente aveva guadagnato un po’, ma perché sua figlia ne aveva disegnato uno anche lei. E sbucava dal foglio anche il suo. Un disegno sorprendente per una bambina di cinque anni.
Ma l’uccellino era vero o finto?
Era vero, verissimo. L’abbiamo trovato durante una passeggiata al parco, Viola e io, anzi è stata lei a indicarmelo.
Quello che era più terribile di quell’incisione lì, erano le zampette dritte e poi accartocciate alla base, che ti davano proprio il senso della morte. Come quelle che ho gettato nella pattumiera poco fa, solo che loro il corpo non lo avevano più.
Ora devo trovare un sistema per togliermi questa immagine dalla testa.

Categorie: in un altro luogo

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Certe sere quando il cielo è limpido e le stelle meno distanti, insomma tutte quelle robe commoventi che se uno sa scriverle sembrano belle quasi come quando le sta a guardare, ma se uno non sa scriverle e le scrive lo stesso sono come una caramella ingoiata intera. Be’, quelle sere lì, come iera sera per esempio, vado nel giardino anteriore, fumo una sigaretta, guardo le finestre dei vicini, sospiro sulle castagne fasulle che l’albero continua a buttar giù, mi alleggerisco con un’occhiata al cielo,e mi faccio una domanda essenziale: perchè non vado più in quello del retro che è più selvatico e solitario? Torno a guardare le case col tetto triangolare, le stelle che scintillano, annuso l’aria già un po’ rigida ma che non sa ancora di legna bruciata, e dico: accidenti, lo so perchè!
Con questo cielo qui, con questo odore qui, con queste piante qui, con queste casette qui sembra proprio di stare in Valle D’Aosta!

Categorie: in un altro luogo

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