Insolitamente ieri ho letto un racconto di David Foster Wallace, insolitamente perché di Wallace ho quasi tutti i libri, uno perché mi è stato regalato, uno perché non l’ho comprato io, un altro perché era in offerta a tre euro, e via di seguito, e non ne ho letto nemmeno uno, ho fatto qualche tentativo ma poi il linguaggio che usa mi distrae, mi annoia, mi respinge e non riesco a seguire la trama. Poi è successo che Oblio è caduto dal ripiano della libreria, l’ho raccolto, l’ho aperto a metà, ho letto questo incipit: Per tutta la vita sono stato un impostore. E non esagero. Ho praticamente passato tutto il mio tempo a creare un’immagine di me da offrire agli altri. Più che altro per piacere o per essere ammirato. Forse è un po’ più complicato di così.
E sono andata avanti. Il finale non l’ho ben capito, mi sono distratta ancora, e lo rileggerò, però la distrazione stavolta non è stata causata dalla forma, ma da una frase che mi ha sorpreso come quando sei incantato su qualcosa e qualcuno, per riportarti dentro, schiocca le dita.
Stanotte mi sono svegliata all’improvviso, colpa del termosifone che mi ero dimenticata di spegnere, delle polpette di ceci del negoziante turco, del piolo del letto che s’era inclinato di nuovo e mille altri motivi che potrei trovare, per esempio anche quello di un pettirosso che pesa sedici grammi e come ci si sente con un peso di sedici grammi?, ma alla fine, se si ha un po’ di pazienza, si può risalire alla causa che ne trascina altre mille, e la causa era una frase che ho letto a un certo punto del racconto che era: La realtà è che morire non è brutto, ma dura per sempre. E per sempre non rientra nel tempo.
Ho sempre ragionato sulla morte collegandola al vuoto, a uno spazio che prima era occupato e improvvisamente si libera, dando per scontato quel “per sempre”.
E ora devo rivedere tutto.
Categorie: Libri, in un altro luogo
[ 14 commento(i) ]
il 19-12-2007 alle 13:57
di David Foster Wallace ho letto, anni fa, “La ragazza dai capelli strani”.
all’epoca mi era piaciuto molto, non so se adesso lo potrei finire.
L’ho rireso in mano e mi è sembrato “estraneo”
Ho preso dalla biblioteca “Infinite Jest” e l’ho trovato assolutamente complesso, lunghissimo, di una “pura intelligenza” o di un’”intelligenza artefatta”?. Non sono riuscita ad andare avanti. Ma ce l’ho in testa. Lo devo recuperare, in qualche modo.
ha uno stile così particolare che ti chiedi se Lui sia solo mostruosamente intelligente o solo un “giocoliere ” della parola. Propendo per l’intelligenza, però, unita ad un’abilità straordinaria e ad una complessità, a volte, respingente.
Devo rivedere tutto anch’io.
il 19-12-2007 alle 14:03
F. Pessoa (la morte) : “la terra è fatta di cielo. Non ha nido la menzogna. Mai nessuno s’è smarrito. Tutto è verità e passaggio. ”
Mi piacciono moltissimo le falafel !
il 19-12-2007 alle 14:17
Sono rimasta anche conquistata dalla frase: forse è un po’ più complicato di così.
(Il falafel più buono l’ho mangiato a Marais, a Rue des Rosiers)
il 19-12-2007 alle 14:41
e, poi, ha quell’aria da ragazzone americano stropicciato, e non ti viene in mente, guardandolo, che, invece, è proprio lui che scrive così bene e così strano.
Ti viene da spedirgli, veloce, una pallina da tennis e succede che lui te la rilancia, subito, con un gesto annoiato e sapiente.
e ti conquista.
il 19-12-2007 alle 22:57
A gente che stimo DFW piace, a me non convince: mi pare abbia quel tratto che fa oggi gli scrittori di successo, ma non ha mai fatto i grandi scrittori, e cioè: è brillante. Anche la frase che ti ha colpito, che pure dice qualcosa, rientra secondo me in questa sua brillantezza stilistica. E’ difficle trovare una pagina di DFW priva di una piccola luminescenza come questa. Il punto è che, in molti casi, si tratta di fuochi fatui. A me, almeno, del poco che ho letto di lui non è rimasto niente. Ma non ho letto né “Oblio” né “Infinite Jest” - che, tra parentesi, non credo che leggerò mai. I libri di più di mille pagine che si possono leggere o rileggere in una vita non sono molti, e prima di cominciare a pensare a questo ho da smaltire tutto uno scaffale, forse più, di tomoni più o meno classici.
il 20-12-2007 alle 9:24
P.S. del mattino: questo post è proprio ben composto.
il 20-12-2007 alle 12:16
Harz, hai ragione quella frase sulla morte e per sempre non è una di quelle frasi che sintetizzano una grande idea, e difatti subito dopo l’autore la smonta e tenta di ricomporla meglio. Lo stesso fa all’inizio nell’incipit quando si definisce un impostore e poi aggiunge forse è più complicato di così. E lo stesso avviene nel corso del racconto e hai sempre la sensazione che ti stia un po’ prendendo in giro. Però lo fa con eleganza, quest’estate ho conosciuto un pianista che un po’ mi ricorda l’io narrante di questo racconto, e a
me colpisce uno che fa così.
(oggi mi dovrebbe arrivare il Ministero del dolore della Ugresic)
il 20-12-2007 alle 14:56
mai letto niente di wallace, non so perchè.
In realtà volevo solo farti i complimenti per le immagini. Mi piacciono le tue associazioni visive, come quelle mentali.
splash!
il 20-12-2007 alle 17:06
grazie, Sire !
il 20-12-2007 alle 19:35
Ehm, “Infinite jest” dopo quell’avvio estivo e baldanzoso che sai è stato chiuso a pagina 251. Non ce l’ho fatta, e pure se non mi spaventano i tomi di migliaia di pagine quello che mi mandava ai matti di questo erano le centinaia di pagine di note… Forse “per sempre” non rientra nel tempo, ma il tempo rientra nell’eternità. No? E’ l’irreversibilità della morte a spaventarmi di più. Vabbè, meglio finirla qui
Baci
il 20-12-2007 alle 23:47
Anche Fabio (ti ricordi? quest’estate l’aveva comprato perchè aveva visto che lo leggevi )l’ha mollato. Ma credo che lui alle noticine non sia nemmeno arrivato…
il 05-01-2008 alle 14:53
arrivo per la prima volta sul tuo blog e dopo aver scorso gli ultimi post arrivo a questo. DFW è (era?) uno dei miei autori preferiti finché non mi sono imbattuta in infinite jest. libro per alcuni imprescindibile, per altri, inclusa me, sopravvalutato. anch’io l’ho mollato. quel gusto nel seminare indizi e robine buffe in note, incisi e digressioni che ho trovato in altri suoi lavori (tipo brevi interviste e l’aragosta) qui non c’è. IJ è troppo chi mi ama mi segua per i miei gusti. perciò quando incontro un entusiasta di IJ gli chiedo: ma tu hai letto gli altri? e mi viene il dubbio che faccia figo dire di averlo letto. mah.
anche oblio non mi ha fatto impazzire, però grazie al tuo post magari lo rileggerò. anche se poi non sono d’accordo con quel “per sempre”: è comunque una percezione umana, e si sa che noi con l’eternità non abbiamo molto a che fare.
il 07-01-2008 alle 9:29
Petarda, però ci siamo parlate a Torino. Cioè io ti ho parlato e avevo confuso il tuo nick con quello di un’altra e ti ho detto delle cose che non c’entravano nulla, e tu mi hai risposto: eh? non capisco…
il 07-01-2008 alle 23:31
eh? non capisco…