
C’è poi un tipo di carattere che non appartiene a uno che va sempre di fretta o che non riesce a star fermo, sono presenti entrambi questi atteggiamenti ma non predominano, è la fuga l’elemento che spicca. La fuga da un luogo, da una situazione, da una persona, ma è una fuga poco percettibile, che non si attua con un’assenza fisica, ma con una non presenza mentale. E’ quel tipo di carattere che a un certo punto ti dice: ti ascolto, continua. E tu continui, con un leggero imbarazzo, anche se quando lo frequenti spesso o lo conosci ormai da tempo, quel leggero imbarazzo dopo la frase: “ti ascolto, continua” non lo provi più. E hai imparato che con quel carattere lì, quando gli parli, devi essere sintetico al massimo, a meno che l’oggetto del discorso non lo riguardi strettamente: gli stai riferendo un pettegolezzo maligno o un evento che condizionerà il suo futuro. Un carattere di questo tipo, io lo metto in un corpo di un uomo e gli do questa particolarità: i suoi occhi non hanno sguardo, come se fossero composti d’acqua, senza pupilla al centro. Un tipo così è uno che detesta i preliminari quando fa l’amore, non è che pensi proprio che i preliminari facciano perdere tempo, è che li ritiene superflui anche se non ci hai mai riflettuto sopra.
C’è un altro carattere che ha anche una sorta d’irrequietezza, dotato di minore mobilità fisica rispetto al precedente, ed è munito di una chiacchiera inarrestabile, la vita è parole per questo carattere qui, soltanto il sonno può spegnere la sua voce, anche sotto la doccia non sta zitto, non c’è nulla di male in qualcuno che canta sotto la doccia, ma questo carattere qui sotto la doccia non canta, parla: tanto nessuno lo sente, il rumore dell’acqua copre le sue parole. Il corpo di questo carattere qui me lo immagino femminile, in una versione morbida, i suoi occhi hanno uno sguardo a differenza dell’altro, solo che non fissano i tuoi mentre ti parla, sono come le farfalle, e non li fissano perché non vuole notare che a un certo punto ti distrai.
Sarei curiosa di vederli insieme due così. Li ho sempre osservati separatamente. La frase: parla, ti ascolto, non potrebbe essere pronunciata perché la chiacchierona non lancerebbe mai il segnale: tu non mi stai ascoltando!
Insomma, immaginare una situazione in cui una storia tra due tipi così ha inizio, mi pare un’impresa impossibile. Credo che uno dei due finirebbe per perdere la pazienza, uscirebbe dallo schema, comincerebbe ad ascoltare o smetterebbe di parlare. Oppure, ammesso che sia partita, un giorno qualcuno gli chiederebbe: ma come ci siete capitati insieme voi due, me lo spiegate?
Ma non gli risponderebbero ovviamente.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 5 commento(i) ]
il 07-12-2007 alle 15:45
Praticamente un muto che parla ad un sordo. O forse il contrario?
il 07-12-2007 alle 16:23
Sono due sordi, ma solo uno parla. Ci si potrebbe costruire sopra uno di quegli indovinelli irrisolvibili
il 07-12-2007 alle 20:01
Si, due spine maschio grandi e magari una tripla con solo buchi piccoli.
il 07-12-2007 alle 20:18
e poi ognuno dei due crede di capire già, prima di “sentire” quello che ha detto l’altro e risponde non a-tono e allora…a-fonia complessiva.
Un po’ di silenzio.
sssstttt…
il 08-12-2007 alle 11:46
Le coppie impossibili. Mettere insieme un lui e una lei non opposti, perchè l’opposto, a volte, funziona, ma incompatibili. Trovare le circostanze che hanno permesso l’inizio del rapporto e le ragioni per cui continua. Sarebbe interessante, ma anche faticoso.