A volte basta una voce     05-12-2007  

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Ieri c’era il concerto di Natale e a questo concerto Lo non voleva proprio partecipare perché l’insegnante di canto è cambiata, mi diceva, ci sta facendo provare delle canzoni molto cattoliche. Come molto cattoliche? Dicevo io, mi pare strano. No, insisteva lui, vedrai: terribilmente cattoliche e terribilmente noiose. Intanto non trovavo la lettera di come doveva essere vestito, rovistavo sul sito della scuola e infine le trovavo, le indicazioni.
I pantaloni ci sono, la camicia usi quella che portava tuo fratello, ti sta grande ma puoi rimboccarti le maniche, mancano le scarpe, ci vogliono le scarpe nere, che ovviamente non hai, e che anche se non avessi perduto la lettera non avrei comprato, posso comprare un paio di scarpe che porterai una sola volta ?
E allora da quattro anni ne mette un paio mio, un paio di scarpe senza sesso, solo che abbiamo un problema, accidenti abbiamo un problema, sono i tuoi piedi, il problema, i tuoi piedi che sono cresciuti di due numeri rispetto all’anno scorso, ora misurano 39, le mie scarpe quasi maschili invece sono 36. E quelle che usa tuo fratello per queste occasioni? Che poi sarebbero quelle di tuo padre? Le rintraccio e scoppio a ridere perché sono 45, lui non ride invece, è arrabbiatissimo, non ci va a morire o fare il ridicolo in quelle scarpe e a cantare oltretutto delle canzoni terribilmente noiose, e va bene, allora non ci vai, poi invece ci va, le scarpe le infila prima di salire sul palco, oh speriamo che non sviene e però mi scappa da ridere, ma è appena un’ora e dopo si dimentica.
I piccoli disagi si dimenticano subito.
Forse ci ripensa nel sonno, a quel dolore delle scarpe troppo strette, chi lo sa che cosa sogna dopo la mezzanotte, quando il vento lì fuori tormenta una lattina di coca cola, comunque Lo si alza, ha sentito un rumore, dirà poi, forse è quella lattina, penso io, o forse il ricordo della quasi tortura di un’ora, e così va in camera di suo fratello, che si sta addormentando con le cuffie sulle orecchie, forse gli dice qualcosa e lui non lo sente, a un certo punto Fran apre gli occhi e nella semioscurità vede una mano, solo quella, e caccia un urlo, volevo svegliarlo delicatamente, dirà Lo, con lo schiocco delle dita. Io che mi sto per addormentare mi risveglio, salgo per andare a vedere, urto qualcosa, sveglio il gatto, che s’illude che sia mattina, finalmente posso uscire!, miagola di felicità e d’impazienza e vado a godermi quello che resta della notte, e poi non credevo che arrivasse così presto, miagola salendo di tono.
No, c’è un errore, borbotto quando scendo le scale, nel frattempo sopra sono tornati a dormire, ma la disillusione del gatto è troppo forte, trattiene il miagolio ma deve farla uscire da qualche parte, e allora va in camera di Lo e scaraventa giù tutti i centurioni romani dallo scaffale, non posso dormire con questo pandemonio, dice Lo, non posso dormire se Lo urla, dice suo fratello, e allora risalgo le scale, il gatto è imprendibile, se non mi fai uscire: mi spetta è mattina!, non vi do tregua, sottintende tra un miagolio e un altro. Va avanti dieci minuti la caccia al gatto, non esco ma per lo meno mi diverto, pare che dica lui. Ma insomma, si lamenta Fran: domani ho un test!
Ehi ma che succede? Dice una voce assonnata di sotto.
Ed è incredibile: funziona. Tornano tutti ai loro posti, tutto come prima, anche il gatto, anche la lattina di coca cola.

Categorie: Questioni di famiglia

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “A volte basta una voce”

  1. Giorgia dice:

    Mi vorresti dire che la voce di Emme ha questo potere, questo timbro autoritario…?
    (Fantastico il tentativo di Lo di essere delicato con Fran)

  2. Alessandra dice:

    Macchè. Per questo era incredibile. :-)
    (mi sa che più tentativo di essere delicato era un po’ sonnambulo)

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