I tedeschi invadono la Grecia e Atene.
Nel 1943 la carestia è tremenda e la Croce Rossa decide di aiutare un bambino a famiglia: viene selezionato quello più forte, quello che ha più probabilità di farcela e le razioni di latte, le vitamine, sono date solo a lui, di nascosto dai fratelli.
L’anno precedente, una famiglia, la famiglia Helianos, viene scelta per ospitare un ufficiale tedesco e da quel momento i loro parenti li schiveranno, ma la signora Helianos, che ha perduto il figlio più grande sull’Olimpo e ha un fratello disperso, tira un sospiro di sollievo. S’illude che ospitare un ufficiale le permetterà di avere razioni di cibo per i suoi bambini, un ragazzo piccolo e magro e una bambina quasi autistica, ma la convivenza con il maggiore Kalter si rivela terribile, annulla il pensiero, le emozioni, li trasforma in macchine al suo servizio.
Il signor Helianos, che prima della guerra faceva l’editore, ha un forte spirito di osservazione, è riflessivo e tranquillo e riesce ad assorbire il colpo della trasformazione, la signora Helianos è fragile, di costituzione debole, distrutta dall’occupazione e dai suoi effetti, non va più a fare la spesa perché è terrorizzata dalla possibilità di vedere cadaveri nel tragitto, si rifugia in immaginazioni che sono a un passo dalla follia. Tra e lei e suo marito nasce un nuovo rapporto, che non è più quello che c’è tra un uomo e una donna, nel passato il marito la dominava con la sua superiorità intellettuale e lei glielo consentiva, ma è la complicità di due prigionieri che tentano di sopravvivere. La notte, in cucina, su una brandina dove dormono abbracciati, si sussurrano gli avvenimenti della giornata, prevedono quelli del domani. Sembra che non cambi nulla, che resterà così per sempre, il mondo occupato dai nazisti, quella casa, e invece le relazioni si modificano, tra la signora e il signor Helianos, con Kalter, il ragazzo sembra calmarsi un po’, riesce a far meno rumore, la bambina dice qualche parola, e un cane, a cui il maggiore fa portare gli avanzi dei suoi pasti, muore, e il signor Helianos pensa che: da lungo tempo non sentiva parlare di qualcuno che fosse semplicemente morto; solo di persone uccise. Non era la stessa cosa. Un morto ammazzato suscita rabbia, a volte disperazione; in altri casi dà speranza.
Anche nel miglioramento della vita in casa che si verifica a un certo punto, la signora Helianos continua a essere sopraffatta dal buonsenso del marito, dall’imprevedibilità del nemico che è costretta a servire: Naturalmente non erano i tedeschi in generale o Kalter in particolare a metterle la nausea: nulla di ciò era realtà e lo sapeva bene. A nausearla era il suo stesso odio, e la spossatezza che le dava il fatto di essere dominata e sviata e disgustata e resa ridicola dall’odio, senza mai poter dimenticare;
Per una serie di accadimenti, un giorno la signora Helianos si ritrova sola, nella piccola cucina, dopo un tempo immemorabile che non lo era più, la sua mente è ormai prosciugata dal dolore, dalla paura, dalla fame, il suo cuore perde i battiti, pare che non possa sostenere più nulla, soprattutto questa solitudine non prevista e invece:
In ogni caso, al diavolo le faccende, adesso! Si disse. Non aveva più padroni: né il potente perfido pigionante, né il suo caro sciocco marito. Ora, per qualche minuto, prima che i figli venissero a casa per mangiare la loro crosta di pane, se la sarebbe presa comoda e avrebbe guardato a suo piacimento i tetti di Atene.
Quando ho letto questa frase, ho pensato: ecco, questo Wescott è un genio. Un indovino di quello che c’è dentro la testa.
E ciò che è incredibile è che questo romanzo fu pubblicato nel 1945.
Categorie: Libri
[ 9 commento(i) ]
il 28-11-2007 alle 13:24
è un libro bellissimo. sul serio.
d.
il 28-11-2007 alle 16:00
ci sono dei libri di cui devi per forza parlare o scrivere qualcosa. E’ un peccato che di questo si sia parlato poco.
il 28-11-2007 alle 22:13
si, penso debba essere molto bello a quanto ne dici. non lo conosco, ma adesso lo cercherò.
la frase che citi è illuminante, credo sia la conquista, tardiva, di ogni donna, ma forse ci riusciamo, anche prima, a guardare i tetti.
eccoli!
ciao
(ci sono libri e film di cui bisogna, per forza, scrivere qualcosa by-passando le regole dell’edotoria e della distribuzione, hai proprio ragione)
il 29-11-2007 alle 10:42
non è detta l’ultima parola. ne stai parlando tu qui. (non ne farei però una lettura di genere, nel senso femminile).
d.
il 29-11-2007 alle 12:52
No, certo che no, non è una lettura di genere. Ho riportato quella frase (di lei che guarda i tetti di Atene) perchè tra i mille pensieri
che poteva fare, quello era il più inaspettato nella sua situazione - inaspettato per lei e per me che leggevo - ma anche appropriato.
il 29-11-2007 alle 14:56
la lettura di genere l’ho fatta io probabilmente

il 29-11-2007 alle 15:09
ma è dipeso da me, che sono stata troppo sintetica quando ho scritto: è un genio. Un indovino di quello che c’è dentro la testa.
Avrei dovuto spiegare meglio. E’ una frase che è chiara per chi ha letto il libro, ma può essere equivocata da chi non lo ha letto.
Cercherò di ricordarlo la prossima volta.
il 29-11-2007 alle 20:39
io trovo normale che uno (uomo o donna) abbia voglia di svagarsi di una forma cosi assoluta quando vive momenti di grande tensione ; i tetti d’Atene oppure andare a vedere il mare , oppure ancora qualcosa di piu leggero.
certo, non ho letto il libro. E mi hai fatto venire la voglia di leggerlo.
il 30-11-2007 alle 16:30
lo lecqui qualche anno fa. mi piacette assai. forse anche lo recensicqui da qualche parte… se non lo feci, lo farò, mi venne quasi voglia di rileggerlo!
splash!