L’istinto del narratore     20-11-2007  

Chi scrive, mi riferisco indifferentemente a uno scrittore o a un blogger, a uno cioè che rende il suo testo letterario pubblico, ha due mostri da combattere: la vanità e il desiderio di apparire buono. La vanità si può provare a eluderla raccontando storie con personaggi che sono apparentemente distanti dall’autore come status, come sesso, come principi.
Resta il secondo mostro da arginare che, una volta confinato il primo, tende a ingrandirsi come se si risucchiasse quei punti che sono stati sottratti all’altro.
Allora uno dice: faccio il cattivo, il cinico. Potrebbe essere una soluzione, ma si riuscirà a esercitare cattiveria, cinismo e loro derivati senza cadute rovinose dalla parte dei buoni? Ma anche se ci si riuscisse a essere un narratore con un’indole di questo tipo, - da non confondersi con la persona, eh - c’è sempre il rischio che l’accanimento nel ricoprire questo ruolo conduca verso l’inattendibilità di chi racconta, che può apparire esagerato, o semplicemente che appare “troppo” con il conseguente rischio di ricadere preda dell’altro mostro, la vanità.
Oppure una scappatoia può essere quella di raccontare se stessi, ma ridicolizzandosi un po’. Ma non è così semplice da realizzare.
Non c’è una ricetta per evitare che ciò accada. Si può leggere e rileggere quello che è stato fatto da altri prima di noi, ricopiarselo più volte su un quaderno o su word, ma a un certo punto tocca di nuovo a te, stai lì davanti alla pagina con il tuo potere immenso e devi decidere.

Categorie: dello scrivere

[ 8 commento(i) ]

8 Responses to “L’istinto del narratore”

  1. matteo dice:

    Non credo che per combattere la vanità - dote di cui sono prodi tutti gli scrittori, o almeno una buona fetta - basti scrivere di personaggi diversi per sesso e ambito socio culturale dal nostro. Una parte di vanesio rimane, non c’è nulla da fare, sia che tu lo trasferisca in un facchino turco del porto di Taranto, sia che tu ti possa identificare in una suora di clausura delle alpi svizzere. Col buonismo è più facile, ma quando giochiamo col nostro specchio risultiamo sempre troppo belli, altrimenti perchè farci leggere?
    Ciao
    Matteo

  2. Cano dice:

    Alessandra, questo post è così bello che mi fa venire voglia di commentarlo seriamente. Solo che, quando non sono ironico, tendo a pontificare. Scusami, e beccati questi argomenti:

    1) Siamo d’accordo su un punto: la vanità è un mostro. Però, in un certo senso, non si tratta tanto di eluderlo quanto di nutrirlo; al di là di ogni travestimento, e di ogni narrazione inattendibile, in ogni scrittura ci siamo solo noi, nient’altro che noi e la nostra vanità. Cerchiamo di essere vanitosi¹.

    2) Quanto al desiderio di apparire buono, non saprei, non l’ho mai avuto; e nemmeno il desiderio di apparire cattivo. Quando scrivo, ho più che altro il desiderio di spiegare tutto il dolore e la gioia che ho provato – e tutto l’odio che provo per le persone che mi hanno ferito, e tutto l’amore che provo per le persone che mi amano (spesso, le due categorie coincidono).

    Ciau

    Cano

    ¹ Naturalmente, cerchiamo di essere vanitosi a ragion veduta, tenendo conto cioè della tradizione. Se siamo vanitosi ma ignoranti, non serviamo a nulla. Cerchiamo di leggere gli autori del passato, e superiamoli. Dopo di che, tiriamocela; se siamo più bravi dei nostri padri, facciamolo pesare al mondo.

  3. nonsisamai dice:

    bella questa tua riflessione. sul fatto di associare scrittori e blogger avrei dei dubbi in generale, pero’ alla fine quello che facciamo tutti e’ proprio scrivere.
    e io lo scrivere, nel mio piccolo, l’ho sempre preso seriamente, con molta umilta’ a partire dalla correttezza ortografica. ancora di piu’ adesso che, grazie a internet, mi trovo anch’io a essere letta da varie persone ogni giorno, mi interrogo costantemente sugli stessi quesiti. e quello che vorrei evitare e’ proprio dare un’immagine di me migliore di quella reale. sto ricevendo tante dimostrazioni d’affetto in questo periodo dai miei lettori (mammamia che parolone…)e questo mi gratifica, pero’ forse questa paura di scadere nel buonismo e nella banalita’ nasce proprio nel momento in cui ricevi degli apprezzamenti.

  4. Alessandra dice:

    Matteo, certo, una parte rimane, ma almeno è un po’ camuffata, perde il gocciolamento, si confonde tra le righe, è meno gonfia, insomma.
    Cano quanto al punto due, beato te che non lo hai. Io ce l’ho come complesso, nelle storie, ché nella vita agisco come mi sento, forse nel mio caso più che apparire, mi viene voglia di fare la giustiziera, di riequilibrare la bilancia, insomma. Naturalmente questo non è possibile, mica voglio scrivere storie alla Tex Willer, e mi devo sforzare alquanto per risolvere certe trame che tiro fuori.
    NonSiSaMai: tra uno scrittore che pubblica un racconto e un blogger che ne posta uno ci sono due personaggi: l’editore e l’editor che dovrebbero assicurare (in teoria) un testo migliore dello scrittore risposto a quello del solitario blogger. Però la vanità e la voglia di fare i bravi, i buoni, di mostrare il lato più fotogenico ce lo hanno entrambi, no? Anzi io credo che il blogger proprio perché ha un contatto più immediato con i lettori, queste tentazioni le abbia più forti.

  5. nonsisamai dice:

    si infatti mi sono espressa male. l’associazione che hai fatto mi ha un po’ colpito all’inizio come umilissima blogger, pero’ l’accetto soprattutto per come l’hai intesa tu qui.
    intendevo focalizzare l’attenzione sul discorso dell’immagine di noi che diamo scrivendo, questa e’ la cosa che mi interessa di piu’ e che ho apprezzato sia venuta fuori in modo cosi’ valido nel tuo post. e’ vero che la tentazione di autocelebrarsi ce l’abbiamo spesso noi blogger e credo come dici tu sia dovuta soprattutto al riscontro immediato che ha quello che scriviamo.

    detto questo, e’ sempre un piacere passare di qui.

  6. Effe dice:

    Lei per esmempio, posso testimoniarlo, è cattivissima, crudele, cinica e bara.
    Non l’avrebbero detto, i suoi lettori, ma tutto si comprende dal suo sguardo affilato e olandese, non dica di no.

  7. Alessandra dice:

    ma io non ho lo sguardo olandese…per lo meno non credo. Oppure mi è
    venuto e non me ne sono accorta? ;-)

  8. Eloisa dice:

    C’è chi dice che uno scrittore sia sempre terribilmente Narciso. Ed è vero. E’ un difetto a cui non si rimedia con nessuna strategia.
    Sul buono/cattivo, non saprei. Non credo che sia un problema per tutti i suonatori di parole. Per alcuni sì. Altri optano per il più variegato terreno della neutralità.

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