Un difetto dei tedeschi, dice il ragazzo che si chiama Albert, è che non sanno esprimersi in pubblico. Buttano in mezzo troppi argomenti e finiscono per perdere il filo. Io sono nato in Cina, dunque è cinese non coreano, e mio padre è stato trasferito per lavoro a Monaco, mio padre è tedesco, quando avevo sette anni. In Germania mio padre viaggiava di meno e abbiamo cominciato a parlare, fino ad allora parlavo solo il cinese con mia madre e l’inglese a scuola. Ora sto imparando anche a scriverlo, il cinese.
Ci racconta tutto questo a tavola, ma è un discorso che viene interrotto di continuo dall’altro ospite, Bastian.
Ho due gatti che pesano quindici chili e che ho addestrato come se fossero cani: gli dico a cuccia e loro vanno a cuccia, gli ordino di non muoversi e loro non si muovono, gli comando di riportarmi la pallina e loro me la riportano, sanno fare un sacco di cose, i miei gatti. Sorprendono tutti i miei gatti, e io ne sono orgoglioso.
I problemi di Bastian sono visibili sulla sua fronte: ha delle bolle che si tortura quando nessuno lo guarda, dei segni profondi di quelle che c’erano prima, la sua fronte, la mattina quando scende a colazione, è gonfia e rossa.
Albert riprende il filo del suo discorso, ha appena cominciato ad accennarci qualcosa sulla scrittura, quando Bastian posa la forchetta, sbatte la mano sul tavolo, il colpo fa tintinnare le stoviglie, e dice: e poi ho anche un serpente!
Tutti lo guardiamo, lo guarda anche Albert.
Lui non guarda nessuno e guarda tutti, è uno sguardo particolare, di quelli che non vedono.
Un serpente, sì. Me lo ha regalato mia madre. E ora sto cercando di addestrarlo e ci riuscirò, come ci sono riuscito con i gatti.
Per qualche secondo nessuno dice nulla, poi Emme gli chiede: è un serpente velenoso?
No, non è un serpente velenoso, ora ti descrivo com’è, il nome lo so solo in tedesco, non lo conosco in inglese, e parla, parla, mentre riprendiamo a mangiare.
Arriva il sabato sera, ognuno fa i suoi programmi, Albert va a farsi un giro a Leiden, decide di studiare ancora per la discussione finale del giorno dopo, Lo va dal suo amico scozzese a vedere la partita e resta a dormire lì, noi abbiamo un impegno con i vicini, rimane Fran con una sua amica e Bastian che tenta di addomesticare il gatto e lo insegue su e giù per le scale.
Non possiamo lasciarlo solo, dico a Fran.
Resta insieme al gatto, dice lui.
Appunto, dico io.
Verso mezzanotte Fran mi telefona. Gli ho fatto scegliere il film, ne ha scelto uno che aveva già visto, diceva che era molto divertente, e penso che lo fosse divertente, anche se noi non abbiamo sentito nulla, ha parlato tutto il tempo di quanto facesse ridere, il film, comunque il gatto si è tranquillizzato, non striscia più sul pavimento come faceva prima, e anche lui, a parte le mille parole in un minuto, ha la fronte meno congestionata. Ora è andato a dormire, e meno male che domani torna a casa sua.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 2 commento(i) ]
il 21-11-2007 alle 17:58
Io non l’avrei mai lasciato solo il gatto con uno cosi’!
[Gatti addestrati come cani? Povere bestiole!]
Poi chi ha vinto lo speech and debate?
il 22-11-2007 alle 0:09
La maggior parte delle vittorie è stata riportata da una scuola,non mi ricordo di quale Paese, ma mi ha raccontato Fran che erano agguerritissimi, dei veri avvocati.

La maggioranza dei partecipanti era costituita da ragazze, però. Evidentemente l’arte della discussione appartiene alle donne