Da W. sono volati via tutti, per le vacanze d’autunno, e adesso è vuota, W., come una città in agosto, però W. non è una città e non è nemmeno agosto, anzi da stamattina la temperatura ha virato decisamente verso il basso.
In compenso la mia casa è affollata – di amici dei figli e di scarpe all’ingresso, una montagna in crescita, anche se i figli dei vicini arrivano a piedi nudi - perché quelli che sono rimasti (i tosti o quelli che non sapevano dove andare, che non potevano andare, che non volevano andare) s’incontrano qui. Dlin dlon. Nessuno apre la porta. Mi piacerebbe che qualcuno inventasse un meccanismo apriporta simile a quello che esiste per i gatti.
Tu hai un telecomando e fai la programmazione.
Pulsante uno entra solo il gatto.
Pulsante due entra il gatto e i suoi amici.
Pulsante tre: non entra nessuno.
C’è chi poi non riesce a dimenticare il paese di W. e lo preferisce mille volte a Londra. Da domenica Tom, grande amico di Fran, si è stabilito da noi e ci starà tutta la settimana.
Il paese di W. meglio di una città? E soprattutto meglio di Londra? Non ci posso credere.
Ma Tom ce lo spiega, veramente ce lo spiega tutte le volte che torna perché preferisce stare qui. Quello che conta per essere felici sono le persone con cui stai, non il luogo o le mille cose da fare. (sì, è un’affermazione ovvia, però anche terribile quando chi lo fa la dice perchè l’ha sperimentata su di sé).
E poi Tom, nella sua Londra, è afflitto dal bullismo. Anche se dopo due anni di vita lì si è ritagliato una nicchia e non viene importunato più.
Così ieri sera a cena, a duecento all’ora: Il bullismo fa parte della vita, vorresti che non ci fosse, combatti per annientarlo, e quando sei convinto che ce l’hai fatta, che non ti massacreranno più, ti accorgi che hanno solo cambiato bersaglio perchè c’è il nuovo arrivato da tormentare, o quello che ha confessato una cosa che non doveva confessare, o uno che non ha rispettato le regole per essere dentro. O fuori. Dipende da come consideri la faccenda.

Categorie: Con quella faccia un po così, Contro il potere che

[ 5 commento(i) ]

5 Responses to “Peccato che non ci sia più il pianoforte”

  1. Vera dice:

    Anch’io parto per le vacanze d’ autunno (autunno europeo …), stasera il volo air france sara pieno …
    Si, ha ragione Tom, home is where your heart is …
    E, dov’è finito il pianoforte ?

  2. Alessandra dice:

    il pianoforte l’avevo (prudentemente) affittato e l’ho restituito quando Fran ha deciso di dirigere la sua creatività altrove. Peccato perchè Tom, da quanto racconta, da quando è andato a Londra suona il doppio del tempo di quando stava qui. Per fortuna che c’è la musica, sarebbe il caso di dire.
    Buone vacanze :-)

  3. SARA dice:

    Il figlio del mio compagno si è trasferito con la madre, da Lugano in Puglia. Il primo anno di scuola è stato tremendo: prendeva un sacco di legnate dai compagni, piccoli bulli pugliesi, che proprio non digerivano questo nuovo arrivato, biondino e con un accento strano. Difficile districare la matassa tra genitori preoccupati e nonni che davano consigli del tipo porgi l’altra guancia o buon nipote (oddio che strazio).
    Con il tempo il pargolo emigrante ha imparato la difficile natura dei rapporti umani e tra lividi, note sul diario e graffi sul naso, direi che ad oggi è perfettamente integrato. Uno svizzero in Puglia.
    Casa è dove vivi e impari a vivere.
    La geografia non c’entra.
    Saluti ESSE.

  4. Alessandra dice:

    Sara, non so. Ho una visione più romantica del concetto di casa. Per me casa è ciò a cui agganci il verbo tornare. Conosco persone che dicono torno a un-posto-a-minimo-mille-chilometri e sono quindici anni che non ci vivono più.

  5. sara dice:

    Allora se io fossi romantica potrei direi torno a casa quando torno a Roma che amo tanto e dove non vivo più. O altrettanto quando torno a Fi, ma anche a Berlino dove sono andata una volta in viaggio e sono stata benissimo.
    Sai cosa…che il concetto di casa è, per me, legato a quello di nostalgia che effettivamente non provo più da tempo. Però la nostalgia e l’idea di casa non sono per forza per me equivalenti a “dove voglio stare o tornare per rimanere”. Anzi aggiungo anche che casa e’ un po’ “da dove voglio scappare”. La visione romantica della casa e del tornare mi sfuggono.Mi sa che sono diventata un bel po’ duretta.
    Ti saluto.

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