Da Cabaret Bisanzio
“…In generale poi la satira è crudele non può preoccuparsi delle fragilità di chicchessia. La critica letteraria deve occuparsi di libri e di tendenze letterarie, prescindendo dai problemi personali di chiunque.
Se dai un libro alle stampe devi accettare le critiche, le ipotesi, le provocazioni (più o meno fondate), le illazioni: e se non hai le spalle abbastanza larghe per sostenere il peso degli attacchi che puoi tirarti addosso, hai due alternative: ti ritiri a vita privata, oppure smetti di leggere giornali, blog, televideo o sms sul telefonino e vai per la tua strada ignorando tutto il resto.
Scrivere un testo per la pubblicazione è quello che i Romani antichi chiamavano gestus publicus, per il quale si può esser chiamati a rispondere pubblicamente. In senso più lato, scrivere per la pubblicazione è un atto di arroganza estrema perché presuppone la convinzione che quello che si scrive possa interessare ad altri. Di una tale presunzione, bisogna sorreggere il peso fino in fondo…” di Seia
“…Non posso sopportare che si dica che questa scrittrice sia Virginia Woolf reincarnata, come non posso sopportare che il vostro supporto la faccia sentire in grado di dirsi erede di Burroughs, come quell’altro è erede di Pasolini, e il prossimo, immagino, sarà erede di, boh, chi? Con Babsi s’è già dato fondo alla maggior parte dei nomi forti e facili, chissà, forse il prossimo Bimbo Babbuzzo sarà il nuovo Flaubert? O forse Flaubert non ha abbastanza appeal: Hesse? Vonnegut?
Secondo: se qualcuno alza la mano e prende parola contro gli accorati appelli alla rinascita della letteratura, si vede rispondere con l’artiglieria. E spostare il campo di discussione, sul vittimismo, sulla politica, su coseacaso.
Questa artiglieria, queste accuse canagliesche, questi Ti tolgo dal blogroll, sono bullismo. Ed è un vero spettacolo vedere i bulli che accusano le loro vittime di insensibilità, di malignità, di aggressività! NOI, vigliacchi, feriamo la povera, debole Babsi: l’abbiamo presa in giro, OMG! nooo, pensa, c’è chi le ha addirittura detto che ha un brutto taglio di capelli! lei che non ha mai chiesto visibilità!Lei non ha chiesto visibilità??
Signora Lipperini, ma mi prende per una deficiente?
Non vuole esporsi una persona che si fa fare un book da un fotografo professionista, si fa ritrarre su Vanity Fair per un’intervista dedicata al suo libro, puntando quindi moltissimo, scelta SUA, sul “visuale”, e NOI però non possiamo commentare la cosa sennò siamo volgari??…”di Irene
ULTIMORA: Mastella ha tolto De Magistris dal blogroll di TG5
E c’è chi sostiene che dei commenti si può fare a meno.
Categorie: Segnalazioni
[ 13 commento(i) ]
il 23-10-2007 alle 16:59
Per puro caso, ma veramente per fato, ho letto questa querelle direttamente dal sito. Ma non hai riportato l’articolo in cui veniva deriso il libro in questione. Il nocciolo sta lì. Mi spiace, ma così messa la cosa è sbilanciata da una parte. Anche a me la satira piace, ma scrivere cose anche antipatiche su un libro senza averlo letto è quasi peggio che difendere per partito preso. O no?
il 23-10-2007 alle 17:41
redicola e pretenziosa recensione
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/09/002391.html
e gia che ci sono invito a seguire i precedenti:
http://www.7yearwinter.com/2007/10/just-do-it-greve/
il 23-10-2007 alle 17:44
Matteo, ho riportato il link al post, però. E i commenti ne ho riportati delle parti, non per intero.
Quello che mi premeva sottolineare è che dietro alcuni commenti c’è il tempo speso a scriverli, che non è uno sparare parole con la tastiera, che c’è lucidità, che ci sono un sacco di cose.
Nell’articolo non viene deriso il libro, ma un certo modo di recensire, che grida al capalavoro, che usa un linguaggio incomprensibile.
Tant’è che sulla recensione fatta da Demetrio Paolin su Bottega di Lettura, che ha tutt’altro respiro, non è venuto in mente a nessuno di farci un post.
il 24-10-2007 alle 20:53
Ho letto il post di chiusura di tale Babsi. Sono ignorante e non ne conoscevo l’esistenza, di lei, del suo libro, di tutta la polemica che ne è nata…però sono d’accordo con lei su un po’ di cose. Scrivere e la visibilità. E’ diverso scrivere sui blog rispetto a quando scrivi nel chiuso del tuo computer. E’ diversa la testa e i pensieri si trasformano in parole secondo processi diversi che danno forme di appagamento diversi.
Scrivere qua sopra puo’ portare la tua scrittura lontano e farla diventare cattiva. Io non ho ancora capito da che parte sto.
Forse la differenza sta davvero nei commenti e nel pubblico interagente?
il 25-10-2007 alle 10:50
“Forse la differenza sta davvero nei commenti e nel pubblico interagente?”
Un blog è legato ai commenti. A un apprezzamento, a un critica, a una battuta o al nulla. Un blog senza commenti mi fa pensare alle rubriche
dei giornali.
Quanto allo scrivere qui sopra…può portare ovunque, dipende da come ci si pone. Dipende da se stessi, alla fine. Un po’ di senso dell’umorismo e di ironia sono fondamentali quando si entra in una
piazza, virtuale o reale che sia. E se non si possiedono queste qualità forse è più salutare non esporsi.
il 25-10-2007 alle 15:05
Sarà come dici tu, ma a volte può essere anche questione di sensibilità . Vivere le cose con una certa pesantezza e magari un po’ di dramma, non significa essere poco ironici verso se stessi e incapaci di accettare le critiche degli altri.Secondo me. Magari si hanno un po’ i nervetti scoperti e quindi si è semplicemente più reattivi. Oppure non si rientra in nessuno dei casi di cui sopra e si è semplicemente molto riflessivi. E’ difficile trovare categorie adeguate, ce ne sono talmente tante.
il 25-10-2007 alle 17:28
Chi vive la vita con pesantezza e un po’ di dramma non ce l’ha l’ironia e tanto meno il senso dell’umorismo. E quando si hanno i nervi scoperti si sta con ti vuole bene e ti sopporta se rispondi male, eccetera.
Il De Mauro definisce ironico così: atteggiamento che consente di affrontare la vita in modo critico e con distacco.
Se c’è la pesantezza non ci può essere il distacco.
il 25-10-2007 alle 18:06
Come sei severa. Io non volevo innescare nessuna polemica. Non condivido quello che dici (e nemmeno quello che dice il De Mauro, in questo caso), ma lo rispetto. Ti posso garantire, non in senso assoluto, ma per quello che mi riguarda, che sono una persona ironica, autoironica, abbastanza spiritosa e a volte, un po’ pesante anzi molto.
Distaccata no per niente mai. Fumantina direi di sì e se rispondo male poi chiedo scusa. Questo semplicemente per dire che certe caratteristiche possono convivere nonostante le contraddizioni. Però non giudico perchè non mi piace.
il 25-10-2007 alle 18:23
mi pare ovvio che non mi sto riferendo a te. Come potrei? Mica ti conosco. La polemica poi mi annoia.
il 25-10-2007 alle 19:42
Dal punto di vista degli esiti meramente umorali della scrittura non c’è differenza tra scrivere un romanzo nel chiuso di una stanza, uno studio o un internet point e scrivere su un blog, tant’è che ci sono scrittori come Flaiano o Manganelli o Dorothy Parker per esempio che erano “cattivi”, ironici, spietati e non penso che nemmeno nei loro sogni più avveniristici avrebbero mai previsto i blog. E’ una questione di carattere e di forma mentis e di autocontrollo anche. Se uno ha i nervi scoperti dovrebbe ritirarsi a vita privata fintanto che si calma e poi riapparire e al massimo usare l’ironia per rispondere se proprio deve (e naturalmente dico questo in generale, anche a me e non ha a che fare con Babsi o chiunque altro, mi limito a rispondere a te Sara). E’ vero poi che l’ironia o ce l’hai o non ce l’hai, ha ragione Alessandra o meglio o sai usarla perché soprattutto nei testi scritti e nell’oratoria è una figura retorica o non sai usarla, difficilmente puoi impararla.
il 25-10-2007 alle 23:29
Per Seia, ringrazio il cielo che tanti scrittori con ” i nervi scoperti” abbiano scritto e comunicato e non si siano ritirati a vita privata.
il 26-10-2007 alle 0:19
Ok Sara m’arrendo non posso farcela: io dico quadri, tu mi rispondi picche è una partita che non ho voglia di giocare
il 26-10-2007 alle 8:42
Lo stesso dico io. Questo commento (mio) è partito male e finisce qui (io). Mi arrendo (anch’io).
La sensazione che ha Seia l’ho avuta (io) dall’inizio a ora! Buona giornata.