Nell’ultima luce prima della notte passeggio davanti casa, frantumo foglie color ruggine, fumo una sigaretta e aspetto. Aspetto Emme che cerca il cellulare, che la fa a fare questa ricerca? Se lo dimentica sempre spento,e quando è acceso ha la vibrazione e non si accorge mai se qualcuno lo chiama, così nessuno gli telefona più, solo un suo amico dal carattere ostinato. Termino le foglie da calpestare e comincio a innervosirmi, io non sopporto le attese, e detesto arrivare in ritardo, ho queste due fissazioni da miss perfetta, non ho altre manie che tendono alla perfezione per fortuna, solo queste due, comunque sto lì in cerca di qualcosa da guardare e lo vedo: un cane un po’ grasso, di colore giallo, ma forse è un’esagerazione dell’ultima luce, che cammina veloce e trafelato, scartando un po’ a destra, i cani sono di destra? arriva fino alle saracinesche di un gruppo di garage, come se avesse una meta, ma poi frena di colpo, pare si sia ricordato qualcosa, fa una curva ampia e ripassa a velocità più sostenuta, al collo ha appesa una medaglia e una cinghia scura a forma di ics gli avvolge il corpo, e tu chi sei?gli chiedo. Si gira e mi guarda, rallenta un po’, non dar retta agli sconosciuti, gli sussurra una voce interna e allora riparte accelerando l’andatura, spaventato per quello che gli potrebbe capitare, deviando ancora un po’ a destra, destino dei cani abbandonati o di quelli che hanno paura, lui appartiene alla seconda categoria, perché da quello che ho potuto vedere, in questo paese li amano gli animali, e poi ha la medaglia, vieni qui, gli dico, gli faccio anche un verso strano che spero possa attirarlo, ma lui non si fida, e torna ad accelerare il ritmo della sua andatura e lo scarto verso destra diventa sempre più preoccupante, sempre un cane ubriaco, o sperduto, ma gli ubriachi, certi ubriachi quelli che bevono e ribevono non sono sperduti forse? Mi raccontava una ragazza ungherese, un po’ di giorni fa, dicono che l’ungherese sia la lingua europea più difficile da imparare, però ha un suono così affascinante, io quando la sento parlare quella tipa lì con una sua amica, la starei ad ascoltare senza annoiarmi mai, be’, mi raccontava questa ragazza, sull’autobus c’era uno, un ragazzo, ma proprio un ragazzo, e se una ragazza di ventidue anni definisce uno un ragazzo, tu pensi che sia un ragazzino, così le ho chiesto: un minorenne? No, non un minorenne, aveva la barba già bella dura, ma allora perché non ha detto: un mio coetaneo? forse per non confondersi con lui, ecco, sì, deve essere per questo motivo qua. Be’, continua la ragazza ungherese, questo ragazzo qui barcollava parecchio alla fine è caduto giù per terra ed è rimasto con la faccia giù, sul pavimento dell’autobus, e non erano nemmeno le cinque del pomeriggio ed era mercoledì. Come se fosse stato sabato sarebbe stato diverso, sì, lo sarebbe stato diverso ai suoi occhi, agli occhi della ragazza ungherese intendo, agli occhi degli altri passeggeri, se fosse stato sabato e quasi mezzanotte, ci avrebbero potuto ridere sopra a uno che stramazza giù per terra e rimane lì a dormire, comunque il cane è sempre più frastornato, bisogna interrompere il suo circuito, confortarlo con del cibo, attrarlo con questa scusa nel mio giardino e chiudere il cancello di legno, il cancello è basso e non raggiunge il metro, ma il cane, questo cane, non potrebbe mai saltarlo, è un botolo, un botolo di colore giallo spento, incredibilmente brutto e incredibilmente commovente nella sua ricerca disperata, quello che commuove diventa quasi bello, quello che irrita è come se perdesse lo smalto, ecco, si accendono i lampioni, il crepuscolo lancia l’ultimo bagliore, pare una candela che sta per consumarsi, anzi mille candele distanti tra loro che si spengono tutte insieme, la notte precipita giù, il colore del cane riacquista dignità, il suo corpo un po’ di snellezza, un fischio taglia l’aria e lui s’immobilizza fulminato, poi si dilegua al galoppo, dritto come una pallottola. Ma le pallottole arrivano dritte? Non hanno mai incertezze? E’ a quel punto che Emme esce con il suo cellulare spento.
Categorie: in un altro luogo
[ 5 commento(i) ]
il 22-10-2007 alle 13:28
non le eviti più, le attese; ha visto quanta vita c’è dentro, a saperla vedere, o immaginare? (che poi è la stessa cosa)
il 22-10-2007 alle 15:16
Ffffffff!!! Ho spento le candele.
il 22-10-2007 alle 19:56
Non so perchè, ma anch’io oggi pensavo ai cani…
il 24-10-2007 alle 8:55
ciao Alessandra.. Mi sono immedesimato nel cane: aspetto solo un fischio per ripartire, come una pallottola o una saetta non importa, comunque ripartire. Nel frattempo, anche io barcollo (ma non a destra).
Baci
il 24-10-2007 alle 9:56
per non andare a destra, di questi tempi, si finisce per camminare al centro.
ma io non ci sto.
ciao Leo!