La mia Olanda     19-10-2007  

De ochtend dat het konijn verliefd werd op de klokkentoren.
E’ il titolo di un racconto che ho scritto io.
Be’, non proprio. Io non ci riuscirei mai a scriverlo e soprattutto a pronunciarlo correttamente, nemmeno se mi esercitassi per cent’anni. Ho la dislessia per le lingue. Incapacità che si presenta con una caratteristica bizzarra: è legata al mio interlocutore. Se chi ho davanti m’incuriosisce molto o se mi ha fatto arrabbiare allora mi dimentico di lei e le frasi corrono veloci. Ma ciò si verifica solo con l’inglese. Con l’olandese non c’è proprio nulla da fare. Ci hanno provato in tanti in questi anni, dalla commessa del supermercato al medico della mutua, ma sono proprio senza speranza: le parole non mi escono come dovrebbero.
Comunque domani sera ,ad Amsterdam, c’è questa festa.
Un’intervista a Marina Warners si può leggere qui.
Nei commenti un certo Dege scrive: ci sono centinaia di corsi di scrittura creativa, ma non c’è un solo corso per librai intelligenti. ah, quanti “smerciatori di libri” dovrebbero andare a lezione da Marina d’Olanda, la Sylvia Beach dei nostri tempi.

Categorie: Libri, Roba d'Olanda

[ 15 commento(i) ]

15 Responses to “La mia Olanda”

  1. matteo dice:

    Ma tu ti consideri a tutti gli effetti: scrittore?
    Saluti

  2. Alessandra dice:

    non ho ancora deciso. A volte mi sento più expat. Ma poi ci ripenso.Alcune volte mi sento più a mio agio nella categoria dei parzialmente annoiati. Ma a pensarci bene potrei rientrare in decine di categorie. Le categorie: quello che si mettono nei blog, per suddividere i post. hai presente?

  3. matteo dice:

    Uh, si. E non ce n’è mai una giusta per definire il post! Ma non ti sembra troppo pomposo come termine, scrittore? A me suona male, ma non esiste l’alternativa linguistica, credo.

  4. Alessandra dice:

    Dipende a chi si pensa quando si pronuncia la parola scrittore.
    E’ divertente la reazione a questa parola da parte di chi non s’interessa di letteratura.
    per esempio, una volta su un atto notarile volevo far mettere, vicino al mio nome e cognome, scrittrice, ma il notaio mi ha detto: dobbiamo mettere una parola concreta! Ma io non mi sapevo decidere tra casalinga e disoccupata. Alla fine, lui, esasperato, a seguito di un mio ragionamento un po’ contorto, ha scritto casalinga.
    Mentre un’altra volta durante una denuncia per un furto, il commissario mi chiede: professione? disoccupata, ho risposto io (avevo deciso di alternare). e lui: sul serio disoccupata? Non ci credo! Che fa durante il giorno? e io: scrivo. E lui: e mettiamocelo allora! Alla fine ha aggiunto: chissà che cosa scriverà su quello che ha visto in questo posto.
    Però io quando mi considero scrittrice non penso alle migliaia di persone che hanno scritto, scrivono o scriveranno.
    Penso a me. Un po’ ego, ma che ci posso fare? l’ego è uno dei motivi che spinge a scrivere.

  5. Morgan dice:

    Bellissimo ciò che è scritto su Marina, anche se non la conosco. Queste storie sono gli esempi di cui tanti italiani hanno bisogno, la capacità di credere di potere fare con serietà l’impegno intrapreso.
    Mancano qui in Italia i modelli sani e intraprendenti, o meglio, i più sono in disparte, lontani dai mezzi di telecomunicazione. Peccato.

  6. sara dice:

    Davvero? Non è per esorcismo? Perchè deve sempre essere una questione di ego e non di naturale sopravvivenza ai propri spiriti?

  7. marino dice:

    Perché dovrebbe essere pomposo, Matteo, dire di sé stessi sono scrittore? Sulla tomba di Francesco Biamonti ci sono le date, il nome e sotto c’é la parola scrittore, io la trova una parola che non nasconde, che non mette nessuna maschera.
    Uno scrittore é uno scrittore é uno scrittore, come una rosa ecc.
    à ce soir,
    marino

  8. Effe dice:

    ma sa che vista così, con profilo olandese, ci fa una bella figura? Ha lo sguardo un po’più duro, ma nel complesso ha il suo perché.

  9. Alessandra dice:

    Non so se ci faccio una bella figura. So solo che quando mi hanno chiamato per la presentazione avevo una bitterballen incandescente in mano e non sapevo che farci. Mangiarla? Impossibile. Ficcarla in tasca? Non ne ho avuto il coraggio. Per fortuna che ho incontrato Emme. E l’ho mollata a lui :-)

  10. Giorgia dice:

    E com’è andata la festa? Me l’hai salutata Melania…? Ma sì, ma sì, sei una scrittrice. Ormai non ci sono dubbi ;-)

  11. Alessandra dice:

    La festa è stata bella. Gli olandesi alle feste danno il meglio di sè. E’ impossibile non parlare. Melania non c’era. Eravamo quattro autori: Marino Magliani, Marco Drago, Dario Voltolini e la sottoscritta. E diciassette traduttori! E poi tantissima gente. Il mio racconto ne ha avuti due di traduttori, anzi traduttrici. C’era una parola su cui hanno avuto dei dubbi nella traduzione (rastrelliera, quella a cui s’agganciano le bici)perchè di solito sono dentro le scuole, ma io l’avevo messa fuori. Ma la scuola a cui m’ero ispirata era piccola e l’aveva fuori ;-)
    Poi ho chiesto a Emme: secondo te perchè il mio racconto l’hanno tradotto in due? E lui: perchè non si capiva un cazzo, ah, ah!
    Capito con chi ho a che fare? :-)

  12. matteo dice:

    Marino, sul tuo intervento a proposito della parola scrittore si potrebbe disquisire. Vedo che, come hai fatto a Mantova (ero presente all’incontro) ti basi molto oltre che sulle liriche di Biamonti (che mi riprometto di leggere, giuro!) anche sulla sua esistenza. Ma allora ti chiedo questo: chi ha la semplice passione, e pubblica privatamente o scrive e non pubblica ma si considera un narratore, può fregiarsi del termine “scrittore” o deve accontentarsi di scrivente; insomma, io (parere molto personale) leggo una sottile spocchiosità di chi ha pubblicato nei confronti del resto del mondo, sia esso web che reale. Non suona meglio il termine “autore” piuttosto?
    Saluti
    Matteo

  13. marino dice:

    Matteo, io non ho mai saputo far altro nella vita che scrivere. Lo dissi anche a Mantova se ricordi. Ero scrittore già fin dai tempi in cui non scrivevo ancora, ero scrittore quando lavavo i piatti a Buenos Aires o a Stavangher ecc.
    Autore lo trovo, seppur giusto, molto generale, autore di cosa dunque? di scritti nel mio caso, solo di scritti, di parole guardate dall’alto e dal basso e di sbieco e una dietro l’altra che vedi solo la prima lettera… Perché mai,
    chi ha la passione e non ha mai pubblicato non dovrebbe prendersi la responsabilità di dire a se stesso e al mondo sono scrittore, come chi ha pubblicato delle cose come?

  14. marino dice:

    come chi ha visto il suo nome su un libro, intendevo.
    grazie, e a ritrovarci a Mantova, o qui in questo bel posto
    che ogni tanto frequento molto volentieri.

  15. Mammamsterdam dice:

    Adesso ricordo, ti ho conosciuta alla festa di Bonardi. Bello, finalmente leggo un blog scoperto per caso con una sia pur vaghissima idea di chi lo scrive.

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