E i blog che ci stanno a fare?     16-10-2007  

Mi è arrivata una lettera, in inglese, di una tipa che abita a un paio di chilometri da me e che organizza corsi di scrittura per expat. Lo scopo del corso è imparare a scrivere libri sulla propria vita da emigrante.
Deprimente.
Qualche giorno fa, qualcuno mi chiedeva: hai letto XXX di YYY? Con un tono che sottintendeva che dovevo per forza averlo letto.
No. Rispondevo io, in stile cowboy che lucida la pistola
No?? Ora l’ho prestato, ma appena me lo restituiscono te lo faccio leggere.
Non leggo quasi mai i libri che mi prestano, pensavo. Ma rispondevo: ah, grazie. E riponevo la pistola nella fondina.
E’ la storia di una expat. Be’, non esattamente una storia. E’ un libro in cui YYY riporta le sue esperienze di vita all’estero. Non puoi non leggerlo!

Che stia per nascere l’ennesimo tormentone letterario?

Categorie: Contro il potere che

[ 11 commento(i) ]

11 Responses to “E i blog che ci stanno a fare?”

  1. panda4x4 dice:

    emigranti…

  2. untitled io dice:

    ehi blogger, non t’avevo mai visto lucidare la pistola: hai un futuro nel cinema!

  3. Vera dice:

    da poco ho letto un libro niente male : Il manuale del debuttante russo di Gary Shteyngart (mondadori).
    L’anti-eroe del romanzo è un giovane ebreo russo emigrato negli USA dove ha studiato in un’università progressista del Midwest. I personaggi sembrano usciti da un film di W.Allen. E una storia picaresca, il protagonista vuole raggiungere la meta finale di ogni emigrante : ” una casa migliore in cui essere infelice” …
    infatti, deprimente …

  4. matteo dice:

    Di storie d’emigranti c’è piena la biblioteca! Evita, se puoi.

  5. Alessandra dice:

    expat, emigranti,o quelli che sono andati via dal loro Paese. Alcuni per sopravvivere. Altri per vivere meglio, o per avere, come riporta Vera nel suo commento, una casa migliore in cui essere infelice. Poi, per fortuna, non va per tutti allo stesso modo. Quindi lucido la mia pistola, in effetti ora che ci penso una piccola parte in un film o altrove non mi dispiacerebbe. Ma un libro su emigranti come me, no, quello non lo scriverei perchè per non annoiarmi finirei per rendere ridicola la protagonista e i vari personaggi, e mi attirei la riprovazione della comunità di qui, e non è il caso.
    Tuttavia un romanzo su emigranti l’ho appena finito, mi dispiace Matteo, ma sono anni che la tivù mostra facce di persone ammucchiate sui barconi, anni che ascolto racconti pazzeschi o che vedo con i miei occhi scene terribili, e del resto mica l’ho scritto per una biblioteca, l’ho scritto perchè non ne potevo fare a meno ;-)

  6. Giorgia dice:

    E non vediamo l’ora di leggerlo…

  7. Alessandra dice:

    :-)
    e io non vedo l’ora di finire di ritoccarlo. Ma anche no.
    smetterò solo quando comincerò a detestarlo. Un meccanismo un po’ perverso, chissà quando è il momento di chiudere, chissà gli altri quando chiudono.

  8. Effe dice:

    in linea di massima, in confronto tra vite e culture (expat, di lusso e non) è ciò che cambierà la nostra lingua e il modo di narrare

  9. massimo dice:

    non sono molto d’accordo con l’ultimo commento, non credo che la letteratura cambierà per questo motivo, rappresenterà un filone, ma non cambierà il tutto come non lo faranno tutti gli altri

  10. Alessandra dice:

    Io invece credo che la forma ne sarà influenzata. Lo dico dal mio (piccolo) punto di osservazione leggendo i libri di Marino Magliani, scrittore che, a differenza di me, è immerso costantemente nell’olandese ma scrive in italiano con una forma personalissima. Leggendo le storie di mio figlio che vive tra gli americani,e scrive storie in un italiano corretto, ma tuttavia diverso. E così immagino che accadrà agli emigrati in Italia che sceglieranno di raccontare nella nostra lingua. Avremo un’evoluzione della forma più massiccia e rapida rispetto al passato, anche se ci vorrà del tempo per rendersene conto.

  11. Effe dice:

    (Alessandra, lei ha dimenticato di intimare In alto le mani. Giacché ha una pistola, la usi, santiddio)

    Ah: suppongo sia superfluo ricordare come l’inglese (che è mezzo esperanto) è stato già da molto tempo trasformato e plasmato e vivificato dalle contaminazioni africane, caraibiche, ispaniche ecc.

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