Undici     10-10-2007  

Da quasi un mese sono sul capitolo undici. Ho scritto sono, avrei potuto scrivere almeno un’altra decina di verbi per esprimere il mio rapporto con queste pagine. Se mi mettessi a fare uno di quei ragionamenti surreali su cui ogni tanto m’incanto, dove gli oggetti diventano soggetti dotati di potere, di pensiero e di altro, direi che il capitolo undici si vendica di me perché l’avevo chiamato erroneamente dieci. Ieri ne sono venuta più o meno a capo, anche se l’attacco non mi convince affatto, anzi è orrendo, ma per quanto mi scervelli non riesco a immaginarne uno diverso. E’ un capitolo fondamentale nella storia e vorrei che fosse perfetto e invece, tra tutti, è il peggiore. Quando non riesco a trovare una soluzione, salgo sulla bici e arrivo fino alle fattorie, oppure, come ho fatto ieri, vado a vedere come se la sono cavata altri prima di me:

E così era venuta la gran giornata del ritorno a Roma, ma quanto diversa da come l’avevo immaginata nei miei sogni di liberazione, durante i nove mesi che avevo passato a Sant’Eufemia.

Arrivò a casa completamente intirizzito, era tutto buio all’intorno, le candele nelle lanterne s’erano consumate: guidato dagli aiutanti che conoscevano già il luogo, attraversò a tastoni una delle aule.

Il signor Hilditich li ha visti in giro, è gente un po’ suonata, secondo lui. Li ha notati per strada, a rompere le scatole con i loro dépliant e il loro fanatismo religioso.

Quel pomeriggio, arrivati quasi in cima al monte, mio padre si fermò a riempire la pipa e a prender fiato, e guardò giù dalla vallata.

Eravamo stati nel letto così, chiacchierando e sonnecchiando a brevi intervalli e ogni tanto Quiqueg allungava con affetto le sue brune gambe tatuate sulle mie e poi le ritraeva;

No, non io disse Silver. Flint era il comandante; io ero quartiermastro, per via della mia gamba di legno. La stessa bordata che mi portò via la gamba, lasciò il vecchio Pew senza la luce degli occhi.

Nulla di folgorante, mi pare, a parte il penultimo attacco che in un paio di righe dice un sacco di cose. Ma nulla di vergognoso come il mio. Certo, avrei potuto cercare inizi di undici capitoli di romanzi che considero spazzatura, ma perché dovrei tirarmi su con la spazzatura dal momento che esiste ben altro? preferisco continuare a stare giù piuttosto ( a proposito mi viene in mente una frase che ogni tanto leggo sulla rete e che è assai divertente: si pubblica tanta spazzatura, non vedo perché non dovrebbero pubblicare me, la mia roba, ecc.).

C’è chi poi l’ha soppresso il capitolo undici come Richard Yates che ha diviso il suo Revolutionary Road in tre parti. Se non l’avesse fatta, questa divisione, avrei letto:
E così ci pianti, disse Jack Ordway, mescolando il caffè nella tazzina. Tagli la corda, te la batti. Bel colpo, Franklin.
A proposito di questo romanzo: sono circa a metà, lo sto leggendo lentamente perché la sera non riesco a concentrarmi, ma è un gran romanzo, davvero. Uno di quelli che non sapresti dire perché ma ti prende e non ti molla più. Solo una cosa curiosa. L’incipit, che non è male, non c’entra molto, per come è scritto, con il resto del libro.

Categorie: Prima che la storia finisca

[ 2 commento(i) ]

2 Responses to “Undici”

  1. sara dice:

    Non mi azzardo a dare consigli: non sono una scrittrice se non amatoriale. Però a me molto spesso, aiuta il pensiero laterale.
    Saltare il capitolo 11 e passare a quello successivo o all’ultimo ad esempio? A volte a me capita di fissarmi e di non riuscire più a vedere con oggettività il mio lavoro (l’architettura è un bel rompicapo a volte). Così mi allontano da quella cosa specifica e provo a fare altro. In genere la soluzione arriva o da un esterno che non c’entra niente con quel lavoro specifico o da me dopo che mi sono allontanata con il corpo e la mente e dedicata ad altro.
    O forse sono solo chiacchiere.
    Saluti.

  2. Alessandra dice:

    In effetti era da un po’ che volevo fare quello che suggerisci tu, ma poi finivo per passarci almeno un paio d’ore sopra. Ma da oggi ho deciso: il capitolo undici non esiste. E poi vedrò ;-)

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