Natura morta     08-10-2007  

I topi giocattolo che vendono da queste parti per i gatti sono identici a quelli veri. Sono grigi, grigio topo per l’appunto, di circa cinque centimetri di lunghezza esclusa la coda, nulla a che vedere con quelli italiani, dunque. Però sono voracissimi se s’intrufolano in casa.
La roba che avevo poco fa sotto la scrivania poteva essere un topo giocattolo, però ho intuito subito che quella immobilità non era da oggetto ma da essere che non si muove più. Poi quando mi sono avvicinata ho visto anche un paio di zampette e un mucchietto di piume color ruggine. Quel che restava di un uccellino.
Mi sono ricordata di un tipo che conoscevo che era, è, incisore, e che a un certo punto aveva fatto una mostra e aveva avuto un gran successo, soprattutto una sua incisione di un uccellino morto. Prima l’aveva riprodotto a matita su un foglio, e tutti la volevano comprare quell’incisione lì perché sembrava proprio vera, e lui era contento. Non aveva avuto una vita facile, questo tipo qui, era stato in prigione come dissidente politico in Turchia, poi si era rifugiato in Jugoslavia prima che si dividesse, infine era arrivato a Roma e aveva seguitato ad avere una vita dura, insegnava disegno e cresceva sua figlia. La piccola dormiva e lui spiegava il chiaroscuro a un paio di allievi, con l’ansia che si svegliasse, poi la portava al parco, correva a casa e preparava il brodo vegetale, citofonava un altro allievo per una lezione, tariffa ridotta perché c’era la bambina, è stata dura, diceva quando ormai andava a scuola, anche se è sempre stata un tipo tranquillo, lì, sul seggiolone a guardarmi mischiare i colori.
Dopo aver inciso l’uccellino, il tipo era felice non soltanto perché era piaciuto molto e finalmente aveva guadagnato un po’, ma perché sua figlia ne aveva disegnato uno anche lei. E sbucava dal foglio anche il suo. Un disegno sorprendente per una bambina di cinque anni.
Ma l’uccellino era vero o finto?
Era vero, verissimo. L’abbiamo trovato durante una passeggiata al parco, Viola e io, anzi è stata lei a indicarmelo.
Quello che era più terribile di quell’incisione lì, erano le zampette dritte e poi accartocciate alla base, che ti davano proprio il senso della morte. Come quelle che ho gettato nella pattumiera poco fa, solo che loro il corpo non lo avevano più.
Ora devo trovare un sistema per togliermi questa immagine dalla testa.

Categorie: in un altro luogo

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Natura morta”

  1. Effe dice:

    Però la storia dell’incisore è bellissima.
    E l’uccellino morto è un prezzo.
    Per ogni bellissima storia, c’è un piccolo dolore da qualche parte del mondo

  2. Alessandra dice:

    già. e una cosa che non posso fare a meno di pensare è che tra un mese avrò dimenticato quello che ho trovato stamattina sotto la scrivania, mentre a distanza di nove anni ricordo ancora perfettamente quell’incisione e quel disegno in chiaroscuro.

  3. Effe dice:

    ma non è una colpa
    Ci si ricorda non le cose, ma il significato delle cose

  4. davide l. malesi dice:

    E’ quella la potenza delle immagini azzeccate: che ti si stampano nella memoria. Non ti salvi più. Temo tu sia destinata a vivere in compagnia dell’uccellino morto :)

  5. Giorgia dice:

    E’ morta ma è natura. Ieri forse io e Sten ci siamo risparmiati una scena simile, distogliendo la gatta dal groviglio di foglie dove “qualcuno” si era rintanato. Ma tra gechi, uccellini, lucertole, farfalle e topolini non siamo stati risparmiati dalla vista di bestioline stecchite e mangiucchiate. Amiamo quelle meravigliose predatrici, più quando giocano a nascondino con noi o ci ronfano sulla pancia che nella versione cacciatrice, ma le amiamo.

  6. Alessandra dice:

    davide, a meno che non riesca a metabolizzarlo ficcandolo in qualche storia.
    giorgia, il mio è un maschio. Mio malgrado :-)

  7. Giorgia dice:

    Uh, è vero! Mi ero dimenticata…

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