Siccome le parole volano, come le api, oltre a compiere un numero infinito di altre azioni, capita che un piccolo fatto che mi riguarda, raccontato a una vicina, diventi qualcosa di gigantesco, in positivo, per fortuna. Altro non posso aggiungere perché periodicamente la mia vicina, che è simpaticissima, davvero, prova a leggere questo blog con il traduttore, e inoltre fa un po’ vanitosi scrivere di fatti positivi che ci coinvolgono.
Le parole possono grondare retorica e bontà. Di bontà e di buone azioni non bisognerebbe parlarne, di quella riferite a se stessi intendo, e tanto meno scriverne. Alla bontà esibita preferisco la cattiveria sbandierata che a volte si basa, per colpire, su intuizioni originali, seppure nel lungo periodo risulti fastidiosa come la prima.
Le parole svelano, anche.
E così scopro perché quel tipo che si è trasferito a CameliaHof a luglio non ha un’aria assente quando ci sente parlare. E’ italiano, ecco perché. Ma alle nove di sera, se c’incrociamo a portare i container nel luogo stabilito e non c’è nessuno, ma proprio nessuno, perché mi saluti come se fossi americano?
Categorie: Pensierini
[ 6 commento(i) ]
il 02-10-2007 alle 19:11
A proposito di buone azioni. Ti devo ringraziare, dopo aver visto il contatore delle visite. Nei due giorni del tuo commento col mio blog ho avuto circa 50 ingressi contro una media di 20. Sempre di cosa positiva si tratta
il 02-10-2007 alle 22:09
perché “vuole fare l’americano ?”
il 03-10-2007 alle 8:39
forse per compiacere la moglie americana.
(Vera, ieri ho provato a lasciarti un commento, ma la piattaforma non me lo ha permesso)
il 03-10-2007 alle 11:36
sono curiosa del fatto positivo che ti riguarda, molto curiosa ;-))
il 03-10-2007 alle 14:59
Sempre meglio sembrare straniero che italiano. Ti solleva dal dovere della conversazione…
[Ste]
il 03-10-2007 alle 18:29
già, a questo avevo pensato anch’io. E mi ha fatto un effetto strano.
Sfuggire al dovere di una conversazione è un’azione che capisco bene, però che si faccia a priori mica tanto.
giorgia: è un piccolo fatto, e mi sembra di avertelo già detto quest’estate…(quest’estate? ma è passato un secolo)