Nella stesura di Prima Che La Storia Finisca il dialogo a due non mi ha creato particolari problemi come nel pezzo in corsivo qui sotto. Devo ancora ragionare su parole o frasi, ma non è imbalsamato, è credibile insomma.
Invece ho avuto difficoltà a far parlare quattro personaggi insieme. Quattro personaggi che hanno quasi lo stesso peso e che si raccontano, in capitoli differenti,ognuno dal proprio punto di vista.
Quando finalmente si incontrano me la sono cavata, all’inizio, scrivendo le scene come fossero pezzi per il teatro.
Ma quando ho cominciato la revisione di quelle parti sono cominciati i miei guai.
Alla fine ho deciso così: la scena a quattro sarebbe stata raccontata dall’ultimo arrivato che è anche quello che ha un peso inferiore rispetto agli altri.
Da ieri sto lavorando a una scena a tre. Ancora più complicata da gestire. Perché tutti i personaggi hanno la stessa identica importanza.
Ho fatto una scelta simile alla precedente. E quindi sarà quello diverso ad avere la voce.
In questo caso la diversità era rappresentata dal sesso. Ci sono due uomini e una donna.
Sarà lei, Teresa, a condurre il gioco. Anche perché è stata proprio la donna, ma guarda un po’, a ideare l’azione per uscire da una certo problema.
Purtroppo avrò poche ore a disposizione oggi. Lo compie dodici anni e le torte olandesi sono belle ma cattive. Perciò mi tocca prepararne una, brutta ma buona (spero).
Apparvero le foto.
Alfonso chiese quale volesse proporgli, poi, senza nemmeno ascoltare la risposta, ne ingrandì una e disse: questa,cazzo! Questa è perfetta come copertina di natale. Chi sono ‘sti scemi?
Tre che ho conosciuto sotto un ponte.
Ci danno l’autorizzazione a pubblicare?
Certo.
Voglio la liberatoria.
Te la firmo subito, a nome loro s’intende.
S’intende. Sicuro che non avremo storie da questi tre? Accidenti che sguardi, ma come hai fatto a fermarli questi sguardi così?
Sicuro che non avremo storie da questi tre. E la telefonata al giornale?
Li chiamo subito. Due telefonate, un sacco di soldi. Mi devi come minimo una cena.
Una cena, un bacio, quello che vuoi purché non sia costretto a canticchiare quella canzone di Venditti.
Un bacio come?
Un bacio fraterno, che vai a pensare? Do via tutto per un lavoro tranne quello, quello non lo baratto nemmeno dopo dodici ore di marcia nel deserto in cambio di una bottiglia d’acqua gelata. Quello è sacro.
Sicuro?
Sicuro.
Hai troppe certezze, Antonio Piedimonti. Ma se non le avessi avute con tutte le volte che ti ho detto no a quest’ora saresti entrato in banca pure tu. Io Venditti non l’ho mai potuto sopportare,ero della linea del grande Fabrizio, pace all’anima sua.
Categorie: dello scrivere, Prima che la storia finisca
[ 6 commento(i) ]
il 27-09-2007 alle 14:18
Tanti auguri a Lo! Volevo scrivertelo prima che lo annunciassi, ma non ho fatto in tempo…
il 27-09-2007 alle 15:33
Accidenti che sguardi, ma come hai fatto a fermarli, questi sguardi così?
Una cena, un bacio, quello che vuoi, purché non sia costretto a canticchiare quella canzone di Venditti.
Do via tutto per un lavoro, tranne quello, quello non lo baratto nemmeno dopo dodici ore di marcia nel deserto in cambio di una bottiglia d’acqua gelata.
Ma se non le avessi avute, con tutte le volte che ti ho detto no, a quest’ora saresti entrato in banca pure tu.
la punteggiatura cribbio….:-)
ero della linea del grande Fabrizio
non è meglio: ero per la linea del grande Fabrizio ( e comunque chi non lo era? )
il 27-09-2007 alle 16:04
grazie, giorgia. Riferisco. (ma come fai a ricordarti?)
Massimo: prima la trama e il ritmo, poi le frasi o le parole, ultima la punteggiatura. Non ha senso che lo faccia prima dal momento che c’è la possibilità che butti via tutto
(quanto a Venditti e Fabrizio. eh, i fans del primo, spesso, non conoscevano (conoscono) il secondo. E quelli del secondo, spesso, detestavano il primo.)
il 27-09-2007 alle 20:19
mi piace di più: ero della linea del grande Fabrizio.
della linea=appartenenza
per la linea=partigianeria
la differenza è sottile ma c’è
il 28-09-2007 alle 9:33
appartenenza! non ho dubbi.
il 28-09-2007 alle 21:54
nemmeno io avevo dubbi che fosse quello il senso