E così Radio Madrid se ne va     17-09-2007  

Stavo per accingermi a scrivere l’ennesimo evento fighetto di cui era stata protagonista, mentre una pioggia ideale bagnava i vetri, quando ha suonato il campanello.

Il disturbatore è un tipo sui trentacinque, pantaloni beige tiepidi di tintoria, camicia con collo svolazzante, giacca grigia sbottonata e spiegazzata il giusto, scarpe lucide con fibbia splendente, pelle bianca maculata di rosa, mani da anfibio aggrappate a una cartellina.
Sì?
Garcia?
Non sono Garcia.
Stava per tendermi la mano, ma si è bloccato.
C’è Garcia?
No, non c’è.
Un agente immobiliare. L’ho riconosciuto. Dalla mutazione repentina dei modi.
Impossibile! Avevamo un appuntamento.
Questa non è la casa di Garcia.
Impossibile!
Le chiazze salgono di una tonalità. Lo so che cosa sta pensando. Pensa che il mio accento, la mia statura, la mia carnagione siano spagnoli, ma io non so cucinare la paella, caro agente con le scarpe a punta quadrata, al limite, se proprio sono costretta, posso tentare un’amatriciana, e…
Garcia mi ha detto che se lui non fosse stato in casa, potevo parlare con sua moglie. Devi essere sua moglie.
Di colpo mi appare Garcia che, sotto una luce giallastra, con una faccia triste, toglie le galline di ceramica dal davanzale della finestra, e io che mi dico: ecco qui la sua diletta moglie irritata da quei ridicoli richiami l’ha piantato e se ne è tornata a Madrid. E invece no, era triste quando toglieva le galline, Garcia, ma non così disperato come mi era parso, per colpa della luce, forse. La sua Paola Paola semplicemente aveva deciso di passare la gravidanza a Madrid, dove di sicuro poteva fare quei controlli che non le avrebbero fatto qui, e poi è tornata con la bambina e il nuovo nato. E’ così che si chiama Radio Madrid, dunque. Garcia. Nulla a che vedere con il sergente della mia infanzia.
Questo Garcia qui, la sera, scende saltellando dalla macchina e sorprende CameliaHof con il suo Paola Paola, sorride quando passa davanti alla mia finestra, s’intuisce che è proprio felice, e le galline sono tornate al loro posto, in fila, in ordine di altezza.
Forse Garcia abita lì, dico all’agente.
Lui consulta la cartellina, bagna l’indice su una linguetta rosa decisamente disgustosa, controlla il mio numero civico, si ricompone.
Portoghese? Mi chiede.
No.
Francese?
Italiana.
Ah. Di Sienna?
No, no, scusi vado un po’ di fretta, arrivederci.
Se devi vendere la casa ci devi pensar in anticipo, mi dice.
E mi ritrovo il suo biglietto da visita sul palmo della mano. Più rapido di un serpente, accidenti.
A casa di Garcia non c’è nessuno, l’agente monta su una supermacchinona e accenna a rombare via, nervoso. Poi incrocia la polizia che sorveglia Camelia come se fosse la residenza della regina e il motore scende di parecchie note.
Ritorno ai miei file, delle mirabolanti avventure superfighette non c’è traccia, apro allora si chiamava Akan Kappa e poteva dirsi fortunato, sospiro, e vorrei mettermi a scrivere, davvero, e invece comincio a pensare: a Garcia che se ne va, ai pantaloni beige con piega, a una storia pazzesca su un agente immobiliare, al fatto che gli agenti non hanno nazionalità, Pezzi di vetro sulle ginocchia nude, l’anello di Don Mario inciso sulla testa, la puzza di orina e di sudore e di vino nelle narici fino a su, tra gli intrecci del cervello, a un litigio tra Garcia e l’agente immobiliare, E poi parlava in punta di parole, il regista, ed era attento alle espressioni, come se davanti a una telecamera ci fosse lui, costantemente.
Però la botta di adrenalina che t’arriva quando scrivi un racconto che si conclude in una giornata non ce l’hai mica quando scrivi una roba più lunga.

Categorie: Prima che la storia finisca, dello scrivere

[ 4 commento(i) ]

4 Responses to “E così Radio Madrid se ne va”

  1. massimo dice:

    no,no
    non sono assolutamente d’accordo, la botta d’adrenalina ce l’hai, eccome.
    Quando ti rileggi quello che hai scritto e l’illusione che sia perfetto dura lo spazio della giornata è assolutamente perfetto.
    Il brutto è il risveglio, metaforico e non

  2. Alessandra dice:

    sono due cose diverse. Per lo meno per me. E’ la stessa differenza che c’è tra un’avventura di una notte e una lunga storia d’amore.

  3. Effe dice:

    d’accordo
    dica quanto vuole
    Per la casa, dico

  4. Alessandra dice:

    naturalmente non ha prezzo. Anzi qui si studia per come eventualmente portarsi via casa, giardino merli e rane nel caso dovessimo andarcene :-)

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