A Scheveningen dietro ai grattacieli ci sono le case con i vasi di ortensie davanti alle porte e le panchine coordinate con le intelaiature delle finestre e le tende dello stesso colore, e un pub con il bancone di legno senza incrostazioni, i bicchieri di birra che non colano, le palle da biliardo lucide, che ci scommetto ti ci vedi riflesso, gli uomini con la barba accuratamente rasata, e se guardi bene, ti accorgi che sui colli di questi uomini è disegnata l’ombra della cravatta, e pare di avere davanti una ricostruzione di cera di un museo tra cento anni. E hai visto, dice Emme, questa notte Scheveningen ti contraddice, non c’è nemmeno una nuvola in cielo, ed è piena di coppie di ragazze bionde in bicicletta che ridono ma quelle ci sono ovunque, proprio una bella notte, con una brezza leggera e l’odore penetrante del mare, e c’è un parco con un prato perfetto e uno zip wire al centro. Lo e Emme mi seppelliscono di felpe e giubbotti e mi chiamano continuamente: guardaci, guardaci. E io li guardo e mi dico che sarebbe una notte perfetta, peccato che non ci sia Fran, in effetti è un sacco di tempo che non esce con noi il sabato sera, ma poi se uscisse con noi lo so che mi preoccuperei. Guarda: ora mi lancio io, strilla Lo, guarda!
Io sono più in alto rispetto a loro, sulla mia sinistra c’è una siepe fitta, alta circa un paio di metri e da lì parte un sentiero che taglia il parco, sono vicino a un lampione dentro un quadrato di luce e a un certo punto sbuca un tipo, un ragazzo, sui venticinque credo, guardaci guardaci, il ragazzo è magro, i capelli lisci un po’ lunghi, castani, alto per un italiano, basso per un olandese, la faccia abbronzata, passa a pochi centimetri da me, io mi sposto per farlo passare, guardaci guardaci, e io sto per guardare, il tipo porta due biciclette e un paio di buste piene di roba, cammina lento, e io non l’avrei guardato, cioè l’avrei guardato solo per poco, ma è lui che mi fissa, e ha uno sguardo di uno che non ce la fa più, veramente non ce la faccio più, e non sai quanto sono avvilito mi dicono quegli occhi in quei pochi secondi che si posano sui miei, e io indietreggio ancora, sfioro il lampione con la schiena, mi sento a disagio e sposto gli occhi sui due seggiolini per bambino che sono montati sul retro della biciclette, continuo a tenerli lì sopra, guardaci guardaci mi urlano dallo zip wire, e poi sbucano un paio di scarpe da ginnastica minuscole e due ballerine scure, e tengo ancora gli occhi bassi, e seguo quelle scarpe che camminano e continuo a pensare a quello sguardo, uno sguardo che non è riuscito a nascondere o forse non ha avuto il tempo di nascondere perché ero coperta dalla siepe. Poi noto che le ballerine incespicano, barcollano, che sono terribilmente instabili, allora cerco il viso di quelle scarpe, non vedo gli occhi, c’è una frangetta che li copre completamente, la frangetta è bagnata, appiccicosa, è la frangetta di una ragazza, ed ha un naso largo alla base completamente coperto di sangue, sangue che non è colato dalle narici, ma sangue che proviene da un punto sotto la frangetta, lei non fa nulla per asciugarlo e cammina con quelle mani che cercano appigli nell’aria. Il bambino sta in silenzio, e io mi dimentico di guardarlo, ne vedo solo la sagoma quando mi volto, guardaci guardaci, i tre attraversano la strada, la porta della loro casa è proprio lì, il ragazzo mette il cavalletto alle biciclette, posa le buste e apre la porta, il bambino entra per primo, la ragazza barcolla lungo il muro poi s’infila anche lei nella casa, il ragazzo mette dentro prima una bicicletta, poi la seconda, infine raccoglie le due buste e chiude la porta, c’è un silenzio incredibile sotto la luce dei lampioni, spezzato dai due che continuano a ripetere: guardaci guardaci, mi sale una nausea pazzesca, chiamo Emme, gli dico: torniamo a casa. E’ incredibile quanto è divertente quell’attrezzo, e anche questa strada è così incredibilmente pulita e in ordine, è un’altra Scheveningen questa, quella che non avevi ancora visto.
Categorie: Roba d'Olanda
[ 6 commento(i) ]
il 10-09-2007 alle 14:18
mi lasci sempre
con un buco
nelle mani
e l’acqua che corre
e cade
e io non riesco a fermarla
così vedo la tua scrittura
il 13-09-2007 alle 11:35
che magone, che dolor
il 26-09-2007 alle 6:51
per tutta la prima parte del post mi sono chiesta “ma che sarà mai sto zip wire?”
poi dopo le ultime righe non me ne fregava più niente dello zip wire, e sarei voluta andare dietro a quei due o scappare via da qui…
splash!
il 26-09-2007 alle 9:18
Ecco lo zip (quello che c’era però aveva la corda a un’altezza inferiore di questo della foto)
http://www.chillisauce.co.uk/images/2101-2200/2161.jpg
che cosa terribile. Non riesco a togliermela dalla testa.
il 14-11-2007 alle 12:01
[...] che non basta mai: il tempo. Nella società del futuro è buio e piove spesso, e ho visto cose che voi umani non potete [...]
il 13-12-2007 alle 12:24
[...] qualcosa di inquietante, di gelo in quello che succede, come questo episodio che ho riportato qui e che mi ha perseguitato per giorni e giorni, mi sembra, a volte, di sollevare una tenda con dei [...]