Ma dove vanno i merli in agosto?     27-08-2007  

Alle 18 circa di un sabato di fine agosto due ragazzi percorrevano in bicicletta la strada principale che taglia il paese di W.
Uno era italiano, aveva trascorso la giornata al mare con una sua amica, indossava un costume, una maglietta e un paio d’infradito.
L’altro era italo-francese e incredibilmente lungo e magro.
Si erano incontrati qualche minuto prima a un semaforo di questa grande via dal nome impronunciabile. Pedalavano con lo stesso ritmo, senza fretta, chiacchierando e ogni tanto ridendo per una battuta. Stavano tornando a casa.
Tutti tornavano a casa.
Era stata una giornata calda, senza vento e senza merli. Dei fili di fumo senza curve s’alzavano dai giardini posteriori delle case. Molti sorseggiavano vino rosso da bicchieri a calice o birra da bottiglie gelate mentre aspettavano che la fiamma dei barbecue mutasse in brace.
I gatti sospiravano alle bistecche.

Non ho descritto l’abbigliamento del secondo ragazzo perché non indossava nulla a parte un paio di mutande e un cappello, non aveva nemmeno le scarpe. Era dipinto di blu e verde, e anche le mutande e il cappello erano dipinti degli stessi colori. Nessuno li guardava se non casualmente come si guarderebbe un cane, un’automobile, un filo d’aria condensata che segna il cielo.
Mi ricordo una sera di un paio d’anni fa, ad Amsterdam, d’inverno, quando incrociai un tipo sui roller in costume da bagno, e di quanto morissi dalla curiosità di sapere perché girasse praticamente nudo con una temperatura vicino allo zero.
Sabato l’ho saputo invece.
Perché dopo le diciotto suonava il campanello e un ragazzo in costume e maglietta e uno dipinto di blu e di verde entravano nel mio soggiorno, il primo si metteva seduto, il secondo rimaneva in piedi e raccontavano in modo coinciso, come fanno gli adolescenti, la loro giornata. Seguivano fotografie e domande. Il secondo ragazzo aveva fatto per tre ore circa, dietro compenso, l’opera d’arte in una strada commerciale di W. Era arrivata la stampa e la tivù locale, aveva parlato per circa venti minuti il direttore di un grande magazzino, c’era stato un rinfresco e un mucchio di gente.
Il ragazzo non era l’unica opera d’arte, c’erano anche delle ragazze dipinte, una nigeriana, una bonazza, con un vassoio di frutta color arancione disegnato sul davanti.
Ma almeno un paio di scarpe te le potevi mettere? Non potevo fare a meno di chiedere.
Si sarebbero macchiate e non avevo voglia di lavarle, rispondeva il ragazzo.
E tu andavi in giro a piedi scalzi colorato di blu e di verde a riprendere la tua bicicletta al semaforo?
Be’, sì, poi c’era lui che mi aspettava.
Sì, c’eravamo dati appuntamento, diceva Fran, perché temeva gli occhi della gente addosso.
E invece, continuava l’opera d’arte, non mi guardava nessuno.
Forte, no? Diceva Fran. E tu stamattina che eri perplessa perché uscivo in costume! Puoi girare come ti pare, invece.
Forte, sì, rispondevo.
C’era il sole, i fili di fumo che salivano dritti, ero appena tornata dal mare pedalando in un bosco e sulle dune, ero di ottimo umore, e ho risposto così.
Ora vado a farmi la doccia, diceva il ragazzo.
Aspetta ti accompagno a casa, dicevo io. Voglio vedere le facce di quelli che incontri se sono proprio indifferenti o se fingono.
Ma CameliaHof era deserta: erano già tutti a tagliare le bistecche.

Categorie: Roba d'Olanda

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Ma dove vanno i merli in agosto?”

  1. lasirenetta dice:

    “i gatti sospiravano alle bistecche”. Come sei poetica! :)
    splash!

  2. Alessandra dice:

    :-)

  3. saltino dice:

    Sei in forma, letteralmente parlando!

  4. OrsaLè dice:

    “Aspetta ti accompagno a casa, dicevo io. Voglio vedere le facce di quelli che incontri se sono proprio indifferenti o se fingono.”

    Sempre pronta a testare gli olandesi eh?! ;)

  5. Alessandra dice:

    Sal: è tutto merito della dieta, secondo me. Minestroni e minestrine,
    ma stasera recupero.

    Ciao Orsa! Non si tratta di test. E’ che certe non reazioni mi sembrano impossibili. Però qui a CameliaHof gli olandesi sono la minoranza.

  6. Alessandra Galetta November 2007 dice:

    [...] Nella società del futuro tutti possono capire tutti perché si parla inglese, anche se si parla un po’ di meno. Nella società del futuro gli idraulici sono preziosi come i diamanti, così si rimane anche per un mese senza riscaldamento, con la coperta sulle spalle e un infuso rigenerante in una tazza che non scotta, e quando finalmente arrivano gli idraulici, abbronzati, ingioiellati, in Suv sfavillanti, non sanno risolvere il problema, e allora nel terrore del freddo che dovrai patire ancora, la tua mente ha un guizzo e gli dici tu quale potrebbe essere la soluzione. Nella città del futuro gli emigrati devono superare una serie di prove per entrare e così non passa più nessuno, e quelli che ci sono hanno una casa, un sussidio, poi però il sussidio si corrode perché in troppi lo ricevono, la disoccupazione cresce e gli emigrati si fanno sempre più cattivi. La società del futuro è multietnica e la scuola è un diritto di tutti, però solo i più meritevoli vengono ammessi al liceo e all’università, e sono quasi tutti di pelle bianca. Anche gli idraulici, sotto l’abbronzatura, hanno la pelle bianca, i netturbini invece ce l’hanno colorata. Nelle società del futuro c’è poco spazio, e allora quando ti si rompe una cosa e vorresti comprarne un’altra, anche se è qualcosa di dimensioni ridotte non la trovi mai e devi ordinarla, e allora ti chiedi: chi compra le merci che sono esposte in vetrina? E hai quasi la tentazione di dire: voglio quello, anche se non ti serve. Nella società del futuro l’eutanasia in caso di malattia mortale è un diritto finalmente acquisito, solo che anche per questo c’è una lista d’attesa. Nella società del futuro quando la possibilità di guarire non raggiunge una certa percentuale ti consigliano di lasciar perdere. Nelle società del futuro la sanità non è più a carico dello Stato ma del cittadino, che così si dà una regolata e smette di correre al pronto soccorso se ha l’alluce sudato, e a quelli che vivono con il sussidio ci pensa lo Stato a pagargli l’assicurazione e s’applica il principio di uguaglianza nella sanità, e siccome può essere curato un numero esiguo di persone, perché c’è poco spazio e poco denaro che viene investito nel settore, si curano solo i casi più gravi e quelli di emergenza, c’è un gran numero di casi d’emergenza nel futuro e non perché si verifichino più incidenti rispetto al passato ma perché sono i casi sottovalutati che sono peggiorati. Nella società del futuro il denaro contante non si usa più, le operazioni di bancomat sono gratuite e un computer generale sa quello che mangi, quello che bevi, quando fai benzina e altre faccende che non sono più tanto segrete. Nella società del futuro siccome si è in molti, troppi, se decidi d’iscriverti in piscina devi metterti in lista di attesa, e se ti salta la voglia di andare in un ristorante devi pensarci molti giorni prima. Nella società del futuro gli incidenti d’auto sono minimi perché il codice stradale è rispettato, da tutti, anche dalla polizia e dai membri del governo. Nella società del futuro gli uffici aperti al pubblico hanno mobili colorati, poster alle pareti, un numero per fare rispettare la fila, e tutti la rispettano, la fila, sembra un sogno l’ufficio aperto al pubblico del futuro, eppure qualcosa continua a non funzionare, forse è per il caffè che gli impiegati bevono di continuo, chiacchierando del più o del meno come previsto dal contratto. Nella società del futuro provi una soddisfazione immensa quando trovi una cosa di cui avevi bisogno in un negozio, salvo poi accorgerti che ti hanno venduto un prodotto obsoleto o sbagliato, ma nella società del futuro non fanno storie, fare storie costa fatica e non è corretto, e il commerciante si riprende quello che ti ha venduto e ti restituisce il denaro anche se hai perduto lo scontrino. E se non lo fa si attua il passaparola attraverso le mailing list e nessuno ci va più da quel commerciante. Nella società del futuro siccome gli artigiani sono scomparsi, impari a fare da te, dalle saldature elettroniche al restauro dei mobili e ogni volta ti sembra un miracolo, davvero. Nella società del futuro il volontariato è un esercito che svolge mille incombenze: vende biglietti nei cinema d’essai, fa l’allenatore di calcio, insegna a giocare a scacchi, a decorare palle natalizie, parla con gli emigrati che vengono respinti, ognuno dà un po’ di quello che non basta mai: il tempo. Nella società del futuro è buio e piove spesso, e ho visto cose che voi umani non potete immaginarvi. [...]

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