Uno e mezzo (mezzo perché del primo accennerò solo qualcosa e il secondo non può stare da solo, cioè ci starebbe ma nel mio ricordo compare insieme all’altro ): Il bagnino e il pianista di piano bar.
Il pianista quando finiva di cantare, continuava a suonare e ti approcciava con: di dove sei?, quando prendeva confidenza, s’alzava per bere e chiacchierava mentre sorseggiava l’acqua, quando la conoscenza raggiungeva il punto consentito cominciava a spararti le avventure di quando era militare ed era scappato a suonare a Sharm, oppure dello tsunami, o dei gemiti delle donne russe quando fanno l’amore, di quelli delle tedesche, più su sempre più su, ne sparava di veramente grosse, non attendibili, impossibili, e tutti a dirgli dopo un po’: ma no, Richi, questa te la sei inventata, ma lui ormai non si poteva fermare e continuava, continuava, e loro a insistere, a consultarsi uno con l’altro, questa è di sicuro una bugia, e anche questa, questa potrebbe anche essergli capitata, ma dato che ne racconta di così eclatanti nemmeno questa sarà vera. Ma in fondo che importanza aveva stabilire quale era un’invenzione e quale un fatto accaduto?
I versi che fanno le russe, per esempio. Ce li ha imitati per farci capire come fossero e parevano proprio veri ed è stato anche un po’ imbarazzante sentirli riprodurre.
Io non ne avrei scritto del pianista. In fondo non aveva nulla di particolare, se non che inventava un po’ di balle. Però tutti a dirmi: scrivi di lui, mettilo in un racconto, in un post, da qualche parte.
Io se proprio devo immaginarlo di scriverla una storia con questo pianista qui, ci devo mettere anche suo fratello che faceva il bagnino per lo stesso datore di lavoro e che era il suo opposto come spesso capita quando si confrontano due fratelli. A suo fratello che lo cercava quando era dato per disperso dalla Farnesina dopo lo tsunami e che non apriva mai la bocca per parlare. Faceva il bagnino e dava lezioni di nuoto o correggeva lo stile se qualcuno gli chiedeva: dimmi, che difetti ho? Lo avete mai visto un bagnino che si occupa di faccende di nuoto? Spostano le sdraio, aprono e chiudono gli ombrelloni, salvano qualcuno, se capita, ma poi basta.
Insomma uno era taciturno ed eseguiva efficientemente il suo lavoro, mentre il secondo era evanescente e imprevedibile. A un certo punto ha chiesto un permesso di due giorni e non è più tornato e al povero fratello è toccato spremersi per giustificarlo. Questo pianista qui era uno con la mente sempre in movimento, uno che mentre ti raccontava una storia già pensava a quella che t’avrebbe raccontato dopo, uno che un minuto c’è e il minuto dopo sparisce. Eppure una sera mentre cantava, suonava, si riscaldava con le battute dal suo sgabello, beveva un sorso d’acqua dalla sua bottiglietta appannata, chiedeva: quale volete che vi canto dopo, oppure: vi piace il jazz? Io lo adoro il jazz…, e io ero su una poltrona in un angolo coperta parzialmente da un caminetto, ed ero al principio de Il Maestro e Margherita, e dicevo ancora una pagina e poi basta, vado dove sono gli altri altrimenti mi dicono che sono asociale, e insomma mentre dicevo ancora una, ancora un’altra, si avvicina un tipo, credeva che fossi sola, ogni tanto comparivano donne sole in questo posto, stavano un po’ e poi ripartivano, io se dovessi fare una vacanza da sola non andrei mai in montagna, farei un viaggio piuttosto, comunque questo tipo si siede su una sedia proprio vicino a me, dice qualcosa, tipo è occupata da qualcuno questa sedia, posso sedermi qui, insomma una frase simile, una frase ridicola o divertente, dipende dalla stato d’animo, oppure annoiante, a me ha annoiato, ho chiuso il libro, ho preso le sigarette e sono uscita. Dopo qualche minuto è comparso il pianista per fumare anche lui, ha esordito con una risatina, sarà perché stavo leggendo Il Maestro e Margherita che ho pensato che il tipo lungo con il vestito a quadretti poteva essere interpretato da lui, comunque dicevo ha fatto questa risatina e ha detto: quello aveva una certa idea, eh? Ho sollevato le spalle, ho risposto: non credo, gli ho porto l’accendino, devo aver messo su una faccia un po’ perplessa, ché mi ha risposto: tra me e mio fratello, tutti pensano che l’osservatore sia lui, ed è vero che è un osservatore, non lo nego, ma lo sono anch’io, mica bisogna per forza essere silenziosi per notare le cose e non mi scappa nulla, te lo assicuro, anche se pare che guardo solo me.
Continua
Categorie: Fatti italiani
[ 4 commento(i) ]
il 12-07-2007 alle 9:26
bene, la fuga (dal lavoro, dalla realtà) è spesso una difesa, una barriera, un’insopportabilità, e non una leggerezza
(i versi delle russe li conoscono tutti (Da, da), ma si provi a imitare le lapponi, per essere un po’ originali)
il 14-07-2007 alle 8:23
per ora solo “ciao”!

sono secoli che non ti leggo e devo rimettermi in pari… lo sapevo che questo tuo trasloco mi avrebbe fatto smarrire (sono una sirenetta abitudinaria, che vuoi farci!). Ma adesso che ho ritrovato la strada di casa tua, non ti mollo più: forzandomi un po’ mi sono iscritta ai feed, chè se non c’è qualcuno che mi ricorda le cose…
splash!
il 16-07-2007 alle 0:20
ciao Sire! un anno fa, più o meno in questo periodo, ero a Palermo.
il 17-07-2007 alle 7:26
si, mi pare di ricordare….
anche a me ha fatto lo stesso effetto il Maestro e Margherita: “ancora un’altra e poi smetto” … solo che non c’era nessuno ad interrompermi, così l’ho letto in due giorni: troppo in fretta, mi sa. Credo che lo rileggerò. Questo è uno di quei libri che a rileggerli ci provi più gusto. Almeno, credo.
splash!