Lassù sulle montagne     05-07-2007  

Tre: la contessa con le nipotine.
La contessa rimane in albergo a prendersi cura del corpo, per le nipotine c’è un pulmino che le passa a prendere e le porta a fare sport. Rafting, tennis e passeggiate in montagna. Tornano la sera, e lei, durante la cena, domanda quello che hanno fatto, loro appena terminano il dolce scappano fuori, a guardare i pesci rossi. La contessa ordina un’altra porzione di torta e le controlla attraverso la vetrata, con i suoi occhi verdi, da lupo, occhi giovani, anzi occhi senza tempo, il viso e il corpo invece sono stati tirati, la pelle che li ricopre è tesa come quella di un tamburo a cui è stata fatta da poco la manutenzione. Calza scarpe con tacchi alti, troppo alti per una signora della sua età, su cui si muove con circospezione come se calpestasse delle piastrelle di vetro. Poi succede che le nipotine, stanche di star sole, vanno su per la salita, dove in cima c’è un prato con un tavolo di ping pong. Lì, tutte le sere, giocano Fran e Lo, e le nipotine hanno proprio la loro età, la contessa sta rilassata al tavolo a sorseggiare il suo caffè, e a un certo punto s’accorge che oltre la vetrata non c’è nulla, nemmeno la luna, e allora butta giù il caffè dimenticandosi dell’eleganza e scappa sulla salita a riprendersi le nipoti. Si scorda anche dell’altezza dei tacchi nell’agitazione per quello che potrebbe accadere lassù tra palline di cellulosa, le racchette, il prato verde, sotto un cielo su cui è apparsa una luna innopportuna e davanti a un Monte Bianco che sembra più vicino, si dimentica persino dell’età, dei femori fragili e in poche falcate raggiunge la meta.
Quattro: la guida alpina con Emme, Fran e un belga sui trentacinque, un po’ calvo e molto magro, scendono per il ghiacciaio per circa quattro ore. Un percorso per tutti, anche per le famiglie, dicono alla Casa delle Guide. Sono in cordata, con i ramponi. Il percorso in effetti non è difficile, eccetto il primo tratto che è ripido e il sentiero su cui si cammina è stretto. Al belga viene un attacco di panico. Scivola, si rialza, perde il cappello che rotola giù velocissimo, ammutolisce, s’inginocchia e fruga disperatamente nello zaino, non risponde agli altri che lo chiamano. Nello zaino, mi racconterà Fran, sembrava che non ci fosse nulla o che ci fosse tutto, pensavo che non avrebbe più smesso di rovistare, e gli ho detto: per favore facciamo questo pezzo e cerchi dopo, con comodo, ma lui si era circondato da un muro impossibile da penetrare, saranno passati tre minuti ma sembravano tre anni, alla fine ha tirato fuori un cappello, identico a quello che era caduto, se lo è ficcato in testa e siamo ripartiti.
Continua (forse)

Categorie: Fatti italiani

[ 3 commento(i) ]

3 Responses to “Lassù sulle montagne”

  1. OrsaLè dice:

    ..se non si scrive è perchè si spera di leggerLa!

  2. Alessandra dice:

    usi il lei come Effe? ;-) è che la vita di città distrae e consuma tempo.

  3. OrsaLè dice:

    era per essere formale! :D
    Ma se è solo per la vita di città allora ti perdono

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