Alle dieci quando il sole se ne va     05-06-2007  

Se ne stanno su sedie fatte da fili intrecciati, con un bicchiere di rosso davanti, un bicchiere che sono capaci di farsi durare un’ora ma ci scommetto anche due, se uno avesse la pazienza di stare seduto per tutto quel tempo dopo che è finita la consumazione, ma io non ce l’ho, nessuno di quelli che sono con me ha questa capacità, e poi c’è il mare sullo sfondo a cui non si resiste, e però a loro piace, tre ore seduti intorno a un tavolo, ché a fare la passeggiata ci vanno solo quelli con i cani, e quelli come me. Comunque stanno lì che si bagnano le labbra nel rosso e subito gli si colora la faccia, e parlano, parlano, sembra che non respirino, che recitino una preghiera che non termina mai. Coppie di donne, di uomini, miste, ma anche due coppie, dai venti agli ottanta.
Non come noi che facciamo le pause, alziamo e abbassiamo il tono, tocchiamo, guardiamo, interrompiamo, ci distraiamo.
Sono così diversi. Parli tu, parlo io, ascolti tu, ascolto io.
Un fiume di parole che esce da un rubinetto, uno studente che ripete una lezione di storia che ha già ripetuto a sua madre, alla ragazza, a se stesso mentre lanciava la pallina da tennis al cane, nella sua testa mentre era agganciato al corrimano dell’autobus, l’ultima interrogazione, quella decisiva.
Che si raccontano con quel flusso inarrestabile. Che si dicono, lo vorrei proprio sapere.
Mi traduci, Chris ?
Sono fatti loro.
Traduci, una sola volta.
Non mi va di ascoltare le storie degli altri.
Per favore. Che si dicono?
Le stesse cose nostre, stupidaggini, quello che faranno quest’estate, quello che è capitato in ufficio, fatti e osservazioni inutili, che potrebbero anche essere tralasciati, nulla di strano, nulla di fondamentale, il mondo continuerebbe a a girare lo stesso se non fossero accaduti, se non fossero raccontati.
Come riescono a essere così rigorosi nel rispetto dei tempi? A non sforare mai?
E’ una regola che hanno assimilato da piccoli, a scuola, a casa.
E però sembrano così importanti questi discorsi, immagino delle storie incredibili.
Ti lasci suggestionare dalla forma. Se li sentissi come li sento io non li guarderesti più.
Dici?
Dico, sì.

Categorie: Roba d'Olanda

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “Alle dieci quando il sole se ne va”

  1. Leo dice:

    mpf.. vorrei esserci anche io lì a fare chiacchiere (e a sintonizzarmi sui tavoli vicini - ah, è vero il durch non lo capisco..) :-)

  2. Leo dice:

    mpf.. vorrei esserci anche io lì a fare chiacchiere (e a sintonizzarmi sui tavoli vicini - ah, è vero il durch non lo capisco..) :-)
    PS è un po’ dutch anche questa “buchetta delle lettere”, si è incaponita a non farmi lasciare il messaggio!

  3. Alessandra dice:

    la buchetta delle lettere riteneva che durch fosse una parolaccia. E’ un po’ bacchettona, in effetti. ;-)

  4. Vera dice:

    Bello come lo racconti. Il fascino dello sconosciuto rimane intatto, è vero.

  5. Leo dice:

    ..buchetta bacchettona? Sospettavo che tutta questa strombazzata liberalità durch fosse una copertura.. :-D

  6. Alessandra dice:

    ora che ci penso: e se stessi diventando anch’io bacchettona? comunque bacchettoni sono anche gli americani, gli italiani, eccetera. E quelli che non lo sono si isolano o simulano. E la provincia (cioè lo spazio ristretto)influisce molto.

    Vera: però tra un po’ la scuola chiude e riaccendo il volume. Tu quando torni in Italia?

  7. Vera dice:

    In Italia per solo 15 giorni, il resto in Portogallo !

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