Quando il dottor Guariscinfretta (pediatra di Roma a cui dedico per riconoscenza le cento rose del mio giardino) dice parolacce al telefono, io:
1) mi sento come la figlia quando viene difesa dalla mamma dal resto del mondo.
2) Ho paura.
Il problema è (era) una roba tipo cisti sul labbro inferiore interno di Fran. Questa roba, che chiamerò bolla, non va via, ma anzi cresce.
Così lo porto dal medico generico che ci mostra delle immagini orripilanti su google e dice che è un angioma, gli fa un’anestesia locale e lo brucia (costo sessanta euro e passa la paura).
Dopo qualche ora la bolla riappare.
Faccio la prima telefonata al dottor Guariscinfretta che mi chiede: perché un medico generico si sostituisce a uno specialista? E’una domanda retorica perché in sei anni di vita qui, e di mie telefonate disperate, il dottor Guariscinfretta sa bene che solo in casi estremi si va da uno specialista.
Comunque è tranquillo, ancora, e dice: bisogna capire di cosa si tratta, e per capirlo bisogna fare una biopsia.
Torno dal medico generico, gli dico che sono preoccupata, che la bolla non solo non è andata via, ma è cresciuta ancora, gli dico che forse si potrebbe fare una biopsia per capire quello che è, lui mi risponde che non può essere cancro perché non fuma, prende una lametta, sembra proprio una lametta da barba, dice qualcosa tipo: è cresciuta perché c’è l’infezione, ma un’infezione, dico io, fa male, è visibile, anzi non faccio in tempo a dire nulla, se non un No. Ma mi esce flebile, Fran arretra, ma arretra in modo indeciso, il dottore gli afferra il mento e zac! incide la bolla.
Esce sangue. Solo quello.
In effetti non c’è infezione, dice. Mette su la faccia di quello che ha sbagliato il rigore decisivo. Proprio per l’espressione di quella faccia, dopo, me la prenderò solo con me, per non essere stata determinata nel dire no, non lo toccare.
Mi compila la richiesta per la visita in ospedale, e per l’incisione non risolutiva pago altri quaranta euro e non passa la paura.
E’ a questo punto che ritelefono al dottor Guariscinfretta e che lui s’arrabbia quando sente il fatto della lametta. Quando si calma mi domanda: questo tipo quanti anni ha?
E io, avvilita, rispondo senza riflettere: è vecchio. Ne avrà cinquanta, penso.
Io ho cinquanta anni! Mi dice.
E io dovrei spiegargli la faccia di uno che sbaglia i rigori, che tenta approcci ridicoli, ma non ne ho voglia, dico: cinquanta? Ma è incredibile!
Non è incredibile, risponde lui, è che sta’ storia che a cinquanta si è vecchi mi manda in bestia. A quaranta ero un ragazzo, a cinquanta un vecchio. Mi manca un pezzo.
Hai ragione, dico io.
Comunque vado dallo specialista che mi dice che non è competenza di un medico generico fare certi interventi, la guarda con un macchina complicata, gliela toglie, gli fa la biopsia, e intanto, parla, parla, adora parlare italiano, mi dice, ogni due mesi va a Roma, fa degli interventi in una clinica americana, i medici italiani invece vengono qui al Bronovo, quando ci sono le operazioni difficili.
Dopo due settimane chiamo per il risultato. Non è ancora pronto, mi risponde l’infermiera. Telefona la prossima settimana.
E invece verso sera squilla il telefono: è lui il dottore specialista.
Oddio, penso, perché mi ha chiamato proprio lui, personalmente?
Tutto bene, mi tranquillizza, era quello che gli avevo diagnosticato, può tornare a baciare le ragazze adesso.
Ah, bene! Rispondo. Quindi non c’è più bisogno di un’altra visita?
No. Bene per voi, male per me, aggiunge.
Eh?
Ti ho già detto quanto mi piace parlare in italiano? E che mi serve perché ogni due mesi vado a Roma, a quella clinica americana, ricordati che hai la mia card, in Olanda per una visita: cinque minuti, in Italia: venti. Bisogna parlare, parlare… A me piace parlare.

Categorie: sanità dutch

[ 7 commento(i) ]

7 Responses to “E così ho scoperto che i medici italiani vengono all’ospedale dell’Aja a fare gli interventi più complicati”

  1. Leo dice:

    che posso dire se non: per fortuna che non era nulla di grave e che potete tirare un sospirone di sollievo e che però siamo davvero nelle mani della sorte nel capitare con un medico rispetto che con un altro. Insomma, tutta vita.. baci, Leo

  2. saltino dice:

    Dai! Al limite Fran poteva partecipare alla seconda puntata del De Grote Gonor Show, dicono che ci sia una guancia in palio…

  3. Alessandra dice:

    ciao Leo, buon fine settimana, mi sa che fa a caldo a Bologna…

    Sal: io dico che è solo una questione di tempo e qualcosa di simile lo proporanno pure sulla tivù italiana.

  4. saltino dice:

    Molto probabile, anche perchè basta pensare a chi è l’attuale proprietario di Endomol in Italia… magari l’immagino con un taglio più all’italiana, tipo che so’ “The great indulgence show”, in palio la sacra Sindone e come partecipanti Chiatti, Bilancia e Totuccio Contorno, che ideona vero?
    Vogliamo brevettare il format?

  5. nonsisamai dice:

    mi spiace, che brutta esperienza…

  6. barbara68 dice:

    la cura è un processo che procede per tentativi ed errori, purtroppo.
    Comunque, fortunata ad aver trovato un medico a cui piace parlare, è un presupposto per un buon esercizio della professione.

  7. Zio_fragma_ dice:

    Uh i medici in Olanda.. alcuni per carita’ sono bravini, ma qualche volta..
    Innanzitutto se sei malato e vuoi farti visitare a casa:
    -in Italia magari paghi qualcosina extra ma il medico di famiglia appena ha tempo passa a vedere
    -in Olanda telefoni e, se non stai morendo, ti dicono (senza ascoltarti) di prendere 10-20 paracetamol (e’ la medicina nazionale olandese, lo prescrivono per tutto dal diabete all’AIDS, tra un po’ ce lo troviamo da Jamin tra le caramelle..): se sopravvivi perche magari non era un semplice raffreddore ma non ti e’ ancora passato tocca fare come me quando ho avuto un’infezione in gola: prendere la maledetta bicicletta con 39 di febbre e andare da LUI sotto una pioggia battente (pensavo di non riuscire mai ad arrivarci..).. risultato: “Mhh si’ forse e’ meglio prescrivere degli antibiotici”.. Sai che un po’ mi passa la voglia di lamentarmi della “malasanita’” italiana..

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