Dopo aver ospitato ragazze alla pari a Roma e ragazzi per competizioni sportive qui posso dire di aver acquisito una certa esperienza per capire come stanno dentro.
Bisogna osservarli mangiare.
Se al primo boccone si concentrano sul sapore sconosciuto, se dicono al vicino: se non lo finisci tu, ci penso io, se non nascondono decine di merendine nella borsa che divorano da soli nel cesso o nella loro stanza, allora lo so: sono felici o quasi.
Che poi è un buon segno quando c’è il quasi. Se un adolescente non lo usasse, avrei qualche dubbio su quanto afferma.
Da un po’ di giorni ne ospito due che sono qui per un torneo di tennis.
Uno è di Chicago, l’altro dell’Alabama, ma abitano a Zurigo ed entrambi hanno alle spalle un lungo curriculum da expat.
Il ragazzo di Chicago, all’inizio, mi ha spiazzato. La prima volta che sono andata a prenderli dopo le gare, è salito in macchina e mi fa: mi dispiace, mi dispiace davvero. Colpa mia, avrei dovuto chiamarti, ma mi ero dimenticato di portare il tuo numero.
Eh?
Per dirti che l’autobus ritardava venti minuti.
Eh?
E dopo un po’ :com’è andata la tua giornata? E la mia risposta è stata identica alle precedenti, poi mi sono abituata però.
Al ragazzo dell’Alabama piace cucinare. E alle sei e mezza della mattina (!) lui e Fran inzaccherano fornelli e cuociono pancakes, gli fanno fare il salto, a volte anche doppio, e si complimentano a vicenda.
Ieri sera il tipo di Chicago mi ha detto: sono ospite in una famiglia a Zurigo, i mie sono tornati in America a Natale, io sono rimasto per finire l’anno scolastico ma tra un mese torno anch’io. Però non ho mai vissuto lì, ci sono nato e subito sono partito. Ma non mi preoccupa, in effetti potrei vivere quasi ovunque senza preoccuparmi prima. L’importante è stare tranquilli qui.
E stava per toccarsi con l’indice la testa, ma si è accorto che era sporco di nutella, è rimasto un attimo incerto, lottando tra le buone maniere e il metodo tradizionale, e poi ha lasciato vincere il secondo, per fortuna.
Domani partono e mi dispiace un po’.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 9 commento(i) ]

9 Responses to “A me piace assaggiare piatti che non conosco”

  1. nonsisamai dice:

    anch’io ho imparato ad osservare molto i gesti, perchè quando hai a che fare con stranieri le parole a volte non bastano. in realtà è una cosa che serve sempre. un saluto

  2. Alessandra dice:

    già, l’osservazione è l’abilità tipica dell’emigrante.
    ciao a te :-)

  3. matteo dice:

    Preparagli dei bei piatti di pastasciutta. Quella si che gli stranieri divorano, senza tanti complimenti.
    Ciao

  4. fuiakka dice:

    osservare e vedere tutto !!! difficile ma bisogna esercitarsi a volte si è troppo concentrati sulle luci !!

  5. Alessandra dice:

    fuiakka, in effetti le luci distolgono, però questo si verifica soprattutto all’inizio, per lo meno per me è andata così :-)

  6. dontyna dice:

    Nell’ordine ho costretto mia mamma ad ospitare: due polacche (di passaggio per il Giubileo), due francesi (scambio scolastico), un tedesco e una guyanese ma solo a cena (scambio scolastico), una russa (scambio), una slovena (scambio ormai non scolastico ma di quasi-lavoro). Devo dire che si è dimostrata sempre mooolto paziente con i gusti culinari di questi ospiti!

    oT: il b61 era l’incubatore, vero?

  7. Alessandra dice:

    sì. Quando lo cercavo, il primo giorno, m’aveva impressionato un po’: Incubatore B61. Invece non era così spaventoso :-)

  8. Effe dice:

    il ragazzo di Chicago mi fa paura
    (il gesto della Nutella è solo un abile diversivo)

  9. Alessandra dice:

    per me, che ho il complesso culinario, è stato molto gratificante invece. :-)

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