Quattro personaggi vagavano in giro.     22-05-2007  

Il primo a raggiungere un punto e a uscire dalla scena, ad arrivare a uno stato solido intendo, è stato Antonio, fotografo, disoccupato, romano.
Poi è toccato ad Afia, ghaanese, disoccupato anche lui.
Il terzo, Danut, romeno, che aveva un lavoro ma poi quando la storia comincia lo perde come accade anche agli altri, è uscito ieri.
Danut abitava a Brasov e faceva la guida turistica a Bran. Quando non portava i turisti al castello, saliva sul treno e scendeva a Bucharest a battere le mani in uno spettacolo televisivo o a fare la comparsa in uno spot. A un certo punto ha comprato un biglietto di un pullman ed è arrivato a Roma, come Afia e Maria.
Mi manca l’ultimo capitolo su Teresa, nata a Quito, in Ecuador. Teresa che durante la storia ha cambiato faccia, nome e continente. La più instabile tra i quattro come caratterizzazione fisica, ma la più determinata come carattere.
Ieri, mentre scrivevo l’uscita di Danut, mi sono accorta all’improvviso che, tra tutti, quello a cui mi sono affezionata di più è lui.
Mi ha stupito questa scoperta. Pensavo che fossero tutti uguali.
Inoltre Danut è un debole, e io non sono attratta dai caratteri deboli, se non mi innervosiscono, mi possono far pena o al massimo tenerezza.
Rimbambito! urlò il vecchio. Giampiero s’affrettò a raccoglierlo, tentando di ripulirlo dalla terra, ma s’impicciò con la cintura e un lembo s’intinse nella pozzanghera. Si mise, allora, ad asciugarlo sul suo giubbotto fino a che il padre glielo strappò dalle mani. Abbassò la testa, gli occhi, le spalle, dispiaciuto per la sua stupidità.
Il fatto che io mi sia comportato male con sua sorella, pensò Danut, gli ha permesso di vivere una vita migliore in questi ultimi tempi, peccato che non sia in grado di accorgersene. Se fosse più rilassato potrebbe ragionare meglio, invece se ne sta lì con il timore di sbagliare e con lo scopo di compiacere suo padre e finisce per muoversi come un animale selvatico intrappolato in una stanza.

Ma è veramente debole Danut? (Dove con debole intendo chi si fa guidare da altri).
A ripensarci, ora che se ne è andato, dico che no, non lo è affatto. E’ un personaggio che mi è sfuggito senza che me ne accorgessi. Mi viene quasi la tentazione di chiamarlo indietro, ché mi si è aperto una specie di vuoto, ma è inutile, lo so, perché non sarebbe più lui.
Il vecchio piantò una delle sue risate che non finivano più.
Lo immaginò mentre indicava il soggetto che l’aveva provocata, con gli occhi socchiusi e il respiro che non tornava.
Annalisa s’avvicinò alla costruzione, e gli parve di vedere la sua faccia offesa.
Intanto era arrivato all’angolo, a quello che sarebbe diventato, un giorno, un angolo di una stanza. Si girò lentamente e s’appoggiò alla trave di metallo. Quando era bambino, prima della cena, sua madre lo obbligava a restare immobile per dieci minuti con la schiena e la nuca incollate al muro della cucina. Lui, ogni volta, chiedeva uno sconto sul tempo, ma lei, ogni volta, rispondeva: la scoliosi è in agguato. E tu da grande sarai bellissimo e girerai il mondo come tuo padre.

Se raccontassi quanto ho scritto sopra a CameliaHof e dintorni mi prenderebbero per pazza. E invidio un po’ quelli che riescono a dire: io scrivo! senza vergognarsi. E’ vero anche che quelli che ripetono di continuo: io scrivo! ho scritto! scriverò! mi stanno sulle palle. O peggio ancora chi dice: scrivono di me…
Comunque. Per fortuna che c’è la rete.

Categorie: Prima che la storia finisca

[ 8 commento(i) ]

8 Responses to “Quattro personaggi vagavano in giro.”

  1. manuel calavera dice:

    e se non bastasse, si intervistano.

  2. Alessandra dice:

    L’autointervista fa tenerezza;-)

  3. saltino dice:

    Il dilemma è quello di scrivere o meno, sopratutto per il rispetto che ognuno di noi dovrebbe nutrire per il prossimo. Poi per fortuna c’è la rete e tutto torna al suo posto, al buio di confortevolissimi cassetti.
    p.s.
    Mi piace avere piccole anticipazioni circa le letture marine, perchè se di questo si tratterà, si potrebbe iniziare anticipatamente a fare costruzioni soggettivizzaanti, popolando inconsapevoli, il buio della carta su scenari fantasiosi.

  4. TedC dice:

    Consegna a domicilio off-topic: quante Alessandre c’erano allo stand untitle.ed simili a te nelle foto su FlickR?

  5. Alessandra dice:

    Sal: non ho capito il p.s. :-) Ma sono un po’ fusa, forse per questo.

    TedC: in effetti, se si considera Flickr, una. Però potevi pure palesarti. Mica c’era l’obbligo dell’acquisto del libro :-)

  6. TedC dice:

    Ricollegai dopo. :)

  7. Vera dice:

    Ciao ! ecco Afia. Sei sicura che non é un nome di donna ? comunque sia vuol dire nata di venerdì … il maschile mi sembra Kofi, come Kofi Annan.
    Adesso cerco ancora Afia nel tuo blog.

  8. Alessandra dice:

    Mi sembra assurdo che abbia scelto un nome da donna. Eppure è così. Però sono sicura che ci fosse scritto m. Chissà se qualcuno
    non si è accorto dell’errore e l’ha modificato dopo. E ora mi dispiace cambiargli nome. Mi dovrò inventare qualcosa che lo giustifichi.
    Ho scelto un ghanese perchè ho conosciuto un ghanese tempo fa che viveva in una baracca di Accra. E partendo dalla sua faccia ho scritto la storia (che non è la sua).

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