Sull’aereo incontro sempre qualcuno che conosco, ma poi ci chiacchiero giusto prima dell’imbarco perché i posti non coincidono mai e chiedere a qualcuno di fare a cambio è sconsigliato.
Durante il viaggio che mi portava a Milano c’è stata una sosta più lunga a Magenta perché un’africana non voleva pagare il biglietto.
Era da un po’ che urlava come se la scannassero, il bigliettaio era lì davanti a lei, senza dire nulla, poi quando lei si interrompeva per riprendere fiato, le diceva: se non paga il biglietto la faccio scendere. Lei allora ricominciava, diceva che il biglietto lo aveva perduto o glielo avevano rubato, una cosa così. Le amiche, loro il biglietto lo avevano, chiacchieravano tra loro, indifferenti. Poi ha pagato e siamo ripartiti. E’ tornata al suo posto e a un intervallo più o meno regolare riprendeva a inveire contro l’ingiustizia subita, credo, perché lo faceva nella sua lingua, mentre le amiche continuavano a fare quello che stavano facendo.
Una ragazza che era seduta nell’altra fila mi ha detto: anche l’altra settimana è capitata una storia analoga. Era una ben vestita, con una borsa di coccodrillo nuova nuova, che non c’entrava nulla con il vestito africano che portava addosso, se non che nel suo Paese ci sono i coccodrilli, comunque diceva che lo aveva perduto, come questa qui, e il bigliettaio lì a insistere che doveva pagare, senza mai alzare la voce, alla fine ha tirato fuori un pezzo da cinquanta, ma dopo almeno trenta minuti di urla di lei e di pazienza di lui. Peccato che nessuno le scriva queste cose.
Di fronte a me c’era un vecchio alpino. La barba lunga di tre giorni, le guance rosse, gli occhi, celesti, macchiati di capillari, ha dormito per tutto il tempo, solo quando le urla dell’africana raggiungevano il picco, li apriva, ma sembrava che non vedesse nulla. Ho ripensato ai racconti di mio nonno, alpino anche lui, di quando sciavano per la montagna, e di quando arrivavano a valle che buttavano giù un paio di grappini per cacciare via la stanchezza. Anche il tipo sembrava che avesse bevuto una bella dose di quella roba, invece, quando mancavano circa quindici minuti all’arrivo, ha tirato fuori il cellulare, ha chiamato qualcuno e gli ha dato indicazioni precise su dove si sarebbero incontrati con una voce che c’entrava poco con la grappa.
Avevo finito di leggere il giornale e gli ho chiesto se lo voleva.
No, grazie. Mi ha risposto. Il giornale mi fa dormire.
Categorie: Fatti italiani
[ 5 commento(i) ]
il 16-05-2007 alle 14:13
ummh… qualcuno che dice il vero quando afferma “non sto dormendo, sto riposando la vista” ??
il 16-05-2007 alle 14:48
A me pareva proprio che dormisse, e la testa ogni tanto gli crollava in avanti. L’ho pure invidiato per la rapidità di riaddormentarsi quel paio di volte che si è svegliato. Io non ci riuscirei neanche dopo due notti in bianco
il 16-05-2007 alle 14:48
W la Julia, la brigata eh, non la grappa!
il 16-05-2007 alle 16:57
in Olanda mica ce li hanno, gli alpini.
1 a 0 per noi, direi
il 17-05-2007 alle 8:57
Per forza aveva la barba incolta e l’aria stanca, quel signore col cappello da Alpino: tornava dal raduno nazionale di Cuneo, e si sa che in quelle occasioni il vino, le salamelle ai ferri e la grappa si sprecano!