L’uomo falco     07-05-2007  

In coda davanti a una cassa di un fast food c’è un tipo sui quaranta, con dei piercing sulle orecchie e le sopracciglia, pantaloni e camicia jeans, capelli cortissimi, viso cotto dal sole, olandese.
Ci faccio caso perché, io non sono in fila, lui si volta, in modo rapidissimo, come fa qualcuno quando vuole sorprendere qualcun altro, e dice a un bambino di circa tre anni di occupare un posto che si è liberato, il bambino comincia la scalata di uno sgabello, lui si gira dopo un paio di minuti sempre in quel modo veloce e un po’ inquietante e gli indica un tavolo e due sedie e gli urla qualcosa tipo: devi occupare il tavolo e le sedie, brutto pezzo di scemo.
Be’, credo che abbia detto qualcosa del genere, il tavole e le sedie le indicava con la mano, poi ha aggiunto qualcosa, e il bambino ha iniziato la discesa dello sgabello che era alto come lui, si è seduto su una sedia, fissava intensamente l’altra per occuparla con lo sguardo, e aveva una faccia molto seria.
Potrebbe avergli detto un’altra frase meno terribile. Però quando di una lingua ti è diventato familiare il suono, e non è più un rumore indistinto, cogli tutte le espressioni della voce, del viso, dei gesti, e ti è sufficiente una parola per capire il senso di un discorso.
Il bambino è biondo, con la pelle molto chiara e ha il naso un po’ sporco come se avesse pianto o se fosse raffreddato.
Il tipo borbotta per l’attesa, esce dalla fila, dice qualcosa come: mi sono stancato di aspettare ancora, andiamocene via, non si beve! Il bambino fa un saltello dalla sedia e segue l’uomo senza replicare. Ecco chi mi ricorda il tipo, mi ricorda un falco, a me i falchi piacciono, quando era bambina avrei voluto averne uno o anche diventarne uno per un po’, però questo è un falco cattivo, è un falco-uomo, non un falco-animale. Il tipo esce, il bambino gli corre dietro, io mi sento malissimo, penso che i minori di anni diciotto qui in Olanda ultimamente non se la passano molto bene, penso al tipo di educazione che ricevono i bambini olandesi, un’educazione standard, tu porti tuo figlio in un centro dove gli controllano la crescita e ti danno anche i consigli per educarlo: devi allattarlo sempre nello stesso posto, devi cambiarlo sempre nello stesso posto, non devi mostrargli gli oggetti, non devi stimolarlo altrimenti si eccita e non dorme, non devi prenderlo in braccio appena piange, ed è vero che i neonati olandesi poi non piangono, c’è una mia amica che quando porta la figlia a fare una passeggiata in carrozzina non s’allontana mai troppo, così se la bambina si mette a piangere, lei corre a casa, perché mi vergogno dice, mi guardano tutti quando la sentono piangere, ma io non le seguo le istruzioni che mi danno al centro, quando piange la prendo subito e poi ci parlo in continuazione, le faccio vedere le cose anche se poi dorme poco, insomma l’uomo falco cammina sul marciapiede, lo vedo attraverso la vetrata, e il bambino gli corre sempre dietro, come fanno tutti i bambini olandesi, ma anche i cani fanno così, mica sono come i nostri, bambini e cani, che dobbiamo corrergli dietro noi, ma a un certo punto l’uomo falco fa una cosa che mi toglie quel peso che mi è cresciuto sullo stomaco.
Si gira, si ferma e prende suo figlio per mano.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 8 commento(i) ]

8 Responses to “L’uomo falco”

  1. OrsaLè dice:

    ..meno male, un pò di umanità…
    ..meno male hce la rigidità di educazione non cancella del tutto i sentimenti..

  2. saltino dice:

    Cosa fanno con i bimbi che piangono? No perchè il confine materiale è enorme ma quello morale, rispetto ad una lapidazione, sembra essere piuttosto labile, a mio modestissimo avviso. Si, insomma, non vorrei dover esagerare.

  3. Alessandra dice:

    Se non c’è un motivo preciso (quando sono lattanti) vanno lasciati piangere. Questo è il consiglio che ti danno a questi centri, per lo meno è quello che mi hanno raccontato un po’ di persone (non olandesi) che li hanno frequentati. E’ un approccio completamente
    diverso dal nostro, che tende a rendere autonomi i bambini sin da piccolissimi, che non è detto che sia peggiore, solo andrebbe ammorbito un po’.

  4. zop dice:

    meglio questa della canzone di venditti! :)

  5. Alessandra dice:

    sai che non la conosco? ora me la cerco in rete.

  6. caino dice:

    bello, ci sono un paio di frasi molto toccanti.
    “…ma a un certo punto l’uomo falco fa una cosa che mi toglie quel peso che mi è cresciuto sullo stomaco.”

  7. Alessandra dice:

    ogni tanto riprendo qualche vecchio post e ragiono sulla possibilità di trasformarlo in un racconto. Però poi, a parte un paio di volte, non ne faccio nulla, ma qualche frase mi capita di riciclarla ;-)

  8. Effe dice:

    scusi, sa
    (E’ online il secondo numero di Buràn.
    Il viaggio è senza fine, perché non sappiamo dove termina la parola scritta: per questo è temibile.)

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