C’è sempre una storia di mezzo     03-05-2007  

Ho conosciuto un ragazzo a un ristorante italiano ieri. Pensavo che fosse romano e invece era calabrese, però aveva studiato a Roma e lì aveva assorbito l’accento e un sacco di parole.
Adesso si sta specializzando in arte all’università di Leiden e la sera fa il cameriere. Ci ha detto che come la insegnano qui non la insegnano da nessuna parte. E ci ha detto anche che è stato fortunato perché nel ristorante c’è il menù fisso, il lavoro è più tranquillo, e a mezzanotte se ne torna a casa.
Ah, ho commentato io quando si è allontanato, avere un figlio che studia e lavora: che soddisfazione che si deve provare.
Fran mi ha lanciato un’occhiataccia.
Emme ha detto che non bisogna sottovalutare i nostri ragazzi e che gli pareva di vederli, d’estate, che terminati i corsi, erano sotto gli alberi a raccogliere mele, ma l’ha detto tanto per stuzzicarli, e gli veniva da ridere. Fran ha continuato a leggere messaggi sul cellulare, Lo ha risposto: a me neanche piacciono le mele.
Ogni volta che il ragazzo tornava ci raccontava un po’ di cose.
Lo parli l’olandese, gli ho chiesto.
No, ha risposto lui, mi piacerebbe però.
Dopo sei anni noi sappiamo una manciata di parole, tanto se lo impari fai uno sforzo inutile perché se non lo pronunci in modo perfetto ti rispondono in inglese, poi dove abitiamo non ci sono olandesi.
E loro quindi non vanno alla scuola olandese?
No, vanno a un’americana.
Ah, ha detto lui, un po’ pensoso. Se lo ricorderanno. E dal tono che usava si capiva che intendeva che l’avrebbero ricordato bene.
Io però lo voglio imparare l’olandese, ha continuato. Ma il corso è costoso e non me lo posso permettere.
So che ci sono tantissimi corsi per emigranti, possibile che abbiano i prezzi così alti? Ha domandato Emme.
Io ne devo seguire uno per studenti e dovrei pagare una somma di circa ottocento euro.
Ha sollevato le mani un po’ scoraggiato.
Ma devo trovare un modo. Devo restare qui ancora due anni ma può darsi che resti più a lungo.
Ha fatto una pausa. Ha messo su lo sguardo dell’amore. Si è girato con i piatti in equilibrio sulle braccia e in mano.
O per sempre.
Ha aggiunto quando era un po’ lontano.

Categorie: Con quella faccia un po così

[ 10 commento(i) ]

10 Responses to “C’è sempre una storia di mezzo”

  1. Margot dice:

    Oggi su http://semami.blogspot.com Margot risponde al posto del cuore. Invia le tue lettere d’amore e di pena.

  2. Alessandra dice:

    Lettere di pena non ne ho, d’amore mi annoia scriverle ;-)

  3. OrsaLè dice:

    il commento al tuo post è diventato post del mio blog… ah l’ammoreeee

  4. R4 dice:

    Quello sguardo lo conosco bene. Lo indossavo anch’io quando mi chiedevano quanto sarei rimasto e io rispondevo: “non lo so”.
    :(

    R4

  5. Alessandra dice:

    io dico che se ne pentirà. E quando prevedo una cosa io di solito s’avvera sempre. (be’, quasi)

  6. R4 dice:

    Effettivamente, ora, guardando alla cosa da lontano e dopo qualche settimana, comincio a pensare che olandesi e italiani hanno una visione troppo diversa dell’”amore” per poter essere davvero felici.

  7. Giorgia dice:

    Un po’ tardi per fare gli auguri a Emme?
    Spero di no, auguri! Auguri!

  8. Alessandra dice:

    grazie, poi glieli passo ;-)

  9. Leo dice:

    Ciao Ale, beh, la tua storia, insomma quello che è successo e soprattutto come me l’hai raccontato, mi ha fatto al solito essere li. Mi è scappato da ridere spiando i figlioli “presi in mezzo” con la raccolta delle mele e ho intravisto lo sguardo languido del calabro. EHHHHhhh! (SOSPIRONE)
    Baci primaverili

  10. Alessandra dice:

    ciao Leo! la settimana prossima, che avrò un po’ di tempo, ti scrivo.

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