Se fossi un editore     26-04-2007  

Avrei respinto una storia con una trama del genere.
L’avrei respinta perché, avrei detto, non è realistica, è del tutto inattendibile.
Come avrebbe raccontato un autore il momento in cui tutti coloro che partecipano a una nefandezza simile si parlano per la prima volta?
Non riesco a immaginarlo.
E poi ci sono delle donne di mezzo, troppe.
Io non ci credo.
Non posso crederci.

Categorie: Fatti italiani

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Se fossi un editore”

  1. caino dice:

    stranger than fiction, cara. :)

  2. Giorgia dice:

    E’ vero, troppe donne. E un mio collega oggi mi faceva notare quanto fosse strano che mostri del genere fossero capitati nello stesso luogo. E però, i segni (disegni, comportamenti, parole, e pure cicatrici) dei bambini ci sono. Loro sono le vittime. E che qualcosa di orribile è accaduto a questi bambini ci credo. Purtroppo dobbiamo crederci.

  3. Alessandra dice:

    poi vorrei che qualcuno mi spiegasse la sospensione dell’indagine per chiusura estiva della scuola, che ha del kafkiano, a voler essere buoni.

  4. saltino dice:

    Qualcosa ci deve essere, secondo me è un o una mostra, che si nasconde fra gli altri, sicuramente non ha agito nei termini di cui stiamo leggendo. Bisogna saper aspettare.

  5. davide l. malesi dice:

    Però è davvero una buona storia. Bisognerebbe andar lì a conoscerli, parlare con tutti, scavare. Ne verrebbe fuori una cosa tipo un “A sangue freddo” di Truman Capote, all’italiana.

  6. Alessandra dice:

    oppure è una psicosi collettiva. A me viene da credere questo.

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