Chi è quel tipo in giardino? Chiede Emme.
Come chi è? E’ Ray, il giardiniere.
Ray? Sembra uno di sessant’anni!
Ray è un giardiniere che passa a CameliaHof di tanto in tanto. Da noi venne circa un anno fa a rifare lo steccato e a pulire lo stagno.
Ray ha quaranta anni, la faccia abbronzata, il corpo asciutto, le mani di chi fa un lavoro manuale. Quando parla assomiglia un po’ a fumetto, non trova la parola in inglese e allora dice svisssh, track, o fa il segno della croce quando prevede cosa accadrà a una pianta se non si seguono le sue istruzioni. In un anno i suoi capelli sono passati dal giallo al bianco, la pelle del suo viso si è trasformata in una carta geografica affollata di fiumi, si è rinsecchito e ha perduto un incisivo.
In dodici mesi si è trasformato da un uomo in buona forma in un vecchio.

Ecco quello che è capitato a Ray, dice Emme. Ti ricordi che sua moglie l’anno scorso doveva ricoverarsi in ospedale?
Sì.
Si è operata, è tornata a casa ed è morta. Me l’ha detto così, all’improvviso. Mi stava dicendo che nello stagno deve esserci un buco, si è interrotto, mi ha ricordato la faccenda dell’ospedale, di lui che era preoccupato, e infine m’ha detto: è andata. E io sono rimasto solo con mio figlio. Ha abbassato la testa, e non sapevo cosa dirgli.
Accidenti! Erano così attaccati, lei lo accompagnava sempre nei suoi giri, quando passava a incassare, e lo aspettava in macchina.
Eh. Purtroppo va anche così.
Ma non avevano due figli? Mi ricordo che quando parlava del ricovero di sua moglie, diceva che aveva dovuto annullare gli impegni del pomeriggio per seguire i bambini.
Non lo so, a me ha parlato di uno.

Ecco, quello che è successo a Ray, mi dice Emme.
Oddio, che altro è successo a quel poveretto.
Gli ho detto: Ray il pagamento te lo faccio sul conto come l’anno scorso?
Lui ha risposto: no, no. Quel conto è intestato a quell’avvoltoio di mia moglie. Ho commesso un errore, ne ho commessi tanti veramente. Quando se ne è andata non mi ha permesso di ritirare nemmeno cento euro. Ha usato metà di quello che avevamo da parte per farsi una plastica al seno, per me non ce ne era bisogno, andava benissimo così, ma quando lei si fissa, si fissava, non si riusciva a convincerla a cambiare idea. Quando è tornata a casa dopo l’intervento, invece di disfare la valigia, ne ha presa un’altra e mi ha detto: io me ne vado, ho un altro. Il piccolo lo ha portato con lei, il grande ha scelto di restare con me.

Sono scoppiata a ridere, di sollievo. Mi dispiace per Ray, però sono contenta per la moglie, anzi per l’ex moglie. E’ che me l’ero immaginata che andava in fumo, come si usa qui, e invece è da qualche parte che sorride.

Categorie: Pare che sia andata

[ 4 commento(i) ]

4 Responses to “Di come un fatto possa apparire terribilmente tragico se quello che te lo racconta non parla la tua lingua, ma nemmeno la sua.”

  1. OrsaLè dice:

    hehe!! Ecco come si perdono i pezzi di significato nelle traduzioni da una lingua con l’altra ;)

  2. Effe dice:

    ah no, scusi, per dignità letteraria avrebbe dovuto morire, almeno, quella poco di buono
    (e jà, la faccia morire un poco, che le costa, basta cambiare la fine del post)

  3. Alessandra dice:

    Orsa: c’è da dire che il tipo in questione è uno che economizza sulle parole, quindi l’equivoco poteva sorgere lo stesso…

    Effe: invece non è morta e si gode la vita! Basta con queste storie tristi: non se ne può proprio più ;-)

  4. giorgia dice:

    Bisogna trovare una fidanzata al povero Ray. Magari già dotata di suo…

Leave a Reply