Il grande esperto di cinema, a cui ho raccontato questa storia quando l’ho accompagnato a scuola questa mattina, mi ha dato un responso positivo.
Ci tenevo molto al suo parere perché è sempre drammaticamente sincero, anche se da quando ha compiuto undici anni ho notato un ammorbidimento nella selezione dei verbi e degli aggettivi usati nel sentenziare. Per esempio, l’espressione: “fa veramente schifo” la utilizza con più parsimonia rispetto al passato.
E non mostrava il desiderio di scappar via. Stava per tornare a scuola dopo dieci giorni di vacanza, è vero, però mancavano quarantacinque minuti all’inizio delle lezioni e questo anticipo non è casuale ma voluto perché lo sfrutta per giocare a pallacanestro. E ha consumato ben tre minuti per sentire il finale, quindici secondi per rifletterci sopra e dirmi: Non male. Per niente. Sai che penso? Che sarebbe adatto per farci un telefilm. Poi certo ci sono un sacco di dettagli da sistemare, ma quelli si possono vedere dopo. (Sì, è vero, ha parlato di telefilm non di film, ma poteva andarmi peggio).
Perciò l’ho guardato andar via tutta contenta.
Né io né Walter potevamo sapere che sarebbe arrivato un contrordine sulla tecnica di rianimazione, (il racconto l’ho scritto prima della pubblicazione di questo articolo), ma ormai è andata, e resta così.
C’è solo una cosa che non mi piace.
Il titolo.
Quello lo voglio cambiare.
Categorie: Racconti in rete
[ 3 commento(i) ]
il 16-04-2007 alle 13:38
..mi hai fatto venire i brividabadibidi….
il 16-04-2007 alle 18:16
venivano anche a me quando facevo quella strada
il 16-04-2007 alle 23:35
Domani lo leggo, ora casco un po’ dal sonno.
[rivoglio il pesciolino, please...]