Sogno Noir. E ne sono contenta, sono d’altro tipo i sogni che m’inquietano.
I cadaveri erano due.
Due uomini tra i cinquanta e i sessanta, che avevo ucciso da poco, ma quale metodo avessi utilizzato per farli secchi non lo ricordo con certezza, doveva essere stato con una pistola o con un coltello, mi viene da pensare più a un coltello però, a quel coltello con la lama di quindici centimetri che adopro per tagliare quei tocchi di carne che ogni tanto compro al super.
La casa era grande, su un unico piano, vuota, con il bagno arredato, le pareti profonde, da castello più che da casa, ancora da imbiancare, in alcuni punti erano anche sgretolate.
I cadaveri li avevo ficcati nei muri. C’era un’intercapedine spaziosa e li avevo messi lì, in piedi. E poi con la calce e una spatola avevo ricostruito la parete e riappoggiato i mattoni.
Mi sentivo soddisfatta del mio lavoro, e mi ero messa a pulire con il cif il lavandino del bagno, l’odore del cif mi nauseava un po’. Mentre asciugavo la ceramica, e questa è una stranezza da sogno perché non asciugherei mai la ceramica del lavandino, mi facevo le domande.
Ti senti in colpa? No.
Come li hai ammazzati? Non me lo ricordo.
Perché li hai uccisi? Che m’importa?
Quando ho finito d’asciugare mi sono guardata allo specchio, ma avevo spento la luce e non mi sono vista.
Il campanello ha suonato. Sapevo che avrebbe suonato e sapevo anche chi era.
E’ stato in quel momento che ho avuto paura. Non proprio paura, è stato piuttosto uni brivido che si è consumato tra la pancia e lo stomaco. Allora sono andata davanti a uno dei muri, da un buco tra i mattoni era colato un po’ di sangue sul pavimento di cemento, ho pulito la macchia con lo straccio con cui avevo asciugato il lavandino, me lo sono ficcato in tasca, e sono andata ad aprire la porta.
Camminavo con la leggerezza di un’ombra.
Sulla soglia c’era un tipo sui sessanta, in un completo color carta da zucchero da disoccupato d’altri tempi, la barba un po’ lunga, i capelli un po’ unti, che mi ha mostrato un tesserino con una sua foto scattata in momenti migliori. L’ho fatto entrare, gli ho sorriso, lui ha risposto al mio sorriso e si è passato una mano tra i capelli.
E’ stato a quel punto che ha suonato la sveglia.
Accidenti alla sveglia! Ho detto qualche parolaccia. Ho continuato a innervosirmi, alla fine ho sollevato un braccio, ma non trovavo il bottone. Allora ho aperto gli occhi, le mani erano sotto il cuscino e la sveglia non suonava perché non erano ancora le sei.
I merli già cantavano però.
Categorie: Con quella faccia un po così
[ 7 commento(i) ]
il 05-04-2007 alle 13:33
però… L’hai sfangata con l’ispettore (perché era un ispettore, no?)
il 05-04-2007 alle 14:28
in bocca al lupo per la nuova veste!
…e che veste seria ed importante!
il 05-04-2007 alle 14:56
Ciao Mayo! Chi si rivede
Grazie, grazie.
Giorgia: o forse è andata bene all’ispettore, ché poteva diventare il terzo?
il 06-04-2007 alle 11:57
non bisogna leggere Poe e mangiare la peperonata! Ahggià in Olanda niente peperoni…
OrsaLè
il 08-04-2007 alle 16:36
post mlt interessante, e avvincente.
potresti fare la scrittrice, sai ?
Beh, buona pasqua,
saluti
luana modini
il 08-04-2007 alle 20:22
Tanti auguri per una serena Pasqua di Pace! a presto G
il 10-04-2007 alle 15:26
io non sogno. però se sognassi sta roba non mi dispiacerebbe.