La gente butta la roba più incredibile! Dice a Riccardo un tipo sui sessanta con un cappello di lana blu in testa, molto magro e piuttosto alto, e con il collo leggermente ricurvo.
Sono le otto di mattina e Riccardo ha fretta. Deve accompagnare le bambine a scuola, sono state con lui durante il fine settimana, e ha un appuntamento alle nove con un costruttore e i suoi operai a Santa Marinella dove sta per iniziare la ristrutturazione di una villa.
Riccardo solleva il coperchio del cassonetto e ci lancia dentro quattro sacchi della spazzatura.
Il tipo tira fuori un pacchetto di sigarette, gliene offre una, ma Riccardo ha smesso da due mesi e quattro giorni e rifiuta. Si sposta davanti al cassonetto bianco e infila nell’apertura i giornali e i cartoni della pizza, quella mattina la Persichetti viene a pulire e se trova la spazzatura si arrabbia.
E a volte trovo oggetti interessanti, dice il tipo dopo una lunga aspirata alla sigaretta.
Mentre aspirava ha socchiuso gli occhi, Riccardo ha appena bevuto un ottimo caffè fatto con la portentosa macchinetta da bar che ha acquistato di recente da un grossista, e inghiottisce di desiderio. Guarda le figlie in macchina: Virginia sta trafficando con la radio, Priscilla rovista con l’indice nel naso ed è perduta da qualche parte.
E’ vero, dice al tipo. Si sposta davanti al cassonetto del vetro e comincia a gettarci le bottiglie di birra e di vino.
Li raccolgo, li aggiusto e li trasformo in un’altra cosa e li vendo la domenica a Porta Portese, è un passatempo e anche un modo per arrotondare perché ho una pensione di cinquecento euro al mese. E la notte lavoro come guardiano in un garage dove ci sono automobili belle come la sua.
Le bottiglie non finiscono più, venerdì ha fatto una festa sul terrazzo, l’acqua minerale era finita e si sono dissetati con il prosecco.Ha una fitta che gli taglia lo stomaco: si è appena ricordato che all’una Nicole lo raggiungerà per mangiare con lui in un posticino speciale che sta proprio davanti al mare, ma poco prima il proprietario della villa da ristrutturare l’ha chiamato per un appuntamento all’ora di pranzo. Deve ricordarsi di avvisare Nicole, e soprattutto deve pensare a come dirglielo.
Trovo un tavolino che zoppica, gli accorcio le gambe, costruisco un cassetto, lo dipingo di verde ed ecco un mobile nuovo!
Virginia ha afferrato la sorella per il naso. Sono rimasti i cartoni del prosecco e la scatola che conteneva la macchinetta del caffè, ma non entrano nelle aperture: bisogna strapparli.
Così me la cavo, ma a volte mi si alza un po’ di depressione, alla mia età si alza sempre qualcosa.
Nicole diventerà una bestia. Deve pensare a un’alternativa con cui arginarla. Un viaggetto a Praga? Aveva ragione Ludo. Non te la prendere troppo giovane ché dopo ti stressi. Il dopo è arrivato.
Il problema è che non ho qualcuno a cui parlare. Gli amici sono tornati al paese con le mogli. La mia invece è morta due anni fa e ho preferito restare qui. Mia figlia lavora a Milano.
No, la porterà a Parigi. Ti porto a Parigi a fare shopping. Le dirà così.
Allora sono andato dalla dottoressa della mutua. E’ stata lei che…
Priscilla ha afferrato le trecce di Virginia e gliele sta staccando dalla testa! Le 8.07!
Riccardo tira fuori dalla tasca del giubbotto un portafoglio sottile e nero. Estrae un pezzo da dieci, lo infila nella camicia a quadri del tipo e dice: buttala via tu per favore! E corre verso la macchina.
E’ stata lei che mi ha consigliato di parlare agli sconosciuti con un pretesto.
Alle 8.44 Riccardo afferra il tagliando dell’autostrada e schizza via nella sua Cayenne nera. Ha già chiamato Nicole, ha già chiamato il piccolo ristorante sul mare per informarli che saranno in tre, il costruttore, il proprietario e lui, ha anche parlato con la ex per tranquillizzarla: le bambine tutto ok. Nei quindici minuti che impiegherà per arrivare a Santa Marinella ripasserà il progetto con la mente, ha voglia di fumare e di farsi un altro caffè, ma è tutto ok, la sua vita è ok, lui è ok.
E invece non riesce a concentrarsi, le parole di quel tipo col berretto blu gli battono in testa. Preme sull’acceleratore, le siepi di oleandro diventano un blocco unico di verde, viola e bianco.
Neanche tu hai qualcuno a cui parlare, sembra di leggere a Riccardo su un segnale lampeggiante nel punto dove si chiude l’autostrada.
Il tachimetro scende ai cento chilometri orari, il mondo non è più sfumato. Ancora pochi minuti e sarà arrivato.
Già si vede il mare.
Il titolo l’ho preso in prestito da qui
Categorie: Storie per la rete
[ 3 commento(i) ]
il 02-04-2007 alle 13:30
molti non hanno qualcuno con cui parlare davvero…
il 02-04-2007 alle 17:03
parlare agli sconosciuti ai cassonetti a me farebbe aumentare la depressione. Un mio amico afferma che la socialità passa dai bar, altrimenti si finisce ad aspettare un cayenne al centro di raccolta.
il 02-04-2007 alle 19:19
se qualcuno di mia conoscenza che prende dei mobili rotti e li trasforma in altro, legge questa storia e vede come l’ho fatto diventare, mi strozza