Non c’era la luna ma nemmeno le stelle
C’era un ragazzo che non pareva felice e i motivi della sua infelicità potevano essere tanti o uno solo, però se qualcuno gli domandava: cosa c’è che non va? Lui rispondeva: nulla!
Un giorno questo ragazzo stette male più del solito e i suoi amici lo portarono in una casa, lo distesero su un letto, bagnarono un fazzoletto con l’acqua e glielo posarono sulla fronte per rinfrescarlo un po’.
Poi chiamarono suo padre.
Suo padre venne - era un uomo piccolo e serio - e spalancò gli occhi quando vide il figlio che non stava bene ma li richiuse subito.
Gli amici aiutarono il ragazzo ad alzarsi e a infilarsi le scarpe e il giubbotto, mentre il padre apriva lo sportello della macchina con cui era arrivato e continuava a tenerlo anche se non c’era il pericolo che si richiudesse perché era una notte senza vento e fitta di nuvole, talmente fitta che se a qualcuno ne fosse venuta la voglia avrebbe  potuto afferrarne una con la mano.
E’ tutto chiaro, disse il padre mentre gli amici procedevano lentamente trascinando suo figlio.
E’ tutto chiaro: è colpa della cattiva compagnia se sta male.
Ora che ci penso era una notte senza luna quando succedeva questo fatto.

Categorie: Storie per la rete

[ 6 commento(i) ]

6 Responses to “Non c’era la luna ma nemmeno le stelle…”

  1. saltino dice:

    Alice Ozpetek

  2. LaSirenetta dice:

    sono senza fiato: questa è una delle cose più belle che ho letto da te :)
    splash!

  3. alice121 dice:

    ;-)

  4. utente anonimo dice:

    Scusa se intervengo a cazzo de cane su questo post ma ti invidio tantissimo che stai in Olanda…io ci sono stato 3 volte ma mi piace un casino e mi ci vorrei trasferire o almeno venire piu spesso…anche se andarsene da roma nn è facile…vabbe ci sentiamo ciao

  5. alice121 dice:

    un conto è starci dei periodi, un altro è viverci. Comunque trovare un lavoro qui non è facile, ma neanche impossibile.

  6. Alessandra Galetta November 2007 dice:

    [...] Nella società del futuro tutti possono capire tutti perché si parla inglese, anche se si parla un po’ di meno e si messaggia molto di più. Nella società del futuro gli idraulici sono preziosi come i diamanti, così si rimane anche per un mese senza riscaldamento, con la coperta sulle spalle e un infuso rigenerante in una tazza che non scotta, e quando finalmente arrivano gli idraulici, abbronzati, ingioiellati, in Suv sfavillanti, non sanno risolvere il problema, e allora nel terrore del freddo che dovrai patire ancora, la tua mente ha un guizzo e gli dici tu quale potrebbe essere la soluzione. Nella città del futuro gli emigrati devono superare una serie di prove per entrare e così non passa più nessuno, e quelli che ci sono hanno una casa, un sussidio, poi però il sussidio si corrode perché in troppi lo ricevono, la disoccupazione cresce e gli emigrati si fanno sempre più cattivi. La società del futuro è multietnica e la scuola è un diritto di tutti, però solo i più meritevoli vengono ammessi al liceo e all’università, e sono quasi tutti di pelle bianca. Anche gli idraulici, sotto l’abbronzatura, hanno la pelle bianca, i netturbini invece ce l’hanno colorata. Nelle società del futuro c’è poco spazio, e allora quando ti si rompe una cosa e vorresti comprarne un’altra, anche se è qualcosa di dimensioni ridotte non la trovi mai e devi ordinarla, e allora ti chiedi: chi compra le merci che sono esposte in vetrina? E hai quasi la tentazione di dire: voglio quello, anche se non ti serve. Nella società del futuro l’eutanasia in caso di malattia mortale è un diritto finalmente acquisito, solo che anche per questo c’è una lista d’attesa. Nella società del futuro quando la possibilità di guarire non raggiunge una certa percentuale ti consigliano di lasciar perdere. Nelle società del futuro la sanità non è più a carico dello Stato ma del cittadino, che così si dà una regolata e smette di correre al pronto soccorso se ha l’alluce sudato, e a quelli che vivono con il sussidio ci pensa lo Stato a pagargli l’assicurazione e s’applica il principio di uguaglianza nella sanità, e siccome può essere curato un numero esiguo di persone, perché c’è poco spazio e poco denaro che viene investito nel settore, si curano solo i casi più gravi e quelli di emergenza, c’è un gran numero di casi d’emergenza nel futuro e non perché si verifichino più incidenti rispetto al passato ma perché sono i casi sottovalutati che sono peggiorati. Nella società del futuro il denaro contante non si usa più, le operazioni di bancomat sono gratuite e un computer generale sa quello che mangi, quello che bevi, quando fai benzina e altre faccende che non sono più tanto segrete. Nella società del futuro siccome si è in molti, troppi, se decidi d’iscriverti in piscina devi metterti in lista di attesa, e se ti salta la voglia di andare in un ristorante devi pensarci molti giorni prima. Nella società del futuro gli incidenti d’auto sono minimi perché il codice stradale è rispettato, da tutti, anche dalla polizia e dai membri del governo. Nella società del futuro gli uffici aperti al pubblico hanno mobili colorati, poster alle pareti, un numero per fare rispettare la fila, e tutti la rispettano, la fila, sembra un sogno l’ufficio aperto al pubblico del futuro, eppure qualcosa continua a non funzionare, forse è per il caffè che gli impiegati bevono di continuo, chiacchierando del più o del meno come previsto dal contratto. Nella società del futuro provi una soddisfazione immensa quando trovi una cosa di cui avevi bisogno in un negozio, salvo poi accorgerti che ti hanno venduto un prodotto obsoleto o sbagliato, ma nella società del futuro non fanno storie, fare storie costa fatica e non è corretto, e il commerciante si riprende quello che ti ha venduto e ti restituisce il denaro anche se hai perduto lo scontrino. E se non lo fa si attua il passaparola attraverso le mailing list e nessuno ci va più da quel commerciante. Nella società del futuro siccome gli artigiani sono scomparsi, impari a fare da te, dalle saldature elettroniche al restauro dei mobili e ogni volta ti sembra un miracolo, davvero. Nella società del futuro il volontariato è un esercito che svolge mille incombenze: vende biglietti nei cinema d’essai, fa l’allenatore di calcio, insegna a giocare a scacchi, a decorare palle natalizie, parla con gli emigrati che vengono respinti, ognuno dà un po’ di quello che non basta mai: il tempo. Nella società del futuro è buio e piove spesso, e ho visto cose che voi umani non potete immaginarvi. [...]

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