Sono fuori tempo perché ero fuori…
21-02-2007
Sono fuori tempo perché ero fuori
Dunque vado a vedere il film da sola e non al solito cinema.
Il cinema si trova in un quartiere ad alta densità di uffici, di negozi e di anziani benestanti.
Se vai in un cinema di un quartiere popolare, come Testaccio, gli anziani alle quattro stanno a chiacchierare in piazza o al bar, ma se vai in un quartiere ricco e per giunta piove, vanno al cinema, ovvio.
Se poi il cinema pratica la numerazione dei posti: sei fregato, se non ci rifletti in tempo.
Io ho il numero 8f che è occupato da una signora molto ma molto anziana.
Glielo dico che ha occupato il mio posto? Perché dovrei? La sala è vuota.
Mi siedo al 9f.
Arriva un signore molto anziano, mi guarda, scandisce la numerazione dei suoi biglietti e quella della poltrone.
9F! Qui c’è un errore, dice allo schermo.
Mi scusi, dico. Mi sono seduta al suo posto perché il mio era occupato.
La signora molto ma molto anziana alla mia destra, rivolgendosi anche lei allo schermo, dice: eh, quante storie per un posto! Oltretutto la sala è vuota!
Che facciamo? dice il signore molto anziano, sempre allo schermo.
A quel punto commetto un errore perché chiedo alla signora molto ma molto anziana: le dispiace se mi siedo all’otto?
Lei scuote la testa e sussurra ad alta voce (come è possibile sussurrare ad alta voce? Non lo so: in teoria è impossibile) all’amica molto anziana: da non crederci Margherì! Ci dobbiamo spostare!
Ci sediamo con il nuovo assetto.
Il signore molto anziano si guarda intorno con aria compiaciuta, si toglie l’impermeabile, il cappello, la sciarpa, i guanti e poi aiuta la moglie a svestirsi.
Mi vengono in mente le istruzioni prima del decollo: dovete indossare prima voi la mascherina che eroga ossigeno, dopo aiutate chi non è in grado di farlo.
Parte la pubblicità, io tento di telefonare, ma il campo va e viene.
Entrano altre persone sempre più anziane.
Si riempie la mia fila, quella dietro e quella davanti.
Entra anche un ragazzo, un ragazzo vero, non uno di trenta o quaranta anni, un ragazzo sui diciotto, e si siede molto avanti. I suoi capelli scapellati (parola inventata da Lo un po’ d’anni fa) risplendono solitari davanti a me.
E allora capisco che il ragazzo sapeva, io no, purtroppo, io sono fuori tempo e fuori posto, ma ormai è troppo tardi per cambiare perché sono circondata.
Ti rendi conto? Bisbiglia ad alta voce il signore molto anziano alla moglie. Che se non la facevo alzare ci toccava muoverci magari dopo, con le luci spente?
Che ci vuoi fare, risponde lei. Questo paese è così: ognuno fa come gli pare!
Seguitano a bisbigliare ad alta voce, di me.
Costituisco anche il soggetto della conversazione che si svolge tra le due signore alla mia destra anche se si mantengono su un filo più generico.
Il tono è identico, però. Bisbiglio ad alta voce.
Invidio terribilmente il ragazzo davanti che sfoglia pigramente il giornale, e ragiono sulla possibilità di uscire dalla fila, ma non so da quale parte sia preferibile passare. Penso che se resterò lì non potrò fare a meno di sentire i commenti, le previsioni, il rammarico, la condivisione di quel che accade e che mi irriterò assai.
Poi scende il buio, e decido che se esagereranno gli dirò di tacere.
E invece nessuno parla. Credo per le scene del film che sono comprensibili, d’impatto, corrono veloci e non lasciano spazio alle considerazioni.
A un certo punto una signora fa una battuta molto audace sul sesso e di cui resto sbalordita.
C’è un intervallo minimo che non concede l’imbastitura di un discorso.
Nell’ultimo quarto d’ora, quando il ritmo rallenta e i fili si sciolgono, ecco che si affaccia timidamente un brusio di anticipazioni, che si riveleranno errate, ma quando il chiacchiericcio sale di tono, e io mi dico che non vale la pena di dire nulla, che in fondo sono stati bravi, s’alza un imperioso: shhhhh che surgela le voci, senza possibilità di replica.
Le luci si riaccendono, e mi volto e li guardo mentre s’infilano cappelli, cappotti, guanti e sciarpe.
Chi sarà l’autrice della battuta scabrosa sul sesso e quella che ha urlato quel shhhh?
Ma le loro facce non scuciono indizi.
Oggi però rientro nei tempi e me ne vado a vedere un film in compagnia, in un cinema sicuro.
Dunque vado a vedere il film da sola e non al solito cinema.
Il cinema si trova in un quartiere ad alta densità di uffici, di negozi e di anziani benestanti.
Se vai in un cinema di un quartiere popolare, come Testaccio, gli anziani alle quattro stanno a chiacchierare in piazza o al bar, ma se vai in un quartiere ricco e per giunta piove, vanno al cinema, ovvio.
Se poi il cinema pratica la numerazione dei posti: sei fregato, se non ci rifletti in tempo.
Io ho il numero 8f che è occupato da una signora molto ma molto anziana.
Glielo dico che ha occupato il mio posto? Perché dovrei? La sala è vuota.
Mi siedo al 9f.
Arriva un signore molto anziano, mi guarda, scandisce la numerazione dei suoi biglietti e quella della poltrone.
9F! Qui c’è un errore, dice allo schermo.
Mi scusi, dico. Mi sono seduta al suo posto perché il mio era occupato.
La signora molto ma molto anziana alla mia destra, rivolgendosi anche lei allo schermo, dice: eh, quante storie per un posto! Oltretutto la sala è vuota!
Che facciamo? dice il signore molto anziano, sempre allo schermo.
A quel punto commetto un errore perché chiedo alla signora molto ma molto anziana: le dispiace se mi siedo all’otto?
Lei scuote la testa e sussurra ad alta voce (come è possibile sussurrare ad alta voce? Non lo so: in teoria è impossibile) all’amica molto anziana: da non crederci Margherì! Ci dobbiamo spostare!
Ci sediamo con il nuovo assetto.
Il signore molto anziano si guarda intorno con aria compiaciuta, si toglie l’impermeabile, il cappello, la sciarpa, i guanti e poi aiuta la moglie a svestirsi.
Mi vengono in mente le istruzioni prima del decollo: dovete indossare prima voi la mascherina che eroga ossigeno, dopo aiutate chi non è in grado di farlo.
Parte la pubblicità, io tento di telefonare, ma il campo va e viene.
Entrano altre persone sempre più anziane.
Si riempie la mia fila, quella dietro e quella davanti.
Entra anche un ragazzo, un ragazzo vero, non uno di trenta o quaranta anni, un ragazzo sui diciotto, e si siede molto avanti. I suoi capelli scapellati (parola inventata da Lo un po’ d’anni fa) risplendono solitari davanti a me.
E allora capisco che il ragazzo sapeva, io no, purtroppo, io sono fuori tempo e fuori posto, ma ormai è troppo tardi per cambiare perché sono circondata.
Ti rendi conto? Bisbiglia ad alta voce il signore molto anziano alla moglie. Che se non la facevo alzare ci toccava muoverci magari dopo, con le luci spente?
Che ci vuoi fare, risponde lei. Questo paese è così: ognuno fa come gli pare!
Seguitano a bisbigliare ad alta voce, di me.
Costituisco anche il soggetto della conversazione che si svolge tra le due signore alla mia destra anche se si mantengono su un filo più generico.
Il tono è identico, però. Bisbiglio ad alta voce.
Invidio terribilmente il ragazzo davanti che sfoglia pigramente il giornale, e ragiono sulla possibilità di uscire dalla fila, ma non so da quale parte sia preferibile passare. Penso che se resterò lì non potrò fare a meno di sentire i commenti, le previsioni, il rammarico, la condivisione di quel che accade e che mi irriterò assai.
Poi scende il buio, e decido che se esagereranno gli dirò di tacere.
E invece nessuno parla. Credo per le scene del film che sono comprensibili, d’impatto, corrono veloci e non lasciano spazio alle considerazioni.
A un certo punto una signora fa una battuta molto audace sul sesso e di cui resto sbalordita.
C’è un intervallo minimo che non concede l’imbastitura di un discorso.
Nell’ultimo quarto d’ora, quando il ritmo rallenta e i fili si sciolgono, ecco che si affaccia timidamente un brusio di anticipazioni, che si riveleranno errate, ma quando il chiacchiericcio sale di tono, e io mi dico che non vale la pena di dire nulla, che in fondo sono stati bravi, s’alza un imperioso: shhhhh che surgela le voci, senza possibilità di replica.
Le luci si riaccendono, e mi volto e li guardo mentre s’infilano cappelli, cappotti, guanti e sciarpe.
Chi sarà l’autrice della battuta scabrosa sul sesso e quella che ha urlato quel shhhh?
Ma le loro facce non scuciono indizi.
Oggi però rientro nei tempi e me ne vado a vedere un film in compagnia, in un cinema sicuro.
Categorie: Fatti italiani, Pare che sia andata
[ 2 commento(i) ]
il 21-02-2007 alle 16:39
hihihi! io avrei scavalcato la spalliera della poltrona e sarei fuggita via, lontano, possibilmente in ultima fila!
il bisbiglio amplificato è tipico degli ultrasessantenni cinefili: chissà quali variazioni biofisiche accadono nel buio dei cinema! Stai attenta, che ti vedo un po’ “soggetto a rischio”!
splash!
il 21-02-2007 alle 23:27
;-)) spiritosa. L’opzione spalliera l’avevo presa in considerazione, ma la fila davanti e quella dietro erano occupate…