Voi perché scrivete?…     12-02-2007  

Patricia Highsmith in risposta alla domanda qui sopra fatta dalla rivista Libération: sono ansiosa per natura. Se ho comprato il biglietto del treno, mi immagino sempre di avere cinque minuti di ritardo, malgrado i miei sforzi per arrivare una mezz’ora prima. Nella vita non perdo mai il treno, ma l’idea di farlo m’inquieta. Allora invento intrighi in cui arriva il peggio, o in cui l’eroe ha paura che arrivi il peggio. Non so se questo mi dà sollievo o no. Intrighi come questi non possono che aggravare la mia angoscia innata.

Gianni ha un viso affilato, due occhi verdi che si modificano a seconda della luce, un corpo lungo e muscoloso, da centometrista che taglia il traguardo: scrivo per capire. Scrivo degli altri, ma in realtà è me quello che cerco attraverso le loro storie. Sono sempre stato uno tranquillo, uno che si piaceva, che fuggiva dalle storie complicate, dalle responsabilità. Mi andava bene così. Poi mi sono visto sul finestrino dell’auto, il vetro era appannato, c’era un’umidità che ti succhiava le ossa quel giorno, ho pulito il vetro con la mano, sono tornato a guardarmi, accidenti questo sono io ho pensato, credevo di essere un altro. Così mi sono messo a elaborare questa sensazione e m’è venuta bene, molto toccante. Tu hai la scrittura nel sangue, m’ha detto mia madre e non era la sola ad avere questo pensiero.

Tiziana ha due occhi neri sotto due sopracciglia ordinate e sottili, due polsi appesantiti da braccialetti che tintinnano quando parla: a me scrivere non è mai piaciuto. Facevo sempre fatica con i temi a scuola, poi al corso prematrimoniale, il prete, don Anselmo si chiamava poveraccio è morto l’anno scorso durante la benedizione, ci diede come esercizio da fare a casa quello di scrivere i nostri pensieri sul matrimonio, sui sacrifici e la fede. Così quando Roberto cominciò a passare ore sulla chat con quella, che io lo sapevo che mica era una cosa normale la chat anche se non gli dicevo nulla, ho aperto un quaderno a quadretti che usavo per annotare i conti del negozio, e ci ho scritto sopra un’immaginazione: Roberto mi faceva chiamare a C’è posta per te. E io ci andavo tutta apparecchiata, la faccia seria, le sopracciglia perfette e prima rispondevo che non lo rivolevo, poi Maria mi faceva ragionare, e dicevo che lo perdonavo. A quella trasmissione non ci sono mai andata, nemmeno ne conosceva l’esistenza lui: stava sempre attaccato a quel computer. Alla fine ci siamo lasciati e io ho continuato a scrivere i miei sogni sul quaderno con la speranza che s’avverassero e poi ho pensato che forse c’era un editore che me li pubblicava, e che ci diventavo anche ricca, che a volte, si sa, da un male spunta fuori un bene.

Beatrice ha dei capelli biondi e lunghi, che s’avvita di continuo intorno all’indice, un sedere abbondante compresso in un paio di jeans, un camicetta sbottonata su un piccolo seno: il mio sogno è sempre stato quello di diventare una scrittrice sin da quando ero alle medie. Poi ho scelto la facoltà di giurisprudenza perché avevo uno zio che m’aveva promesso un aiuto per entrare in banca, ma ho sempre continuato a covare quel sogno, anche quando facevo i conti. Non quando ero allo sportello però. Poi un giorno il mio ragazzo mi ha detto che gli sarebbe piaciuto leggere qualcosa e mi sono accorta che non avevo mai scritto nulla! Allora ho cominciato a buttar già la storia della mia vita, cambiandola un po’. E tutti mi hanno detto che era molto bella e allora ho continuato, del resto ci stanno tante schifezze in giro: se hanno pubblicato quelle perché non dovrebbero pubblicare le mie?

Stefano ha un corpo sottile come un cerino da caminetto, due mani che stanno tranquille su una ventiquattrore e che rimangono in quella posizione anche quando parla: sono sempre stato uno pigro, che detestava lo sport, il pallone poi solo a vederlo rimbalzare mi faceva salire le bolle. Così ho passato l’infanzia a leggere fumetti e libri per ragazzi, poi mi sono fatto i classici, mi sono innamorato degli scrittori americani, e del noir molto prima che venisse scoperto. E delletrame, i personaggi, i meccanismi che portano a una soluzione finale, l’unica possibile. Poi c’è un sacco di spazzatura in giro, la gente scrive ma non legge, così mi sono chiesto: io sarei in grado di scrivere un romanzo? Già scrivevo dei racconti, ma un romanzo è un’altra cosa. Sentivo questa urgenza, non ne potevo fare a meno.*

*Le risposte di Gianni, Tiziana, Beatrice e Stefano sono immaginarie, li ho descritti in modo un po’ ridicolo, avrei potuto renderli  più commoventi di sicuro, ma mi serve per  non prendermi  troppo sul serio.  Io avrei risposto,  più o meno,  come Patricia, ma se ci penso bene anche nelle risposte degli altri c’è qualcosa che mi riguarda anche se non saprei dire quale. Forse quella che non hanno detto.

Categorie: Storie per la rete, dello scrivere

[ 9 commento(i) ]

9 Responses to “Voi perché scrivete?…”

  1. manuelcalavera dice:

    c’è chi scrive anche per liberarsi di uno scheletro nell’armadio, o sopra il cofano :-)

  2. alice121 dice:

    sì, è terribile, pensare che esistano persone simili. Ma come si fa a credergli? Bisogna scrivere di fatti verosimili non di robe surreali che nemmeno se te le testimoniano con una foto gli dai retta;-)

  3. saltino dice:

    Lucio ha solo i suoi occhi, oramai muove solo quelli, il pomeriggio presto quando in rianimazione rimane solo per un pochino, immagina di scrivere e fa ordine nelle sue cose, nella sua vita. quella che si è visto passare avanti in un sol istante. Ora è fermo, immobile come un batuffolo d’ovatta zuppo d’acqua abbandonato sul lavandino, non gli è chiaro cosa gli stiano facendo, però continua a scrivere ogni pomeriggio da dodici anni, lo fa nella sua immaginazione, ed è bellissimo, sente che gli giova, come le bellissime storie che pensa di lasciar scritte su un quadernetto nero dai bordi rossi.

  4. utente anonimo dice:

    io scrivo perché è una sensazione potente.. non so come altro definirla.

    d.

  5. giorgi dice:

    Eh sì, come Beatrice, anch’io alle medie sognavo di fare la scrittrice. Magari prima di andare in pensione ce la faccio…;-) (O forse durante la pensione ):)

  6. alice121 dice:

    io invece sognavo di fare la giornalista in luoghi pericolosi. Poi qualche anno dopo andai a una conferenza sul giornalismo e Moravia disse: chi tornerà a casa e proverà a scrivere un pezzo su questa sera ha buone probabilità di diventare un giornalista. Io scrissi una cosa strana che nemmeno sapevo cosa fosse, i due amici che erano con me, invece, fecero un articolo sulla conferenza. E ci diventarono giornalisti. Poi pensai di fare la bibliotecaria, così potevo scrivere e leggere in tutta tranquillità, ma non dovrei dirlo a te;-))))

  7. licenziamentodelpoeta dice:

    Perché l’unica alternativa sarebbe non scrivere, ed è un’idea che trovo abbastanza sgradevole.

  8. wariatka78 dice:

    Io non sono una “scrittrice” perchè sono una pessima lettrice. Ho ancora tanta strada da fare… Belle cmq queste storie! :)
    G

  9. alice121 dice:

    wariatka: anch’io non sono una “scrittrice” però mi piace scrivere storie perchè, come dice Davide, altrimenti sarebbe assai sgradevole.

    Però come italiana all’estero dovresti fare uno sforzo e leggere almeno qualche pagina ogni sera, per non dimenticare.

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